Archivi categoria: Fabrizio Centofanti

Di chi sai

[youtube=http://m.youtube.com/watch?v=Dp-RzljQUF4]

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Non ho neanche bisogno di vederlo,
il mare. Ormai lo so a memoria
l’orizzonte spezzato dalle nuvole,
la linea azzurra, nella quale i soliti
ricordi sono grani di un rosario
che si prega da solo, come chiacchiere
di vecchi tra panchine appollaiate
sul golfo, riti stanchi di esistenze
trascinate tra un quarto di Verdicchio
e un’invettiva al mondo, incomprensibile
alla mente di chi sa di non essere
più in corsa. Invece io mi ci sento
dentro come mai, nuvola che passa
da un orizzonte all’altro, dalla linea
che unisce il monte al cielo, i nostri sogni
con la mano sapiente di chi sai.

Il punto opposto

[youtube=http://m.youtube.com/watch?v=TwAk2uqNuU8]

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È il punto opposto la sua specialità,
quello che non vuoi, che per niente al mondo
accetteresti. Lui ti aspetta al varco,
per lasciarti morire all’uomo vecchio.
Lui ti aspetta qui, tra le macchie chiare
e scure della baia, dove le barche
lasciano una scia che subito sfuma,
dentro lo specchio opaco dell’Adriatico.
Che sia così il passato, che la schiuma
del tempo si scolori, tra le macchie
impallidite di quello che è già stato.

Di questa cosa

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=Ek_RMPi9ti8]

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Perché senza parole è molto meglio:
è una tortura scrivere qualcosa
che non riesce a spiegare ciò che sento.
Le dita che battono frenetiche,
sui tasti del computer, si fermano
in attesa di una luce che non viene,
perché senza parole è molto meglio,
è un’illusione scrivere qualcosa
di questa cosa che scorre veloce
e poi si arresta, pulsa come il sangue,
e grida disperata come un bimbo
restato senza madre, ride, beve,
si affaccia alla finestra come un sole
che sorge dentro casa, tra un adagio
di Mahler e un improvviso di Chopin,
vola sul pentagramma dei tuoi sogni,
perché senza parole è molto meglio
e scriverne qualcosa è una battaglia
persa, l’ultimo scontro del soldato
che lotta, lotta, e poco dopo muore.

Non cercare

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=6mUnwB8T8_8]

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Il pomeriggio del 23 agosto
finalmente è successo. Hai guardato
dentro e hai visto. Eh sì, era facile,
com’era stato scritto. L’incredibile
è avvenuto. Di tutto l’andare
su sentieri tortuosi, del soffrire
le pene dell’inferno, ci voleva tanto
ad arrivare al punto in cui perfino
un asino capisce: non cercare
altrove, è l’amore che guarisce.
Solo l’amore supera l’inverno.

Mi chiedi

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Mi chiedi se noi due ce la faremo,
se gli scogli a due passi dalla riva
non saranno l’ostacolo supremo
su cui fare naufragio, le paure
che frenano la corsa, sufficienti
a piegare su mete meno ardue.
Sarebbe troppo facile rispondere:
ma certo, che vuoi che sia, abbiamo Lui
che garantisce tutto, che ci guida
fin dove non sappiamo. Forse solo
questo ti dirò: che senza una sfida
così, è certo quello che perdiamo,
quello che mai più s’alzerà in volo.

Se potessi

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=6w2opANhfoc]

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Se potessi, sai, scriverei di Dio.
Sarebbero parole come rami
d’albero, come le nuvole basse
che in agosto coprono a fatica
uno spicchio d’azzurro. Avrei soltanto
lo spazio d’un momento per fermare
l’emozione di udire la sua voce
sicura, quell’accento di rabbino
premuroso, contento di parlarti.
Da così tanto tempo ti aspettava
che non gli sembra vero. Come a te,
che scrivi, scrivi, del ramo di pioppo,
della nuvola bassa, in mezzo al cielo.

41. Fino in fondo

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=OujO3tL0iGQ]

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Alla folla, ormai, sei abituato. Ti chiedi cosa fare perché possano aprire il loro cuore, e non solo stupirsi per il tuo insegnamento originale. Sai che ciascuno ha le sue difficoltà, catene che impediscono l’attuazione effettiva delle tue dottrine. Continua a leggere→

Moto perpetuo

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=dPRWshWq9E4]

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E’ più complesso di quanto si pensi
il meccanismo umano dell’amore:
l’intelligenza per capire il mondo,
la libertà per dire che vogliamo,
la volontà per farlo. Tutto il resto
è caos se non rispetta questo moto
perpetuo dell’essere. Se lo siamo,
invece, il marchingegno raffinato
permette di scoprire l’infinito
intreccio delle cose, il fitto tessere
di trame nel tappeto, il segno chiaro
di un Dio che non finisce di stupire.

Dall’alto e dal profondo

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Che il cuore sia il segreto l’hai compreso;
che sia una lotta quello che richiede,
pure: la lotta strenua tra il maligno
e il Bene. Sarà quando, col coraggio
che ti viene dall’alto e dal profondo,
affonderai la spada in mezzo al petto
di quella che chiamavano la grande
prostituta, che vincerai anche l’ultima
battaglia, combattuta contro il mondo
che consuma la pelle dei tuoi sogni,
il regalo che stenti a immaginare,
il sacramento della sua presenza
che senti, più raggiante delle stelle.

Giorni

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In fondo, è la paura. Nel passato
eri stato toccato dalla grazia,
il paradiso in terra, l’emozione
di sentire la vita penetrare
in ogni nascondiglio della storia,
cambiare gli occhi e il cuore, devastare
gli avamposti residui del nemico,
indovinare la chiave di volta
che sostiene il Progetto. Poi, d’un tratto,
il panico di andare dove non sai,
di perdere la strada già battuta,
il volto noto del mondo, l’appoggio
di amicizie complici, quel sottile
piacere di passare il segno scritto
e trasgredire per il solo gusto
di farlo. Ma Tu, Signore, torni,
bussi alla porta per ricominciare,
spezzando le catene e i malefici,
ripartendo dal punto in cui t’avevo
lasciato. Sono giorni in cui del bene
ricevuto vivi. Giorni felici.

Già il dolore

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Che cos’hai – mi domandi -, sembri strano:
c’è qualcosa che non va, me ne accorgo
dalle parole rade, dalle frasi
lasciate a metà. Sì, sono felice
che questa sofferenza non sia invano,
che tutto questo nostro abbandonarci
a un Progetto più grande ci permetta
d’indovinarci dentro, di sentire
un cambio di respiro, un solo battito
anomalo del cuore. Fosse questo
soltanto il risultato, già il dolore
si calmerebbe presto, consolato.