Archivi categoria: Fabrizio Centofanti

26. Oltre il cancello

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Il punto del dolore. Le parole di Claudia continuano a girarti nella testa. Sei troppo agitato, devi uscire. Prendi l’auto e ti avvii verso il quartiere della tua giovinezza, le aiuole disseminate di eucalipti, gli oleandri che traboccano dal recinto dei giardini, le ville che si affacciano tra un pino e l’altro come per spiare chi passi nella strada. Continua a leggere→

Libera nos a malo

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C’è chi va fino in fondo, anche se fischiano le bombe,
chi perde un amico lungo l’autostrada
dove partire è un po’ morire, dove non basta credere
che serva una giustizia a questo mondo,
e che un giudice è un servo del diritto,
e come tale non si tira indietro
nemmeno se sapesse che il mattino
potrà essere quello senza sera,
anche se quelli che per così dire
governano, ma sono governati
dalla paura sono certi
di rientrare puntuali per la cena,
e se qualcuno pagherà per questo
non è il caso di farla tanto lunga:
c’è sempre un Cristo, un Ghandi, un Borsellino
in via d’Amelio a darsi in pasto ai denti dello squalo,
a farsi in pezzi prima che la notte
giunga. Pater, libera nos a malo.

25. Una vita intera

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Troppe cose, ti dici, troppe cose. Lo capisci adesso che ogni lettera che batti è una fatica improba, una sfida impossibile col cervello che si rifiuta di collaborare, col senso di nausea che ormai non avvertivi più da tempo. Continua a leggere→

24. Che cosa scriverai?

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Mi aiuti col Romanticismo? Certo che ti aiuto. Bisogna essere romantici per capirlo veramente? Lo capisco perfino io, che sono un prete. I preti non sono romantici? Lo fissi negli occhi: uno studente di scuole di scrittura! Continua a leggere→

23. Tra quelle stelle

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Il copione lo conosci a memoria. Attraversi la zona popolare, poi giri nella strada che hai ribattezzato della pubblicità, con la maggior concentrazione di cartelloni, forse, del mondo, arrivi davanti al deposito degli autobus, t’infili a destra, poco prima del ponte, scendi dall’auto davanti alle baracche, dove già intravedi i ragazzi seduti intorno al tavolo: Visnia dal seno prorompente che ti sbircia con la coda dell’occhio, Lela, la bambina che sorride come avesse sempre da confidarti un gran segreto, e poi Robert, Liùbisa, Shakira. Continua a leggere→

22. Il buco nero

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Ti senti meglio; terminata l’omelia, l’assemblea ti ha perfino applaudito. Proprio oggi che il papa ha diffidato i preti dal predicare per l’applauso. Ma tu non l’hai cercato, è venuto così e li hai pregati subito di smettere, gli hai fatto capire che non era il caso. Continua a leggere→

21. Mi fai entrare?

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Ti hanno invitato alla Festa dell’Unità tra Caracalla e il Circo Massimo, per partecipare a un dibattito sui temi del sociale. Sono due notti che non dormi. Ci vai o non ci vai? Già ti immagini la telefonata: pronto, sono io, come lo spieghi? sono andato; così, senza pensarci? Continua a leggere→

20. Guarisci

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Già, Chiaraluna. Ti sembra che tutto torni a lei, che ogni filo delle tue giornate porti alla stanza verde e bianca, piena di macchine che indicano cifre, medici e infermieri che volteggiano come farfalle stanche da un paziente all’altro, l’odore dell’alcol, le scatole dei farmaci, il banco pieno di carte, l’universo chiuso in cui tutto e nulla accade, dove ogni respiro pare un regalo della provvidenza. Continua a leggere→

19. Dall’altra parte del mare

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Ti affacci alla finestra: sono tanti; ogni minuto che passa, diventano di più. Ti ripeti il discorso, ma sai che le parole non reggono il confronto. Non hai nemmeno raccolto, come fai di solito, le informazioni dai parenti. Continua a leggere→

