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da qui
Ti ho visto nella sala, tra i malati
buttati su barelle di fortuna,
tremante per carenza di respiro,
issato sul crinale dove il vento
è gelido e ti avverte che qualcosa
di grave sta accadendo. Sei riuscito
a sorridere, vincendo per l’ultima
volta la stretta di un destino noto,
da tempo. Mi hai perfino detto – come
lanciando la parola sopra un muro –
“bellezza”: da quel punto mi è sembrato
un testamento pieno di coraggio,
la prova che l’estremo tuo respiro,
nel letto d’ospedale, non si spezza.
