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UNA JACQUERIE TRA LE PAGINE DEL LIBRO DI MARCO PALLADINI, “ATTRAVERSANDO LE BARRICATE. POESIE”

Marco Palladini, Attraversando le barricateUna jacquerie tra le pagine del libro di Marco Palladini, Attraversando le barricate. Poesie, Robin Edizioni, 2013, pp.179, € 12,00

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di Antonino Contiliano

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Attraversando le barricate è l’ultimo libro di poesie pubblicato da Marco Palladini. Il libro è edito per i tipi di Robin Edizioni, Boca (NO), 2013. I testi sono così raggruppati: SPIRITO DEL TEMPO (11 POESIE), STRETTAMENTE PERSONALE (6 POESIE), BALLANDO NEL SOTTOMONDO (17 POESIE), MusikalMusa (12 POESIE), (NO)BODY ART (12 POESIE), EROS PRO NOBIS (13 POESIE).

A lettura ultimata non spiace pensare a queste poesie di Marco Palladini, raccolte sotto il titolo Attraversando le barricate, come dei rivoltosi in assetto jacqueries. Una jacquerie che, come suggerisce il gerundio “attraversando”, è un “mentre” in azione, e ciò sia temporalmente sia spazialmente. L’attraversamento, infatti, non è solo un’azione temporale; è anche un movimento che buca i vari sbarramenti dello spazio civilizzato, quello che un certo modello di vita svitalizzata continua a porre per perpetuare se stesso e a ignominia di ogni cosa e valore alternativi. Attraversando le barricate, quelle (gli sbarramenti) che sono i pilastri del mondo del disamore e della violenza, innalzati per difendere e imporre il suo potere di classe e le devastazioni del caso, ha un soggetto agguerrito; è un collettivo che agisce come un insieme di pugili – le poesie – che mettono a segno i colpi sulle “barriere”. Allora i corpi dei caduti, implosi e colpevoli, facendo cumulo su se stessi, si elevano come le rovine di una fortezza abbattuta dalla jacquerie poetica.

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Il “Poetry Music Machine” di Marco Palladini. Un ologramma in onda poetica

Poetry Music Machine, Marco PalladiniIl “Poetry Music Machine” di Marco Palladini. Un ologramma in onda poetica

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di Antonino Contiliano

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Chi volesse avvicinarsi alla poesia di Marco Palladini e, in modo particolare, a quella del suo Poetry Music Machine (oyxeditrice, Roma, 2012), una “Audio antologia” (libro +CD), non può trovare, crediamo, immagine analogica migliore che quella di un’onda verbo-ologramma in versi e “arsi” in girotondo e semiosfera di guerra po(li)etico-artistico. L’onda che non trascura niente dell’oggetto – il modello del suo mondo estetico-poetico e ideologico-politico – ripreso e offerto agli altri, l’ipotetico lettore/ascoltatore e/o critico.

L’onda ologrammatica di Poetry Music Machine è quella di una poesia, naturalmente, che relaziona letterario ed extraletterario e lo aggomitola alla maniera dei punti di tempo della pagina del cyberspazio – che simulano l’informazione-comunicazione contratta nei nodi lanciati alla velocità bit della luce. E il peso e la densità di questi nodi poetici, trasportati dai versi lungo le due coordinate offerte dalla pagina, ne curvano il piano nella bidimensionalità degli assi linguistici (paradigmatico e sintagmatico, la scelta e la combinazione degli elementi coinvolti), come se fosse una geometria alfabetica relativistica e, per altro verso, in mimesi della bidimensionalità della virtualità temporale del cyberspazio. Il tempo della rete e dei suoi nodi www. Il reticolo comunicativo che ha sconvolto l’abituale successione cronologica di passato, presente e futuro, così com’è proprio della turbolenza del tempo poetico che sostanzia (almeno siamo inclini a leggere) i testi poetici di questo Poetry Music Machine di Marco Palladini.

