da: il manifesto
14.06.2013
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Vivalascuola. Il silenzio degli intellettuali

Anno scolastico 2010-2011. Ancora tagli al personale e ai saperi.
Mancano docenti nelle scuole e nelle università, mancano presidi, manca sicurezza, mancano fondi, mancano investimenti.
Cosa dicono gli intellettuali?
“Rispetto alla sciagurata smemoratezza dilagante nel paese, ai vuoti di memoria che contagiano pesantemente anche la sinistra, allo spirito del tempo celebrato da Berlusconi, la scuola è l’ultima frontiera: le sue strutture, i suoi docenti, i suoi libri di testo rimangono saldamente ancorati alla tradizione storica italiana” (Alberto Asor Rosa, Il grande silenzio. Intervista sugli intellettuali).
All’ordine del giorno c’è il silenzio (ascesa, declino e catastrofe dell’intellettuale)
di Alessandro Cartoni
Il sapere? Buono per la settimana enigmistica
Un collega mi racconta – oggi quasi ridendo – dello sconcerto, della cupa sorpresa che lo colse il giorno in cui un alunno, neanche tra i migliori ma per nulla timido, gli rivelò la sua (diremo la nostra…) completa superfluità. Il ragazzo dichiarò infatti senza giri di parole: “il suo sapere prof, mi scusi se mi permetto, serve solo a una cosa… Continua a leggere
Deriva italiana
di Alberto Asor Rosa
In controtendenza rispetto a una (apparente) inarrestabile deriva negativa, cercherò di riassumere quali siano per me i punti decisivi della situazione italiana: Berlusconi, il suo disegno e la sua forza. Qualche mese fa mi azzardavo a definirli diversi ma peggiori del fascismo, apriti cielo. Oggi i più autorevoli commentatori parlano disinvoltamente di una precisa caratterizzazione populistico-autoritaria. Ma dov’è la differenza? Nessuno dei regimi fascistici del Novecento in Europa fu mai contraddistinto dai caratteri di un puro putsc militare o poliziesco.
Al contrario: essi furono, in modi diversi, esperimenti fortemente autoritari ma anche fortemente populistici; arrivati il più delle volte al potere in seguito a regolari elezioni; accompagnati a lungo da un vasto consenso di massa. L’unico regime rivoluzionario arrivato al potere con un atto di rottura violenta delle istituzioni legittime costituite fu quello bolscevico: ma è lecito assai dubitare che, per una lunghissima fase, quel regime non avesse conseguito il medesimo consenso di massa caratteristico dei suoi più accaniti avversari.
Dobbiamo perciò acconciarci ad arrivare a una rapida conclusione, che forse dispiacerà a molti dei miei lettori: quel che contraddistingue un sistema democratico degno di questo nome non è in sé e per sé il consenso popolare, neanche quando conseguito con strumenti (formalmente) democratici (le elezioni), ma il rispetto (anche formale, formalissimo) delle regole. Torniamo alla liberaldemocrazia classica? Risposta: perché no, se i tempi sono di estrema emergenza? Continua a leggere
Interzona #13: le diverse idee di letteratura (Alberto Asor Rosa)
Trascrivo una puntualizzazione di A. Asor Rosa su come si rapporti la pratica della lettura (e della critica) alle diverse idee di letteratura:
Se la letteratura verrà considerata come prodotto sociale, noi cercheremo in essa il predominio della rappresentatività (fedeltà, tipicità, aderenza, verosimiglianza) rispetto a un determinato contesto sociale. Se la penseremo come prodotto della storia delle idee, in essa ci sembrerà prevalente il meccanismo in base al quale l’organizzazione formale di una data ideologia produrrà (o dovrebbe produrre…) strutture testuali coerenti con la Weltanschauung dell’autore.

