Siamo fatti per la settima stanza, la cella del vino, la camera in cui il Cristo dice di entrare e pregare nel segreto. Lui è lì: quale posto potrebbe essere migliore?

Pregare è semplice. Basta dire: Signore Gesù Cristo. Il Kyrios è al di sopra di tutto: la vita non è nostra, siamo amministratori a cui si chiede di essere fedeli; Gesù, Joshua, Dio salva: è inutile cercare altre vie quando Egli ha detto “Io sono la via”; Cristo, il Messia che deve venire: qualunque attesa, qualunque desiderio, sono attesa e desiderio di Lui, l’unico che può rispondere a ciò che vogliamo, a ciò che siamo.

Per Gesù è importante che leggiamo ogni giorno qualcuna delle Sue parole. A Gabrielle chiede di fargli questo onore. Ci fa effetto un Cristo che chiede, e chiede in questo modo. Come il padre della parabola, che prega il figlio maggiore di partecipare alla festa del fratello perduto e ritrovato. Miracoli dell’amore vero.

Così com’è, intera, declinata
in forme preordinate, in tagli uguali,
dentro rade radure, o boschi oscuri,
trillando fra i trapassi di migranti
stormi, curvi di sogni che trapelano
dai possibili ultimi passanti,
come canti risorti dalla ferma
voglia, no, dalla doglia, l’urlo, l’alto
ricorso alla preghiera, sulla soglia.