Sulla quarta di copertina di Stranieri alla terra (Nutrimenti, 2012) è scritto: “un libro-mondo musicale e poetico, l’opera della maturità di una delle voci più forti e singolari della narrativa contemporanea”. La voce in questione è quella di Filippo Tuena… e io sono perfettamente d’accordo con quanto indicato sul risvolto del volume.
Filippo Tuena è nato a Roma nel 1953 e ha pubblicato opere di grande pregio beneficiando di ottimi riscontri a livello di critica. Con Le variazioni Reinach ha vinto nel 2005 il premio Bagutta, e due anni dopo si è aggiudicato il premio Viareggio con Ultimo parallelo. La produzione letteraria di Tuena è ricca e varia. Ricordo anche i seguenti titoli: Il volo dell’occasione (1994; nuova edizione 2004), Cacciatori di notte (1997), Tutti i sognatori (1999, superpremio Grinzane-Cavour), Michelangelo. La grande ombra (2001; nuova edizione 2008), Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante (2010). E non bisogna dimenticare la sua attività di curatore di libri importanti quali: un’antologia dell‘epistolario di Michelangelo Buonarroti (2002), I diari del Polo di Robert F. Scott (2009) e il volume fotografico Scott in Antartide (2011). Attualmente Filippo Tuena, tra le altre cose, dirige per Nutrimenti la collana Tusitala.
Molteplici le tematiche trattate da questa nuova fatica letteraria: il rapporto con la scrittura e con la narrazione, l’incrocio con personaggi celebri, il tema del viaggio e quello della memoria, l’approfondimento di spunti autobiografici. Un libro che si è fatto amare sin da subito, Stranieri alla terra. Non a caso è stato proclamato libro del mese dalla trasmissione radiofonica Fahrenheit (Radio tre) nell’aprile 2012.
Ho incontrato Filippo Tuena per discutere con lui di questa sua nuova opera…
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Manualetto pratico ad uso dello scrittore ignorante – Filippo Tuena
Esce in questi giorni per i tipi di Mattioli 1885 il ‘Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante’, di Fillipo Tuena.
Ecco un estratto.
Nella precedente puntata ti abbiamo lasciato scrittore ignorante alle prese con la fotocopiatura del tuo dattiloscritto. Nel frattempo, ne hai invano spedite innumerevoli copie. Dopo molte vicissitudini ti ritroviamo a un anno di distanza in attesa di risposte editoriali che tardano o che se arrivano sono negative e ti gettano in uno stato di grande prostrazione.
Per salvaguardare la tua traballante salute e porre rimedio a una situazione che sta diventando insostenibile, con l’avvento dell’estate dovrai applicarti a un esercizio utilissimo ancorché piuttosto complesso: dimenticare il tuo romanzo, cancellarlo,
annullarlo, fare come se non lo avessi mai scritto. Continua a leggere
Presentazione de “I diari del Polo”
Da qui
I Diari del Polo è curato da Filippo Tuena (già autore del capolavoro Ultimo Parallelo), con traduzione e postfazione di Davide Sapienza ed è la prima traduzione moderna, a quasi un secolo dalla sua pubblicazione, di questo documento vibrante e affascinante.
Immaginate, presentare I Diari del Polo di Robert Falcon Scott al Museo dell’Antartide di Genova. La cosa, già di suo, mi fa venire i brividi, anche se già nel 2007 ebbi l’onore di essere invitato in questo luogo sacro per ogni amante e studioso dei Poli. La saga del capitano Scott al Polo Sud – assieme a quelle di Shackleton, Mawson e del capitano Mackintosh – è la più dolorosa e anche quella che ha letteralmente creato la figura dell’esploratore eroe nel primo ventennio del secolo scorso nel grande continente bianco: questo nonostante le grandi imprese dei norvegesi Fridtjof Nansen prima, in Groenlandia e al Polo Nord, e di Roald Amundsen che aperto il passaggio a Nordovest mentre Scott moriva in una tenda abbandonata a se stessa nel deserto bianco, era già in viaggio per la Norvegia sulla nave Fram dopo essere arrivato per primo al Polo Sud.
Giovedì 19 novembre alle ore 18.00 ci vedremo lì e partiremo dall’Antartide per poi zoomare sulle esperienze che hanno caratterizzato gli anni di Rubha Hunish e Ognidove nell’Artico, un modo contemporaneo e ovviamente differente di vedere questo misterioso mondo bianco dall’altra parte del pianeta. Leggerò anche un inedito, Cairn, il segnavia del non ritorno, ispiratomi dal lavoro di traduzione de “I diari del Polo”.
Davide Sapienza
