Archivi categoria: Fabrizio Centofanti

10. Cappellani

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Non saprai mai quello che il cardinale ha detto al segretario. La tua vita è fatta così: di cose che non sai e non puoi sapere. Anche la comunità è un ibrido che non può spiegarsi: parrocchia e centro giovanile, come metterli insieme? Come evitare invasioni di campo, gelosie? E, soprattutto, dove trovare le energie per portarli avanti insieme? Non ce la farai, se non ti mandano un aiuto. Continua a leggere→

Mario

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Comincerò dal fondo, dalla linea
incerta che collega il mare al cielo.
Da quel confine ha senso la formica
che scala lentamente la ringhiera,
il ramo sradicato della felce
che giace sopra il bordo del terrazzo,
la farfallina bianca
volata fino a me
dall’ombra del passato,
che rende sopportabile
il caldo soffocante di chi manca.
Un moscerino stenta
a procedere dritto, controvento;
sono io, in equilibrio sul confine
del nulla: solo in questo
quarto anno, quasi, di calvario,
capisco che è dal fondo
che tutto può ricominciare, Mario.

9. Sotto i ponti

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Ti rendi conto? La gente non può essere costretta a passare in mezzo a loro; dicono che allunghino le mani, che spaventino i bambini. Quale società? La società in cui viviamo. La guardi, ha una bellezza speciale: capelli corvini e occhi di identico colore. Continua a leggere→

Casa

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Di notte, qui, c’è gente dappertutto:
bambini che s’inseguono, signore
in calzoncini corti che passeggiano,
le case illuminate, che nascondono
la vita che si cerca,
l’attesa di qualcosa che non torna.
Di sotto, il mare, ritma il suo respiro
lento. Per me, che scrivo
accanto al lampioncino della piazza,
è una presenza amica:
degli altri non so nulla;
le famiglie, che sciamano confuse
coi rumori di tazze e di bicchieri,
sono il mondo di fuori;
ma il mare, il mare, è il mio respiro lento,
il patto che ora stringo con il tempo
per ritrovare ancora, in questa sera,
un senso, la memoria che ogni volta
diventa casa, luce,
la mia famiglia vera.

7. Questa volta

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Ogni volta che ci vieni hai un tuffo al cuore: ti ricordi degli anni passati in seminario, la prigione dei sogni, o forse no: aspettavi sempre, alla finestra, che apparisse la luna; solo lei ti ricordava ciò per cui vale la pena vivere e morire. Quanto tempo sei restato chiuso tra il palazzo dei canonici e l’Università lateranense? Continua a leggere→

6. Vuole dirti qualcosa

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Ti hanno fatto entrare: non sai perché, non sai mai nulla, in questi casi; ti lasci spingere dalla corrente, sei convinto che ne sappia più di te. Forse hanno notato il colletto, o creduto che fossi il fidanzato, oppure, a volte, accadono miracoli che nessuno può spiegare. Sei in coma pure tu nella sala di rianimazione, dove tutto ha un senso preciso proprio quando di senso ne è rimasto poco, negli uomini intubati, nelle donne con lo sguardo fisso nel nulla. Continua a leggere→

4. Dintorni

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Per quanto tempo ha squillato il telefono? E’ in momenti come questi che scopri la tua ansia: perché non risponde? Che sarà successo? Pensi alle evenienze più terribili, poi ti dici no, sono paure che arrivano da chissà dove, dai traumi di bambino, dalla carica emotiva di un passato sprofondato nell’oblio. Continua a leggere→

3. Dentro una storia

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Una volta mi veniva così, di getto, come suonare al pianoforte. Vedevo immagini e sbocciavano parole, come l’erbaccia nel giardino, che il vecchio giardiniere non fa in tempo a estirpare e subito spunta più robusta e indomabile di prima. Continua a leggere→

1. Fuori luogo

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E’ la prima volta che lo noti: un inciampo, una perdita di ritmo; come se le dita, all’improvviso, non rispondessero più come una volta, fossero gambe claudicanti che arrancano su una scala a gradini bianchi e neri. Dovresti parlare col medico, confidargli subito il sospetto. Continua a leggere→

99. Il cerchio

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La piazza è perfetta per uno spettacolo del genere: un cerchio circondato da palazzi d’epoca, infarcito di ristoranti e bar coi tavolini che raggiungono quasi il bordo estremo dello stretto marciapiede. Le auto scorrono lente, incuriosite dalle luci intense e dalla musica che culla in una nenia dolce le orecchie rapite degli astanti. E’ questo lo scenario in cui il romanzo raggiunge, finalmente, la sua meta. Continua a leggere→

98. E’ morto

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Non ti saresti aspettato un incontro così strano. L’uomo sparito all’improvviso, come avesse l’appuntamento più urgente della vita; lei rimasta lì davanti, pensierosa, indifferente al fatto che ti fai vicino, che ora, addirittura, le accarezzi i capelli lunghi e ricci. Cos’è successo? Provi a domandarglielo, ma non risponde nulla. Continua a leggere→

97. Estasi

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Hai fatto bene a lasciare Marika e tornare qui, appena in tempo per sentire bussare alla tua porta. Inutile chiederti chi sia, ormai ne sei sicuro: manca solo lei all’appello della storia, che volge al termine ed è pronta a rendere conto di ogni nodo da sciogliere, di ogni enigma da chiarire. Continua a leggere→

96. Due biglietti

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– Come sei arrivato fino a qui?
Mario ha la stessa faccia di sempre, da bambino muto; fissa Dante con gli occhioni grandi e neri, quasi cercando da lui la risposta alla domanda.
– E’ stato l’uomo che mi ha insegnato la canzone. Continua a leggere→

93. Orsa maggiore

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Pensi di non poter più fare a meno della luce blu che ormai è una cosa sola con le immagini che tenti di tradurre in parole sullo schermo, sapendo che il lettore cercherà altro rispetto a quello che vuoi comunicare, perché ognuno insegue un proprio sogno, e il libro è un pretesto per risvegliare un desiderio, un ricordo, una paura. Continua a leggere→