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Lo “Zibaldone” di Marco Palladini

Marco Palladini, Chi disturba i manovratori? Zibaldone incerto di inizio millennio 2000-2010, Editrice Zona, Arezzo 2011.

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di Antonino Contiliano

Se i manovratori fanno sapere che sono disturbati, allora vuol dire che c’è qualcuno che si accorge che la guida della macchina che contratta o contrabbanda il consorzio dei rapporti umani e la polis non è a posto. E la macchina è l’ingranaggio degli affari multilaterali del mondo.

Sono i fatti messi in opera dagli uomini di buona volontà e dis-messi dalla concordia-discordia, e naturalizzata da quanti a ciò spinti da interessi di parte: si vuole la pace e scatta la guerra; si predica l’amore e l’odio apre i suoi centri commerciali dappertutto; si vuole ricchi e felici tutti e i pochi spuntano come i soli eletti del destino.

Sono i fili del telaio linguistico-simbolico o culturale che, impiegati per connetterli, giustificarli, giustificarsi, o ergersi a maestri e giudici (giudici che emettono sentenze, sentenze di morte e si sottraggono però al giudizio stesso), non danno con-vincente il valore di scambio delle relazioni asimmetriche tra sé e gli altri nell’ordine politico-sociale.

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“La pietra e la croce”, dittico teatrale di Marco Palladini

LA PIETRA E LA CROCE
dittico teatrale
di Marco Palladini
clicca sul titolo per leggerlo?

 

Marco Palladini

Romano, è attivo dagli anni Ottanta nel panorama nazionale come scrittore, poeta, drammaturgo, regista, performer e critico nell’ambito del teatro d’autore e di ricerca. Tra i suoi ultimi lavori per la scena: Rosso Fuoco (2002), Poesie per un tempo di guerra (2004), Gli angeli ribelli e l’Età Oscura (2005), Hudèmata Actàbat – suite nera (2007), Litania per Emilio Villa (2003 e 2008), Ballata del Futuremoto (o le visioni di un chaosmunista) (2009), Satyricon 2000 – Tra scuola e bordello (2010), Ho visto le migliori menti – Beat Poetry e oltre (2010), Il Vangelo secondo Pier Paolo (2010). Tra le sue ultime pubblicazioni: la trilogia teatrale Destinazione Sade (1996, riedita come ebook nel 2009 in www.cittaelestelle.it); il dramma Serial Killer (Sellerio, 1999); il cd poetico-musicale Trans Kerouac Road (Zona, 2004), il libro di racconti Il comunismo era un romanzo fantastico (Zona, 2006), il memoir narrativo Non abbiamo potuto essere gentili (Onyx, 2007), il volume critico I Teatronauti del Chaos – La scena sperimentale e postmoderna in Italia 1976-2008 (Fermenti, 2009) e le raccolte in versi La vita non è elegante (Fermenti, 2002), Iperfetazioni (Zona, 2009) e Il mondo percepito (Le impronte degli uccelli, 2010). È, inoltre, tra gli autori del volume collettivo La letteratura nell’era dell’informatica (a cura di C. Milanese, Bevivino editore, 2007-2008). Dirige attualmente la rivista on line del Sns “Le reti di Dedalus” (www.retididedalus.it). Svariati suoi audio e videofile e testi sono rintracciabili in rete.

Un e-book di Tiziana Colusso

La criminale sono io

[Il romanzo è liberamente scaricabile qui]


Dalla prefazione di Marco Palladini: 


