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Dialogo intorno a Tanka per le quattro stagioni (Vydia, 2025) di Fabrizio Bajec

a cura di Fabrizio Miliucci

Devo ammettere che, leggendo Tanka per le quattro stagioni, sono rimasto sospeso fra due idee, da una parte riconoscevo come giuste le osservazioni del prefatore Fabio Pusterla circa l’indirizzo, diciamo così, ‘‘testamentario’’ della raccolta, la sua estrema stringatezza, il suo rarefarsi etc. Da un’altra parte però mi sembrava (e sempre più ne sono convinto) che in questa prova ci sia un passo in avanti non solo della tua personale ricerca ma delle potenzialità della poesia attuale (chiamiamola così). 

E questa potenzialità è confermata dai tanti riferimenti in tralice alla pratica zen, un’energia che è difficile trovare nel pur vasto panorama della poesia d’oggi: non è rabbia, non è indignazione, non è boicottaggio, provocazione, malinconia, depressione, sdegno, razionalizzazione, è consapevolezza, una forma forte e a suo modo grave di consapevolezza, ricercata, a volte mancata, ma molto chiaramente definita.  Continua a leggere

La parola ai poeti. Fabrizio Miliucci

Provando senza successo a scrivere qualche pagina di “poetica” su invito di Fabrizio Centofanti, mi sono imbattuto in un file audio di cui non conservavo nessuna memoria, registrato dopo aver licenziato il mio secondo libro (Saggio sulla paura, 2022) a dodici anni dalla prima prova (Nuove poesie, 2010). Ne trascrivo il testo.

Mi decido a parlare dentro questa macchina perché non ho voglia di scrivere – e in un certo senso ho paura di scrivere – su quello che riguarda il mio rapporto con la poesia, o meglio su quello che io ho riversato nella poesia in questa prima parte di vita e intorno a quanto me ne rimane al giorno d’oggi, rispetto alle idee e al senso che alla parola poesia avevo dato in anni precedenti.

?Faccio questo licenziando un secondo libro che ho messo insieme, malgrado anni di profondissima sfiducia nei confronti della poesia, nei quali ho cercato di abbandonarla, riducendola a zero per lunghi periodi, cercando di sfibrarla e di fare in modo che non esistesse più, perché ero arrivato a odiare l’idea di poesia che era cresciuta in me, fino alla pubblicazione del primo libro. La questione è molto difficile perché non si tratta solo della poesia ma del rapporto che ho avuto con me stesso, dato che per un periodo l’identificazione con questo valore esistenziale-emotivo era stato portante. Continua a leggere