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La parola ai poeti. Paolo Polvani

Dimestichezza con la scrittura e le sue cose

Alcuni dicono che l’impulso a scrivere trovi il suo fondamento dentro una ferita.
Non mi sono mai posto la domanda: perché scrivo? Ho sempre vissuto la scrittura come una pioggia, come un evento ciclico inevitabile, una maniera in cui il destino chiama e mostra la sua vera faccia.
Guardando indietro, trovo un forte attaccamento alle parole, una vera fascinazione.
Ho trascorso i primi cinque anni della mia vita a Livorno, e nelle mie orecchie per prime hanno risuonato parole scintillanti, un accento che del Tirreno riportava profondità e luce. Continua a leggere

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Percorrendo nuove strade: le poesie del terrore di Saverio Bafaro

di Paolo Polvani

845_poesiedelterroreLa prima domanda è: cosa spinge un giovane poeta dotato di talento a deviare dalle consuete battute strade dell’amore, della rabbia giovanile, del disagio esistenziale per allestire un piccolo luna park dell’orrore? Non basta l’orrore quotidiano? Aprire le pagine di cronaca dei giornali? C’era bisogno d’imbastire un percorso notturno in cui stringersi al vicino come in quelle giostre dove nel buio si fa avanti minaccioso uno scheletro, ti striscia una ragnatela, t’insegue uno zombie armato di coltellaccio da macellaio, si spalanca la tomba del vampiro e svolazza il pipistrello?
Vuole forse essere profetico uno dei componimenti posti in apertura delle Poesie del terrore di Saverio Bafaro (La Vita Felice, 2014): «Lividi di fantasmi / vegliano / sul secolo disabitato».

Il primo gesto istintivo è quello di sfogliare un libro appena ricevuto. Qui l’attenzione viene subito calamitata dalle illustrazioni, davvero originali, creative, opera di Piero Crida. Queste inducono al sospetto, nel loro espressivo stridore, che sotto si nasconda un intento parodistico, una sorta di giochino da luna park. Un esempio ne è l’acquerello intitolato Il riso, col suo riportare a mo’ di didascalia la seguente frase: “Il riso maligno ha svelato ogni tuo dente”. Continua a leggere

Caterina Davinio, Il libro dell’oppio

Davinio

Una nota di lettura di Paolo Polvani

Ricordavo i versi di Eros Alesi, letti in una memorabile antologia curata da Antonio Porta edita da Feltrinelli, Poesia degli anni ’70:

— Cara, dolce, umana, sociale mamma morfina. Che tu solo tu dolcissima mamma morfina mi hai voluto bene come volevo. Mi hai amato tutto. Io sono frutto del tuo sangue. Che tu solo tu sei riuscita a farmi sentire sicuro. Che tu sei riuscita a darmi il quantitativo di felicità indispensabile per sopravvivere. —
E ora questo libro di Caterina Davinio che spalanca nuovamente la finestra sul panorama di quegli anni:

Morphine (gocce)
Gocce di morte
nella pelle avida
Gocce di morte
sulle cicatrici
Gocce di morte
sulla fame che stordisce. Continua a leggere