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I Diari del Polo è curato da Filippo Tuena (già autore del capolavoro Ultimo Parallelo), con traduzione e postfazione di Davide Sapienza ed è la prima traduzione moderna, a quasi un secolo dalla sua pubblicazione, di questo documento vibrante e affascinante.
Immaginate, presentare I Diari del Polo di Robert Falcon Scott al Museo dell’Antartide di Genova. La cosa, già di suo, mi fa venire i brividi, anche se già nel 2007 ebbi l’onore di essere invitato in questo luogo sacro per ogni amante e studioso dei Poli. La saga del capitano Scott al Polo Sud – assieme a quelle di Shackleton, Mawson e del capitano Mackintosh – è la più dolorosa e anche quella che ha letteralmente creato la figura dell’esploratore eroe nel primo ventennio del secolo scorso nel grande continente bianco: questo nonostante le grandi imprese dei norvegesi Fridtjof Nansen prima, in Groenlandia e al Polo Nord, e di Roald Amundsen che aperto il passaggio a Nordovest mentre Scott moriva in una tenda abbandonata a se stessa nel deserto bianco, era già in viaggio per la Norvegia sulla nave Fram dopo essere arrivato per primo al Polo Sud.
Giovedì 19 novembre alle ore 18.00 ci vedremo lì e partiremo dall’Antartide per poi zoomare sulle esperienze che hanno caratterizzato gli anni di Rubha Hunish e Ognidove nell’Artico, un modo contemporaneo e ovviamente differente di vedere questo misterioso mondo bianco dall’altra parte del pianeta. Leggerò anche un inedito, Cairn, il segnavia del non ritorno, ispiratomi dal lavoro di traduzione de “I diari del Polo”.
Davide Sapienza
