Archivi tag: Marco Revelli

L’Italia di oggi nei libri di due giornalisti (Revelli, De Gregorio)

Revelli

Finale di partito, Einaudi (Revelli) e Io vi maledico, Einaudi (De Gregorio), per capirne di più

di Guido Michelone

Il Bel Paese è uno Stato e una Nazione, che cambiano a una velocità impressionante, senza però, in molti casi, modificare a fondo una situazione concreta, proprio come accadeva in quel capolavoro della narrativa tricolore che è Il gattopardo di Giuseppe Tomasi da Lampedusa; nell’Italia risorgimentale descritta dal romanziere palermitano l’impresa garibaldina foriera di libertà, democrazia, innovazione, lasciava in fondo, per la povera gente, dopo il polverone, le cose così come stavano prima (o da sempre). A sua volta, anche l’Italia di oggi, forse avrebbe bisogno, a livello sociale, di un nuovo differente Garibaldi e di certo avrebbe necessità di un altro Gattopardo, ossia di un testo letterario che analiticamente portasse a galla le cause più o meno razionali di una ventennale politica ridicolizzata, stigmatizzata, vituperata in tutto il mondo. Continua a leggere

Non morire montisti – Marco Revelli

Da Il Manifesto

Forse ce la faremo a portare a casa la pelle in questo agosto complicato. O forse no. Può darsi che l’asse Monti-Draghi, con l’appoggio esterno di Hollande e l’alleanza «interna» con la Confindustria tedesca, riescano ad arginare la voglia dell’alleanza del Nord di spaccare l’Eurozona e di sganciare la zavorra mediterranea dal treno mitteleuropeo. O è possibile che i falchi della Bundesbank riescano ad accelerare ancora la marcia verso un’Armageddon finanziaria, quando si decidano una volta per tutte i sommersi e i salvati, magari nella convinzione che un euro limitato all’area dei paesi optimo iure – dei virtuosi finalmente liberi dalla cicale del sud – sia più adatto ad affrontare il prossimo big one, quando esploderà la grana dell’immenso debito americano. Continua a leggere

Poveri al lavoro – di Marco Revelli

Qualcuno li aveva chiamati – bestemmiando – privilegiati. Intendo gli operai: quelli che hanno avuto il privilegio, appunto – non il diritto – di possedere un posto di lavoro. Oggi scopriamo che un buon numero di loro sono poveri. Tecnicamente poveri. L’Istat, nella sua nota annuale su “La povertà in Italia” ci dice che il 15,4% delle famiglie «con a capo un operaio o assimilato» – quasi una su sei – è in condizione di povertà relativa: cioè che la loro spesa mensile sta del 50% sotto quella della media del resto della popolazione. Che sono, di fatto, degli emarginati. Nel Meridione la percentuale arriva al livello record del 30%, quasi una famiglia operaia su tre è povera. Continua a leggere