Archivi categoria: Fabrizio Centofanti

96. Dimmelo!

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Perché ti viene in mente un labirinto? Pensi che la vita ti ha fregato un altra volta. Può esserci un’uscita? Ti accucci in un canto, mentre Fawzi continua a disegnare schemi, piegato su carte sempre più scarabocchiate, come preso anche lui in labirinti in cui ogni svolta dev’essere appuntata, ogni angolo che potrebbe sbucare in uno slargo, una piazza, uno straccio di risposta a problemi di cui si perde il filo. Vorresti ritrovarti in classe, coi bambini che chiedono perché, e tu con la soluzione falsa sempre pronta. Continua a leggere→

95. Se un giorno

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– Che ne pensi?
– Abbiamo fatto il possibile.
– E’ come se mancasse un tassello, non ti pare?
– Non si può far quadrare sempre il cerchio.
– Fa male, ma è così.
– Le ho detto il nome.
– E’ proibito farlo, lo sai bene.
– La legge non basta, certe volte.
– E’ una fatica: sono stato tentato di tirarmi indietro.
– Se ci arrendiamo noi, saranno persi.
– Fausto è a buon punto: l’ho visto rifiutare la proposta del successo.
– Non si sa mai. Sono anni che il cuore si è indurito.
– Esistono i miracoli. Deve succedere qualcosa d’importante, che lo strappi alla prigione dell’io.
– A volte ho paura che non cambino, che non ci sia più nulla da tentare.
– Non dire così, Aldebaran. Siamo noi che dobbiamo sostenerli.
– Sono bambini che non vogliono crescere.
– Ci vuole pazienza, perché ritrovino la strada.
– Tu l’hai trovata?
– Che dici, Aldebaran?
– Ti sei mai sentito innamorato?
– Lo sai che non possiamo.
– E se un giorno capitasse?
– Non deve capitare.
– Ma se un giorno capitasse?
– Credi che non abbia avuto dubbi?
– Rispondimi: se un giorno capitasse?
– Pensiamo a loro.
– Certo.
– Non sei convinto?
– A volte, quando suono, mi sembra che le luci s’incontrino, facciano dei giochi, come corse, inseguimenti.
– Sei tu l’inseguitore, Aldebaran.
– Cerca di capire: si rincorrono, non sanno fare a meno le une delle altre.
– Quanto resta, della notte?
– Poco, manca poco.

94. Sul muretto

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Forse è l’ultima volta che vieni qui a cercare ispirazione. Ne hai fatta di strada. Qualcosa hai capito, dopotutto. La città è un mistero che si rivela a poco a poco. Vedi il fiume che si allunga all’orizzonte, come una vena, un serpente, un braccio che stringe le case e i monumenti, le vie con i negozi, gli oggetti che ricordano, che cosa?
– Sono felice.
– Anch’io.
– Parlami di te. Continua a leggere→

93. Qualcosa che non va

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Cosa aspetti? Chissà se e quando lo potrai vedere. Non puoi restare qui tutta la vita. Non hai mangiato, sei stanca, senti ancora il dolore acuto sulla fronte: da un momento all’altro crollerai, anzi, sei già crollata.
– Ti ho trovata.
– Per poco mi ammazzavi.
– Lo sai che non sbaglio un colpo: se avessi voluto, l’avrei fatto.
– Hai rapinato altri negozi?
– E’ il mio mestiere. Continua a leggere→

92. L’angelo custode

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Ti sta facendo il lavaggio del cervello: tra moschee, comizi, riunioni clandestine, piani per portare a termine l’attentato perfetto, e poi Allah, a colazione, pranzo e cena, non sai più cosa pensare e cosa dire. Possibile che ti ritrovi ancora una volta nei pasticci? A chi rivolgersi per capirci qualcosa, nella vita? Ripensi all’uomo col soprabito scuro: che fine ha fatto? Dove ritrovarlo? Sei la vittima di un marchingegno incomprensibile, l’unica certezza è il legame con Fausto, anche se è solo un egoista, ma è l’unica porta a cui ti senti di bussare. Se l’azienda saltasse, anche l’ultima spiaggia svanirebbe. Come puoi impedirlo?
– Allora, ripassiamo. Alle due di notte usciamo con la borsa piena di esplosivo. Continua a leggere→

91. Aspetta

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– Come hai fatto a liberarti dalla scorta?
– Ne so una più del diavolo.
– Non scherzare, amico, lo sai che mi offendo facilmente.
– Mi hai ridotto male.
– Che ne sai? Non stiamo costruendo insieme un futuro tutto rosa?
– Mi sento vuoto.
– Per riempirti di felicità. Continua a leggere→

90. Perché ti seguo

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– Ci credo, non posso farci niente.
– Com’è andata l’altro giorno?
– Lo sai.
– Quello che so non conta nulla.
Rigiri il boccale tra le mani: la birra è un campo di grano dove leggi la tua vita; ti vedi correre felice, tra le spighe. C’è il sole, il vento: esiste il paradiso.
– Ci credo, ma è inutile sperare che cambi.
– Dalia. Continua a leggere→

