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La parola ai poeti. Alessandro Moscè

La poesia è un capolavoro di umanità

Molti si chiedono a cosa serva la poesia. Se sia portatrice, realmente, di un valore aggiunto. Lo stesso ci si chiede sul conto della narrativa e della critica letteraria. Ne discutevo durante un viaggio, sorridendo e provocando chi ne sminuiva la funzione (non il ruolo, che di fatto non esiste). Oggi, una società sempre più edonista e mercificata, fa i conti con il prezzo, con la quantificazione di ciò che si vede, si prende in mano e si pesa. Tutto ciò che non è un oggetto materiale passa in secondo piano perché indefinibile. E tutto ciò che è indefinibile spaventa. La letteratura serve, eccome. Ma non in misura reale, per la maggior parte della gente. Quindi nella percezione comune se ne potrebbe fare a meno. La ragione del bene della letteratura ce la fornisce Tzvetan Todorov, il pensatore di origine bulgara morto il 7 febbraio 2017. Un suo intervento esposto in Italia nel 2010 fu ripreso dal quotidiano “Avvenire” il giorno dopo. In poche parole Todorov dice tutto. La letteratura non è forma, non è gergo, non è solipsismo, non è rigore. E’ semplicemente un capolavoro di umanità, di esperienza e testimonianza. Possiamo fare a meno di testimoniare il mondo? Di tentare di capirlo attraverso le persone, i gesti, le parole? No, non è possibile. La vera vita è nella letteratura, dunque, perché essa si occupa della condizione umana. Siamo senso, spirito, emozione, paura, speranza. Siamo gioia, tristezza, euforia, disperazione. Siamo una direttrice di senso. Quale migliore introduzione alla comprensione dei comportamenti e dei sentimenti umani, se non immergersi nell’opera dei grandi scrittori che si dedicano a questo compito da millenni? I sogni e gli incubi fanno parte di noi, ma non ne parliamo volentieri. Anche una felicità improvvisa che tende a sfuggire, non la mettiamo mai in cornice. Eppure ci coinvolge in modo assoluto. Continua a leggere

“Le case dai tetti rossi” di Alessandro Moscè

Recensione di Monica Baldini

Alessandro Moscè, Le case dai tetti rossi, Fandango Libri, 2022

Le case dai tetti rossi di Alessandro Moscè, edito da Fandango, è un romanzo che tratta un tema assai complesso: la malattia mentale prima della Legge Basaglia che ha comportato la chiusura definitiva dei manicomi. Prima, chi vi entrava, era condannato per sempre come un ergastolano. Qualcuno non era nemmeno malato, ed è tremendo ammetterlo. Perché una prostituta, un epilettico, un barbone finivano in un istituto psichiatrico fino al termine della loro vita? Perché la società era impreparata ad accoglierli e perché le famiglie non avevano alcuna attenzione per il cosiddetto “diverso”. Oggi sarebbe impensabile, tanto che Moscè lo dice apertamente che la Legge Basaglia, promulgata nel 1980, può considerarsi la più grande conquista civile del dopoguerra italiano. Continua a leggere