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Tiziana Colusso, Ogni respiro un mondo. Lettura critica di Letizia Leone

Tiziana Colusso, Ogni respiro un mondo, La Vita Felice edizioni, Milano, 2022

Lettura critica di Letizia Leone

Quanto mai adeguato ai versi di Tiziana Colusso, l’assunto del Nobel Tomas Tranströmer che interpreta la poesia quale meditazione attiva. E certo a leggere i versi di un discorso poetico calibrato sul nitore e la limpidezza della parola, e che parte dalla ‘messa a fuoco’ dell’atto della respirazione, si intuisce subito l’influsso di dottrine buddiste o perlomeno di un certo atteggiamento spirituale. Inoltre non può certo sfuggire il profondo legame analogico tra respiro e verso. Ogni verso entra nel ritmo della respirazione, tanto che l’endecasillabo (verso principe della tradizione italiana) è calibrato perfettamente sulla frequenza di un respiro, avvicinando la lettura metrica alla recitazione sacra di un mantra.  Continua a leggere

Un e-book di Tiziana Colusso

La criminale sono io

[Il romanzo è liberamente scaricabile qui]


Dalla prefazione di Marco Palladini: 


[…] Un’ultima considerazione su questo romanzo è che, fin dal titolo, esso si presenta come una “confessione”. E allora tornano in mente in modo irresistibile le illuminanti pagine del saggio della filosofa spagnola Maria Zambrano su La confessione come genere letterario, dove l’analisi trascorre da Sant’Agostino a Rousseau, da Kierkegaard a Baudelaire, da Dostoevskij a Rimbaud, ai surrealisti etc. Dice la Zambrano che la confessione ricuce la frattura drammatica della Cultura Moderna, incapace di connettere “la verità della ragione e la verità della vita”. La confessione che si verifica dentro il tempo reale stesso della vita, subisce la sua confusione, il suo caos, la sua frammentarietà ed incompiutezza. Essa è, allora, la massima azione che si può compiere con la parola su se stessi, sul proprio essere/esserci. Con la confessione l’uomo cerca la parola che, a viva voce, possa gridare la verità della vita, spesso opposta a quella della ragione, cerca la definitiva intimità con sé, il punto in cui si cessa di sentirsi estranei nella propria casa-anima. Ecco, immergendosi nel flusso rammemorante della confessione, Tiziana Colusso è come se si fosse riposizionata presso se stessa, identificandosi per via espressiva con una donna sotterranea, una dostoevskijana donna “del sottosuolo” che, dopo la catabasi, è in attesa di poter compiere la sua agognata anabasi.