[…] Un’ultima considerazione su questo romanzo è che, fin dal titolo, esso si presenta come una “confessione”. E allora tornano in mente in modo irresistibile le illuminanti pagine del saggio della filosofa spagnola Maria Zambrano su La confessione come genere letterario, dove l’analisi trascorre da Sant’Agostino a Rousseau, da Kierkegaard a Baudelaire, da Dostoevskij a Rimbaud, ai surrealisti etc. Dice la Zambrano che la confessione ricuce la frattura drammatica della Cultura Moderna, incapace di connettere “la verità della ragione e la verità della vita”. La confessione che si verifica dentro il tempo reale stesso della vita, subisce la sua confusione, il suo caos, la sua frammentarietà ed incompiutezza. Essa è, allora, la massima azione che si può compiere con la parola su se stessi, sul proprio essere/esserci. Con la confessione l’uomo cerca la parola che, a viva voce, possa gridare la verità della vita, spesso opposta a quella della ragione, cerca la definitiva intimità con sé, il punto in cui si cessa di sentirsi estranei nella propria casa-anima. Ecco, immergendosi nel flusso rammemorante della confessione, Tiziana Colusso è come se si fosse riposizionata presso se stessa, identificandosi per via espressiva con una donna sotterranea, una dostoevskijana donna “del sottosuolo” che, dopo la catabasi, è in attesa di poter compiere la sua agognata anabasi.

Il refrain e la linea “leggenda” di Marco Palladini, “Iperfetazioni”

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di Antonino Contiliano

“Sono cose che vorrei non aver sognato / E comunque cose che mi hanno segnato”: è il refrain che intercala i testi della seconda sezione – Interzone – del libro di poesia – Iperfetazioni (Zona, Arezzo, 2009) – del “materialista stoico” Marco Palladini. E i testi sono quelli etichettati dal titolo che li raccoglie sotto la denominazione di “SOGNO O SON TESTO?”.

Il refrain è un ritornello marcante, che, appunto come un ritorno, si ripete dopo una serie di flash acidosi, i quali, come tante retroazioni, riflettenti e giudicanti, sul recente passato o lo stesso presente di appartenenza, ritma questi stessi fulminei passaggi (azzeccati) e di sintesi scioccante e vera:

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Divisioni spostate e allegoria “riflettente” (Parte II) di Antonino Contiliano.

[Pubblichiamo la seconda parte di Divisioni spostate e allegoria “riflettente”, capitolo di un libro in fieri di Antonino Contiliano. [QUI] la prima parte del capitolo. f.s.]

di Antonino Contiliano

Divisioni spostate e allegoria “riflettente”. Parte II

La razionalità tecno-scientifica occidentale, dice Latouche, soprattutto la scienza economica, che ha voluto dimostrare “la verità del liberalismo”, ha perso il suo contatto con la realtà diventando solo calcolo razionalizzato; identificando razionalità e calcolo razionalizzato, la ragione scientifica occidentale ha eluso e escluso la potenza critica del dire-altrimenti dell’allegoria “riflettente”. La sua razionalizzazione, promettente universale e libera socializzazione, si è dunque svuotata di ogni sostanza. “Essa si è trasformata in qualcosa di totalmente astratto e inafferrabile, ma lo spirito di geometria che ha occupato il posto vuoto la oppone vieppiù al ragionevole”(37); ha perso la razionalistica oggettività che prospettava il futuro come il progetto di una buona società del vivere e fare, insieme, il bene. Ma se questo è vero, è anche vero il fatto che il suo stesso razionalismo calcolistico, progressista e sviluppista, si infiltrava nelle coscienze con la seduzione e la persuasione dei grandi “racconti”, e non senza arte retorica. Il che, come ricorda Jean-François Lyotard, comportava far credere che nella modernità, e nella riedizione della modernizzazione post-moderna, fosse possibile ancora il “racconto” di un’altra epopea. Continua a leggere

Fondazione Piazzolla: Hudèmata Actàbat – suite nera (dalle opere poetiche di Marino Piazzolla)

La Fondazione Piazzolla (www.fondazionemarinopiazzolla.it) e l’ensemble Destinazione Loa presentano ( 8 – 9 – 10 maggio 2008, ore 21 ) all’Atelier Meta-Teatro via Natale del Grande, 21 – Roma, tel. 065814723 – 335.8153270 ([email protected]www.meteteatro.org ), la lettura-spettacolo Hudèmata Actàbat – suite nera (dalle opere poetiche  di Marino Piazzolla) di e con  Marco Palladini, con gli attori Tiziana Lucattini e  Fabio Traversa. Elementi scenici: Luisa Taravella. Continua a leggere