18. Perché me lo chiede?

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Non sai perché, ma in certi momenti le dita funzionano di nuovo: come se qualcuno le mettesse miracolosamente in sesto. Non hai il tempo per pensarci. Oggi sei andato a pranzo con due politici e quattro preti definiti progressisti. Continua a leggere→

17. Il campo

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Sei arrivato al campo col colletto e la camicia azzurra: troppo elegante per questo posto dimenticato dagli uomini ma non da Dio, perché Lui, alla fine, ha una memoria di ferro, come gli oggetti sparsi tra le erbacce: un frigorifero, un tostapane arrugginito, una radio con l’antenna rotta. Continua a leggere→

16. Lo giura

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Sei stato aggredito, un minuto prima della messa delle diciannove, la terza che celebri, con quaranta gradi, tre condizionatori inefficienti che fanno solo un rumore indiavolato, quando è chiaro che ormai non ce la fai, e ti ritrovi un cinquantesimo di matrimonio di cui avevi completamente perso la memoria, una falange compatta di parenti vestiti a festa che non gliene frega niente di quello che dirai; Continua a leggere→

15. Se c’è una cosa

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Gli zingari stanno litigando. Da quando il cardinale ha avvertito che ti tiene d’occhio, stai più in guardia, perché non lo raggiungano voci più insidiose, già ne arrivano tante. Un prete belloccio è sotto il tiro incrociato di beghine e di invidiosi, Continua a leggere→

14. Da quando

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Penso che la Chiesa sono io: se cambio io, può cambiare anche la Chiesa. Se io ci credo, ci crede anche la Chiesa. Se rinuncio al potere, ci rinuncia anche la Chiesa. Lei è un idealista. Passeggiate nei giardini del complesso ospedaliero. Continua a leggere→

Seduto in quel caffè

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Le storie che s’intrecciano nel bar
non sono come frasi messe in fila
con la cadenza fissa, sempre uguale;
il chiacchiericcio è un groviglio di versi
senza rima, suoni confusi, strani,
come grida di rondini sui tetti:
le insegui per un attimo soltanto,
le vedi volteggiare,
alzarsi in volo, scendere in picchiata
sui tavolini ingombri di gelati,
arachidi, spremute.
Ti chiedi che rapporto
ci sia fra tanto affanno
e il mare che risillaba in silenzio
la sua canzone lenta,
una poesia che solo pochi sanno.

12. Dimenticandosi

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Conosci la strada come le tue tasche: T-Bone, Acqua & Sapone, stazione di servizio. Ti chiedi come sarebbe la tua vita in un posto qualsiasi che non sia stato vissuto come questo, metro per metro, casa per casa, negozio per negozio, in sedici anni di lavoro duro, di drammi e di sorprese, come quella di trovarti in guerra con il cardinale per una questione stupida di zingari. Continua a leggere→

11. Chiaro e tondo

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L’ingresso all’ospedale è un simbolo, a suo modo: parcheggio riservato ai dipendenti, vietato l’ingresso, ricoveri per pronto soccorso. Ci si sente respinti, se non si appartiene alle categorie. Ma tu hai un’amica: un medico dai cappelli corvini e gli occhi scuri. Continua a leggere→

Farfalle

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Due farfalle bianche che s’intrecciano
in volo, proprio qui, davanti a me:
s’inseguono, si toccano, felici.
E’ un altro tempo, quello della scena:
i giorni in cui appoggiati alla ringhiera
c’eravamo tu e io, anime lievi
in un mondo sepolto dai macigni
del potere inumano.
Le due non interrompono
la sarabanda allegra.
Se mi chiedo perché davanti a me,
in questo punto preciso del golfo,
di questo abbraccio grande d’aria e d’acqua,
ti faccio torto, come tua sorella
il giorno in cui mi disse:
Mario è morto. Ma dentro già vedevo
le due farfalle, il ballo senza fine
di un altro tempo, della scena bella
di un inseguirsi, con il fiato corto.