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In questo momento c’è già tutto, è l’unico criterio ragionevole. Ci ammaliamo di passato, o di futuro. Pensiamo che manchi qualcosa, o che qualcosa sia inceppato. Il nodo non si scioglie con i sensi di colpa, coi rimpianti, con l’eterna illusione di un domani migliore. La soluzione è adesso: è qui, è ora che io ci sono, coi miei doni, i miei pregi, i miei difetti. Con la presenza che dà senso a tutto. Dobbiamo ammettere, anche a malincuore, che è Dio che colma i vuoti, guarisce le ferite, e che questo lo fa adesso. Che sia gratificante o meno quello che vivo, è qui, è ora ciò che conta, non fra un attimo, e neanche un attimo fa. In questa sala delle benedizioni, il giorno 8 febbraio, alle ore 11.43 della mattina, c’è tutto quello che posso volere dalla vita. È un dono il respiro, la mano che scorre sui tasti dello smartphone, gli occhi con cui conto quante righe scrivo, le narici che annusano quest’aria invernale che non vuole mitigarsi. Sto tornando agli inizi, quando c’era unità tra il fare e l’essere, quando il cuore era sospeso in quello spazio dove l’eterno non è più un estraneo. È questo che cerchiamo: l’unità fra dentro e fuori, da cui la morte si ritira con orrore. Pensaci, lettore, pensaci, lettrice: il cammino che ti ha portato a questa pagina approda alla meta solo se decidi di esserci davvero, qui, ora; se non ti volti indietro, se non cerchi nel futuro qualcosa – qualcuno -che ti sta parlando adesso. Ecco, ascolta: qui, ora, puoi sentire la sua voce.

 

 

Adesso e nell’ora della nostra morte


Il criterio più importante della vita è nascosto nell’Ave Maria, la preghiera più semplice di tutte. C’è un passo che ricorda l’essenziale: “adesso e nell’ora della nostra morte”. Se riusciamo a collegare l’adesso col momento della morte, abbiamo risolto ogni problema. Nell’ora della morte svanisce il superfluo, che appesantisce il momento che viviamo. Collegare il presente con la morte libera dalla zavorra del non senso.

L’ora

Tutto si gioca nel presente: è ora che mi decido per il bene o per il male, per l’odio o per l’amore, la verità o la menzogna. Anche se avessi sbagliato tutto, nella vita, ora posso decidermi per la cosa giusta, per ciò che è all’altezza della mia dignità. Entriamo nell’ora, scopriamo un mondo riempito di Cristo.

Il presente

Il tuo tesoro è il momento presente, dice il Cristo alla Bossis. Se non glielo offriamo, rischiamo di perdere il bene più prezioso. Vivere il presente, lasciandolo raggiungere dall’eternità: questo è il segreto della vita.

Il paradiso

Gesù è il futuro, la vita eterna, il paradiso. È l’attesa, la speranza, la realizzazione prossima dei nostri desideri. È Uno che verrà. Ma anche Uno che è, e che viene. Nessuno tiene tanto, come Lui, al presente. Nessuno sa, come Lui, quanto siamo tentati di evadere da esso. Immagina una vita, dice alla Bossis, in cui ogni attimo sia vissuto per la gloria di Dio. Effettivamente, sarebbe il paradiso.

Il presente


Offri il presente, con tutta la forza del tuo amore: questo consiglia il Cristo alla Bossis, sul letto di morte. Questo è il consiglio che possiamo attuare fin da adesso. Quante volte l’oggi è disperso: nel rimpianto o il rimorso del passato, nell’ansia del futuro. Offriamo il presente, e il sipario finalmente si aprirà.

Come quando


Gesù è lo stesso Cristo che è in cielo, quando è qui a ispirarci. A qualcuno, addirittura, appare. È così anche per noi, creature pensate per cominciare a essere ciò che saranno, quando questi vincoli mortali, la complessa eredità del peccato, non avranno più potere: allora vivremo come angeli, figli felici di abitare nella casa del Padre.

Coordinate


Il futuro ci affascina o ci inquieta. Ci facciamo dei film che sembrano dei veri e propri gialli: non si sa come andranno a finire. Tifiamo per noi stessi, mettiamo insieme i pezzi in modo che il mosaico corrisponda, almeno parzialmente, ai nostri gusti: verrà un capo intelligente e comprensivo, o dipendenti che lavorano; mia moglie diventerà più dolce, mio marito più attento e disponibile; i figli saranno meno ribelli e incontentabili.
Dall’altra parte, il passato è una fonte di rimpianti, rimorsi, nostalgie. Possiamo perderci nei suoi meandri, ripetendo all’infinito che sarebbe andata meglio così, che avremmo potuto evitare quell’azione, tacere, quel maledetto giorno, perdonare, invece di mettere il dito nella piaga.
Passato e futuro ci sottraggono una quantità enorme di tempo e di energie. Se ascoltassimo il Cristo, probabilmente sentiremmo parole come queste: una sola cosa ti manca, il presente.

È facile


È facile volare con la fantasia, perdersi in cieli dorati godendosi tramonti o aurore boreali, immaginando castelli immacolati su monti avvolti nei boschi, musiche che vibrano all’unisono con l’armonia del cosmo. È facile inseguire paradisi artificiali, astrarsi dal grigiore del tran tran quotidiano, indossare un abito da mago e trasformare in carrozza principesca ogni zucca che incontri. O spacciarsi per mercante di stelle, affittuario di universi ignoti, in cui non si sconta sulla pelle il dolore del mondo.
Più difficile è restare al chiodo, abitare il momento presente, con le falle che si aprono, i vestiti che invecchiano, i rapporti che si logorano. Ma è là che si accendono i colori, che si gustano i sapori veri, che si tocca la sostanza dell’enigma che chiamiamo vita.