89. E’ scritto

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– Come pensi che possano convergere?
– Nella vita tutto converge, se si vuole.
– La mia è una storia d’amore.
– E quella di Arturo è un’avventura.
– Non m’intendo di rapine.
– Lo scrittore non è un rapinatore? Saccheggia il mondo, le voci, paure e desideri.
– Facile per te: leggi nei pensieri. Scrivilo tu, il romanzo a quattro mani. Continua a leggere→

88. Quello che è successo

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Stai sognando? Come puoi saperlo? Potresti darti un pizzicotto. E se fosse un’illusione, la vita, un gioco crudele che qualcuno si diverte a manovrare toccando lo schermo del computer o direttamente col pensiero? Chi ti dice che i poliziotti tedeschi che gridano parole incomprensibili non siano personaggi programmati per far guadagnare punti al giocatore? E se il protagonista fosse Arturo? Se l’obiettivo fosse liberarlo dalla morsa in cui lo stringono, dalle manette che lo bloccano con le braccia unite sulla schiena? Qual è il tasto giusto per dare uno strattone a entrambi e uscirsene dal pub, chiamare un taxi e sparire per le strade di Berlino? E’ possibile ottenere un bonus che faccia arrivare dei rinforzi, magari Marius con la Smith & Wesson, a gettare lo scompiglio tra gli astanti, a sparare frantumando lampadari in legno che cadono con un boato sordo sul pavimento in cotto?
– Lasciatelo, non ha fatto niente!
Convinciti, è solo un brutto sogno: ti svegli e decidi di presentarti a casa sua con la busta stracolma di giocattoli; ti guarderà perplesso e dirà che non ha figli, che non possono servire; te ne andrai contenta, perché sai che è lì, al sicuro, a scrivere romanzi che lasciano col fiato sospeso alla fine di ogni pagina, perché così gli hanno insegnato: non potrebbe ribellarsi? Se mandasse all’aria i consigli delle scuole di scrittura e concludesse il capitolo con un respiro di sollievo, la sveglia che suona e tu che passi le mani tra i capelli, ti concedi un minuto per adattare il corpo al nuovo giorno, ti sfili il pigiama e ti avvii sotto la doccia ed ecco, ci trovi lui che ti abbraccia sfiorandoti le labbra e dicendo in un sussurro Gilda ti amo, come ho fatto, finora, senza te? E’ assurdo permettere al lettore di rilassarsi e godersi lo spettacolo delle effusioni sotto il getto caldo, avvolti nella schiuma gonfia del sapone, le mani che percorrono la schiena, le cosce, fino al bosco dove Arturo litigava col cugino e il padre lo puniva trascinandolo nel sentiero polveroso come in un film western? Sarà per questo che ha cominciato a scrivere? Per dimostrare che aveva ragione, che Michelino lo aveva fregato un’altra volta? Il romanzo è un modo per condurre la storia così come vorremmo che accadesse, come l’acqua che bagna i vostri corpi, il tuo sesso che esplode di piacere, l’urlo improvviso del poliziotto che lo trascina via mentre ti aggrappi con tutte le forze e gli stringi le mani intorno al collo, sì, Arturo, così, Gilda, Gilda! e l’acqua accarezza i capelli, è un massaggio che spazza via la stanchezza delle attese, no, fermatevi!, dove lo portate! e ti chiedi ancora se sia un sogno, se sia possibile la felicità di sentirlo dentro te, e come sia entrato di mattina, infilandosi nella doccia a tua insaputa, e pensi che non ti vuoi svegliare, che non è giusto che gli agenti ti spingano violentemente contro il tavolo, dove batti la testa e svieni e non ricordi nulla di quello che è successo.

87. Per sempre

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Sei confusa. La casa è piccola, ci sono foto e disegni che non riesci a interpretare: un uomo con un bambino in braccio, entrambi col volto velato da una macchia luminosa; due personaggi seduti in posizione yoga; un uovo bianco in una buca nera. L’uovo! Cosa ti ricorda? L’origine, il punto da cui nascono le storie, forse anche questa che stai vivendo tu, sul punto d’interrompersi ieri e invece ancora qui, tenace, irriducibile, non per merito tuo, ma dei vigili-strisce gialle e dell’uomo dalla pelle olivastra che ti ha portato a casa sua, immersa in poster di donne velate, di moschee dai soffitti traforati, di strade piene di macchine sventrate e cadaveri sparsi sull’asfalto. Continua a leggere→

86. Lo sapevo

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– A volte ritornano.
– A volte.
Cerchi d’immaginarlo con Arturo, nella mansarda, a scrivere canzoni, e poi andare a rimorchiare. Facile: scrivono, cantano e chiavano.
– Ne è passata di acqua sotto i ponti.
– E ne è caduta dai tetti.
Ecco, ora reagirà: dirà che sei acida e cattiva. Continua a leggere→

