L’albero del giardino

Di Giovanni Agnoloni

Da Microcenturie

Stephan era un ragazzino vivace. Parlava sempre, e giocare nell’intervallo era il suo divertimento preferito. La scuola sorgeva in un quartiere decentrato di Nizza: una bella zona, piena di piazze e giardini. I muri dell’edificio erano bianchi, e il cortile gli sembrava immenso. Lui rideva, rincorreva i compagni e scappava quando era il suo turno.

Poi c’era quell’albero.

Si trovava in un angolo dove i bambini capitavano di rado, perché era più lontano dal punto in cui si svolgevano i loro giochi, e troppo vicino alla strada: le maestre ce li lasciavano andare malvolentieri. A Stephan, però, quell’albero piaceva tanto. Non avrebbe saputo dargli un nome, ma le foglie della sua chioma gli davano un senso di boscaglia fresca, di avventura tranquilla, che lo faceva sentire libero. Avrebbe voluto avvicinarglisi.

Sapeva che era una cosa strana, e si vergognava di quello che i suoi compagni avrebbero potuto dire di lui. Senz’altro lo avrebbero preso in giro, ma la tentazione era sempre forte. Poi, un giorno, durante un gioco, la palla era schizzata via proprio in quella direzione e si era fermata sotto la sua ombra. Qualcuno avrebbe dovuto recuperarla e, visto che era stato l’ultimo a toccarla, adesso toccava a lui.

“Vai pure,” gli disse la maestra. “Ti guarderò da qui.”

Così, senza riuscire a credere ai suoi occhi, si era avviato, sentendo quasi la terra bruciargli sotto i piedi. Gli sembrava di essere finalmente ammesso a qualcosa di straordinario, quasi di entrare in un sogno.

La pianta era là, alta e quieta. Il verde delle sue foglie sfavillava contro l’azzurro del cielo. Le fronde tremavano. Stephan credeva lo stessero salutando. Man mano che si avvicinava, procedeva più lentamente, perché aveva un po’ paura. Ma dietro sentiva i compagni che lo incitavano a far presto, e anche l’occhio della maestra pesava.

Si fece coraggio e si piegò per raccogliere la palla. Ancora chino, si voltò verso l’alto, e gli parve che l’albero respirasse. Che gli stesse parlando, in una lingua che lui non capiva? Rimase lì in piedi un secondo, guardandolo, e nel disegno dei rami intravide un sorriso. Quel posto era pieno di pace, e ci stava bene. Ma lo stavano chiamando. Era il momento di tornare. Si rincamminò, triste.

Una volta tornato al suo posto, la maestra gli chiese se stesse bene. Lui disse che non era nulla.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

6 pensieri su “L’albero del giardino

  1. giovanniag

    E’ capitato anche a me, Roberto, infatti, anche se in tempi relativamente recenti.

    Ciao, a presto!
    Giovanni

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  2. Chiara Daino

    Grazie Juanito!

    Perché *ogni* albero – radica parole… Basta trovare tempo/voglia per l’ascolto… e te lo scrive chi, urlando come bestia scannata, abbracciando un pino marittimo spolmonò al suo chitarrista: “io resto col mio Amico albero! Andata tutti a…”

    Bisous

    Rispondi

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