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Vivalascuola. Concorso, Tfa e figli di nessuno

I figli di nessuno sono i giovani e i meritevoli, i neolaureati, i trentacinquenni iscritti al Tfa, i docenti precari già abilitati inseriti nelle graduatorie. Ma il concorso non era fatto per giovani e meritevoli? Come dicono il ministro Profumo e i suoi portavoce? In realtà giovani e meritevoli sono esclusi dal nuovo concorso, mentre i docenti già abilitati per aver vinto un concorso dovranno rifarlo. Inoltre: i posti previsti dal concorso (11.000 in tre anni) sono inferiori persino al piano predisposto dalla Gelmini (fino a 22.000 per anno) e non copriranno neanche i pensionamenti. Come dice Giovanna Lo Presti citando Shakespeare: “Schifo! Schifo!” (Amleto, atto I, scena II).

Si bara, si bluffa, si recita a soggetto: è il concorso truffa
di Emanuele Rainone

La scuola pubblica statale è il principale luogo di formazione della cittadinanza e di trasmissione dei valori di civiltà della nostra Costituzione. Bene: lo Stato Italiano riserva agli insegnanti e al personale della scuola un trattamento incivile Continua a leggere

Marco Bini e l’inconscio collettivo della Generazione Ottanta

di Saverio Bafaro

da Postpopuli.it

Marco Bini, classe 1984, è autore di Conoscenza del vento, edito da Ladolfi Editore. La silloge poetica ha vinto, nello scorso febbraio, la sezione ‘opera prima’ alla XXI edizione del Premio Letterario “Giuseppe Giusti”.

Il testo è autobiografico. Parte da un ritratto d’infanzia, quando giunge in regalo un atlante geografico, esperienza dalla quale Bini trae presto il senso “provvisorio” delle cose; procede con dei fotogrammi rubati alla sua giovinezza; si proietta infine, equipaggiato di incertezze, anche verso l’avvenire.
Troviamo delle buone riflessioni sul movimento e sul relativismo dello spazio e del tempo, il dinamismo di un veicolo su un’autostrada, ad esempio. Gli effetti della velocità hanno, tuttavia, anche un esito morale: a volte un macchinoso offuscamento, di sicuro un “pendolarismo esistenziale”: «caso mai compresso/ fiutassimo distinto l’odore di un altrove/ tra testa e destinazione, perché più nulla qui/ è rimasto che sia un qui./ Poi è lo stupore/ di scoprirsi inoffensivi.»

A pronunciare questi pensieri della post-modernità (e della sua non indolore consapevolezza) è un ‘Io’ che, come si può intravedere, cede il passo ad un ‘Noi’ collettivo. È, infatti, una sorta di inconscio collettivo – quello di coloro che sono nati negli anni Ottanta – ad affiorare dai versi di Marco Bini. Continua a leggere