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Dialogo intorno a Tanka per le quattro stagioni (Vydia, 2025) di Fabrizio Bajec

a cura di Fabrizio Miliucci

Devo ammettere che, leggendo Tanka per le quattro stagioni, sono rimasto sospeso fra due idee, da una parte riconoscevo come giuste le osservazioni del prefatore Fabio Pusterla circa l’indirizzo, diciamo così, ‘‘testamentario’’ della raccolta, la sua estrema stringatezza, il suo rarefarsi etc. Da un’altra parte però mi sembrava (e sempre più ne sono convinto) che in questa prova ci sia un passo in avanti non solo della tua personale ricerca ma delle potenzialità della poesia attuale (chiamiamola così). 

E questa potenzialità è confermata dai tanti riferimenti in tralice alla pratica zen, un’energia che è difficile trovare nel pur vasto panorama della poesia d’oggi: non è rabbia, non è indignazione, non è boicottaggio, provocazione, malinconia, depressione, sdegno, razionalizzazione, è consapevolezza, una forma forte e a suo modo grave di consapevolezza, ricercata, a volte mancata, ma molto chiaramente definita.  Continua a leggere

Fabrizio Bajec, Tanka per le quattro stagioni (e altre poesie brevi)

Fabrizio Bajec, Tanka per le quattro stagioni (e altre poesie brevi), nota di Jérémy Tabani.

I poeti hanno un rapporto travagliato con le parole: accettano di usarle, ma non per far dire loro ciò che dicono. Alcuni cercano di esprimere l’indicibile, altre di far confessare alle parole ciò che non hanno mai detto, qualcuno tenta di parlare contro le parole, qualcun altro di nominare ciò che sfugge alla rappresentazione dell’arte… Ma non appena accettiamo di parlare, sentiamo di aver già detto troppo, anche se siamo stati parsimoniosi con le parole. E allora che fare: parlare per non dire nulla, o tacere per lasciare che le cose siano eloquenti a loro modo, col rischio di restare muti? 

In questa raccolta, Fabrizio Bajec ci invita a volgerci verso il vasto cielo che ci circonda, quello sopra di noi, ma anche e soprattutto quello dentro di noi. Perché qui la presenza non si oppone all’assenza, né lo spaventapasseri alla persona, o l’esistenza alla non esistenza. Né la parola contrasta il silenzio. 

Così il poeta sceglie di parlare non in vista della “fine del linguaggio”, per usare il titolo della terza parte del libro, ma piuttosto dalla fine del linguaggio. Come Châteaubriand, che nelle sue Memorie dall’oltretomba si rivolgeva a noi lettori dalla sua presunta tomba, qui il poeta ci apostrofa dall’aldilà di ogni concetto inerente al linguaggio, compreso quello della sua persona.

uscendo dal carcere
libero dagli oggetti
di un nocciolo sognato

La persona che esce davvero di prigione non si rende forse conto che ciò che la imprigionava era proprio questo nocciolo sognato, da intendersi qui come un nodo, ad esempio quello del linguaggio, che tiene insieme tutta una serie di altri nodi intorno a quello della persona? 

Quindi parlare dalla fine del linguaggio non significa la fine di ogni discorso. Né del silenzio. Qui la parola e il silenzio sono ancora vorticosi, ancora abbracciati, perché sono sempre stati già uniti. 
Dove? Nel fuggevole istante.

(Jérémy Tabani)

 

Fabrizio Bajec

Tanka per le quattro stagioni (e altre poesie brevi)

Prefazione di Fabio Pusterla

Vydia edizioni d’arte, 2025 

 

La parola ai poeti. Fabrizio Bajec

Alle nostre partenze

di Fabrizio Bajec

 Invitato gentilmente a testimoniare per la rubrica “La parola ai poeti”, ho ritenuto più attuale e conforme a un certo modo di essere non parlare della mia produzione passata e presente, ma piuttosto interrogare la poesia di un altro, attraverso lo spettro di una via spirituale, lo zen, sperando di non uscire troppo dallo spirito del blog. Mi avvolgo per questo dell’esperienza maturata in una quindicina d’anni di pratica buddista.  

Durante tutta la tua vita
non puoi essere sicuro
di vivere abbastanza a lungo
per prendere un altro respiro”.

                                                                                                                         Houang-po

 

È incollata da qualche anno alla parete destra del mio gabinetto, la poesia-meditazione che mi piacerebbe commentare brevemente, come se si trattasse di un Sutra[1] da recitare per una cerimonia serale, prima di andare a coricarsi. Continua a leggere

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