85. Freddo o caldo

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E’ un bel palazzo: hai voluto il migliore, come sempre. Uno schiaffo a tuo padre, con cui non fai mai pace. E’ un secolo che lotti con il peggior nemico, ma non sei più sicuro che sia lui. Guardi i finestroni lucidi e immagini un interno che non c’è: gli studi di registrazione, gli uffici in cui prendere accordi coi cantanti, i depositi di compact disc che formano pile alte quasi fino al cielo. Continua a leggere→

84. Quanto resta

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Amore, amore. Da dove volevi ripartire? La suonata al campanello. Cos’è successo, dopo? Ti sei trovato nel campo degli uomini persi, incorreggibili. Come hai deciso di seguire Marius? Per cercare ispirazione ai tuoi romanzi? Non sai che è la vita il romanzo che si scrive e ogni giorno se ne gira un’altra pagina, sperando sia più bella di quella precedente? Continua a leggere→

83. Un nome strano

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Sei atterrata dal volo in cui hai rivisto la tua vita: ti sei accorta che qualcosa vale, che in fondo non tutto era sbagliato; ci credi, adesso, anche se non sei stata amata come ti aspettavi; ricominciare, sì, ma in quale direzione per non sbandare ancora? I vigili festeggiano, ti accarezzano la fronte; e l’uomo dal soprabito scuro? Continua a leggere→

82. Istante

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Perché sei tornata? Pensi che una città possa cambiare prospettiva alla tua vita? Non confondi l’arte e l’esistenza? Come puoi pensare che il ponte pieno di negozi, di gente che guarda le vetrine, il riflesso dell’acqua in cui si specchiano i sogni, facciano di te una Dalia che cambia finalmente pagina, come lo scrittore che davanti al foglio bianco freme all’accavallarsi delle immagini, si emoziona a una svolta della storia, ti vorrebbe capace di dire anche di no, di prenderti il tuo, di non essere fedele a tutti i costi, perché la fedeltà ti sta svuotando e solo se incontrassi un uomo vero potresti dare una scossa a una trama che rischia d’ingolfarsi? Continua a leggere→

81. Quella voce

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Hai saputo che ogni tanto viene. Potrebbe darti una dritta? Hai la nausea di tutto.
– Desidera?
La ragazza è giovane e grassoccia, un sorriso aperto che scioglierebbe il marmo.
– Una birra.
Dove l’hai vista? Cominci a invecchiare, soffri di amnesie. Continua a leggere→

80. Da qui

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Che t’importa dei poliziotti che vagano per il locale? Del gestore che continua a sorridere di sbieco? C’è lei che bussa alla porta, con la busta di giocattoli.  Non le hai chiesto di cosa si trattasse, magari era stata a un sexy shop, di Amsterdam o Londra, se provassi a domandare? Il gestore è gesso immobile, il sorriso imbalsamato, i poliziotti ostentano sicurezza e indifferenza scrutando le facce dei clienti, e tu che quasi speri ti diano una lezione.
– Cosa c’era nella busta? Continua a leggere→

79. Il gabbiano

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Quanto ci vuole per arrivare giù? Il vento è una carezza gelida che fatica a regalarti un po’ di tenerezza. Tutta la vita in un momento, dicono; è vero: le immagini di te bambina, i colori del tramonto, la sabbia che scotta, il compagno di scuola con la mano macchiata dalla penna stilografica. Cosa penserà? Avresti potuto aspettare, lasciarti prendere dalla mano forte, farti guardare dagli occhi neri e dolci: vi leggevi una nostalgia sfuggente, quasi gli pesasse conoscere i pensieri, non poter fare a meno di vedere dentro il dolore della gente. Continua a leggere→

78. Segreti

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– Ho conosciuto una teoria che mi ha lasciata a bocca aperta.
– Quale?
Il cantante ha gli occhi chiari, intensi.
– Nell’universo tutto è unito; c’è una prospettiva da cui il tempo e lo spazio sono presenti sempre nello stesso istante.
– Ci sei arrivata.
Il pub è una bomboniera ingombra di marchi e di bottiglie appese su strati e strati di scaffali. Continua a leggere→

77. Come sei

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Chi sarà a quest’ora? Non aspetti nessuno. La casa è triste, da quando ci stai solo. Hai sperato, di tanto in tanto, che qualcuno arrivasse all’improvviso. La tua vita si svuota a poco a poco, ma non lo ammetterai.  Chi può prendersi cura di uno come te? Pensi che se ti sentissi domandare come stai andrebbe tutto meglio. Invece insisti a macinare obiettivi troppo grandi. Sei ancora l’antagonista di tuo padre, avverti il suo fiato, la sua ombra, il sorriso sarcastico che accompagna il ritornello: buono a nulla. Continua a leggere→