“Oltre la fine dei viaggi”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Oltre la fine dei viaggi, di Luigi Marfè (ed. Leo S. Olschki, 2009)

Oltre la fine dei viaggi, opera dello studioso di Letterature Comparate Luigi Marfè (Premessa di Maurizio Bossi, responsabile del Centro Romantico del Gabinetto Vieusseux, e Prefazione di Franco Marenco), è un’opera dai molteplici sapori. Tante quante sono le sfumature del tema del viaggio (e della sua crisi), colte dal punto di vista dei diversi scrittori che l’autore ha presi in esame.
Il punto di partenza è l’idea di Lévi-Strauss secondo cui i viaggi veri sono finiti. Il mondo è stato percorso interamente, e non c’è più nessuna terra da scoprire. Il turismo ha mercificato e reso ‘preconfezionate’ le esperienze di esplorazione e conoscenza, privandole di qualsiasi gusto di autenticità.
Emerge così una categoria nuova categoria di viaggiatori, che è quella degli antituristi, che cercano approcci alternativi ai luoghi, così da riscattarli dalla condizione di ‘non-luoghi’ a cui la progressiva omologazione commerciale li ha ridotti.
Vi sono i collezionisti eruditi, che scavano nelle radici storiche ed archeologiche degli ambienti. Marfè cita Mario Praz, Roland Barthes, ma anche il José Saramago di Viaggio in Portogallo, e poi Sacheverell Sitwell e Claudio Magris.
Poi ecco gli antituristi del metaviaggio, autori ‘nomadi’ che dai loro itinerari hanno tratto spunti di riflessione che vanno al di là dei luoghi fisicamente intesi e del testo come mera cronaca di fatti. Spiccano Bruce Chatwin, in particolare il Chatwin delle Vie dei canti, i percorsi di paesaggio creati dal canto, nella cultura aborigena australiana, quintessenza di un oltre energetico-emotivo insito nella struttura materiale degli ambienti. C’è poi Nicolas Bouvier, che si perde nei suoi percorsi che lo portano ad Oriente: scompare per ritrovarsi, uscendo dagli schemi del mondo da cui proviene. Importanti anche figure di viaggiatori (e non solo) che pure amarono l’Est asiatico, come il fiorentino Fosco Maraini (la cui Biblioteca Orientale è ospitata dal già ricordato Centro Romantico) e l’inglese Jonathan Raban.
Vi è inoltre una categoria di viaggiatori ‘per necessità’. Sono gli scrittori del dépaysement, gli esuli e i deportati, come le vittime del nazismo e del comunismo. Del tema si sono occupati autori di grande rilievo come Tzvetan Todorov e Primo Levi, capaci di sottolineare la portata del trauma subito da chi ha vissuto simili esperienze, ma anche Vladimir Nabokov, che nello sradicamento ricerca i segni della memoria dell’infanzia, e Josif Aleksandrovi? Brodskij, che si sofferma sul tema della nostalgia. La malinconia è pure al centro della scrittura di Winfried Sebald, che dà grande importanza a quella particolare modalità di viaggio che è il passeggiare nel ‘vicino’, piuttosto che il muoversi nel ‘lontano’.
Molto interessante il capitolo sull’antiturismo politico, dove spiccano nomi come Carlo Levi, col suo Taccuino di viaggio in URSS, che anticipa Un mese in URSS di Alberto Moravia. Poi ci sono i viaggi non solo in Unione Sovietica, ma anche in Cina e nella Germania Est, di Franco Fortini, e le esplorazioni dell’ex-Jugoslavia martoriata dalla guerra, offerteci da Laura Silber e Allan Little, e inoltre da Slavenka Drakuli?. Ma l’osservazione dei micro-mondi di un paese soggetto a una dittatura (la Spagna franchista) è propria anche dei libri di Camilo José Cela, autore di La famiglia di Pascual Duarte e Premio Nobel nel 1989. Ryszard Kapu?ci?ski è invece il più autorevole esponente di una letteratura di viaggio che ha un taglio storico-politico nella sua essenza di reportage giornalistico, nello spirito di quell’Erodoto a cui dedica In viaggio con Erodoto.
Vengono poi i controviaggi dei migranti, con la scrittrice di Antigua Jamaica Kincaid, che sottolinea gli aspetti contagianti e spersonalizzanti del turismo, e Caryl Phillips, nato a St. Kitts, che punta il dito soprattutto contro il colonialismo come fattore capace di privare un popolo della sua identità.
Sottile e suadente, infine, è il tema della mediazione evanescente, propria degli autori che fanno da ‘ponti’ ideali tra mondi diversi. Riemerge il nome di Fosco Maraini, che approfondisce la cultura giapponese pur restando intrinsecamente europeo. Ma ecco ancora il Saramago di Viaggio in Portogallo, il Claudio Magris di Danubio e Pedrag Matvejevi? con il Breviario mediterraneo, oltre a Hans Magnus Enzesberger, autore di Ah Europa!, ed a Gianni Celati, col suo pellegrinaggio padano Verso la foce.
Non si può qui rendere la ricchezza di contenuti di ogni sfaccettatura evocata da Lugi Marfè in questo suo saggio. Basti dire che Oltre la fine dei viaggi non è solo un’opera colta. È un vero carotaggio multiplo in diversi mondi e approcci al mondo, un caleidoscopio di gusti e di percezioni, dal quale può nascere molto più di un pur ricco campionario di consigli di lettura.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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