
V.
Quanti poeti fanno d’oro il corso
del tempo! Alcuni sempre mi son stati
cibo della beata fantasia,
e di loro bellezze umili o eccelse
dire potrei; e spesso quando siedo
scrivendo in rima, a torme si presentano
innanzi la mia mente, ma nessuna
confusione, nessun brutto tumulto
formano, è una piacevole armonia.
Così gli innumerevoli rumori
ch’empion la sera: i canti degli uccelli,
mormorare di foglie, voci d’acque,
e la grande che palpita campana
solenne al suono, ed altri mille ancora
che conoscerli toglie la distanza,
dolce musica fanno e non frastuono.
Da Dedica, V, in John Keats, Fulgida Stella, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 69.















