Archivi categoria: Oltre la letteratura

MUNDUS IMAGINALIS – Stazione Terza

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Cronache dal paese dei Balocchi

Sono cresciuto tra boschi di robinie e campi di calcio dell’oratorio, la sera si giocava a nascondino nel frumento e si scopriva cosa c’è sotto le gonne. Il primo computer, a 32 anni, è stata una scoperta, ha arricchito il senso del reale di un adulto. Negli ultimi anni ho cominciato a chiedermi com’è il senso del reale di un ragazzo di oggi, che apprende la realtà nei nostri appartamenti pastorizzati, in forma quasi esclusivamente mediatica e soprattutto simulata. Ho fatto una ricerca nella cronaca bianca e nera, e nelle sterminate possibilità dell’industria dei giochi. Ne è nato un romanzo, “La porta degli innocenti”, in cui si racconta di crimini indecifrabili e giovani naufragi virtuali.
Il paese dei Balocchi è diventato un incubo?
(Da: V.Binaghi, La porta degli Innocenti, Dario Flaccovio Editore, 2005)

Genesis

Com’è finito il mondo di prima? Ci sono diversi scenari a disposizione.
Nel primo scenario è stata la Quarta Rivoluzione Industriale, quando anche i cinesi hanno cominciato a pretendere il frigorifero. L’effetto serra ha sciolto le calotte polari facendo alzare il livello degli oceani e sommergendo la maggior parte della terra. Restavano spuntoni di roccia inabitabili, dove un tempo arrivavano solo gli alpinisti. Per un po’ i superstiti hanno vissuto su barche, come in quel film con Kevin Costner dove la gente per bere ricicla le proprie urine, ma non era vita, e gli ultimi si sono suicidati in massa bestemmiando l’Arconte Supremo. Continua a leggere→

MUNDUS IMAGINALIS – Stazione Seconda

Gaston Bachelard – La poesia, o di un’infanzia immemorable Gaston Bachelard
Con Cyrano abbiamo esemplificato il potere alienante di un’immagine proiettiva, piccolo contributo a una psicologia del narcisismo. Ora, invece, mostriamo come l’immaginazione poetica ci permetta di compiere il movimento opposto: quello che ci riporta al più profondo di noi stessi. Celebre epistemologo e raffinato lettore di poeti, Bachelard (1884-1962) indica la via della rigenerazione d’anima nella réverie, lo stato sognante che la parola poetica induce. Nella réverie poetica troviamo un’infanzia più vera di quella che i nostri ricordi ci insegnano a ricostruire: all’orlo del tempo, nella solitudine cosmica di una coscienza aurorale, noi abitammo il mondo come mai più. Spetta alla poesia rivelarci una precedenza d’essere che è più vera della storia, e riportare la prosa dei giorni alle origini dell’essere parlante. Il testo è tratto da: G.Bachelard, La poetica della réveerie, Dedalo 1972.

Quando, sognando a lungo nella solitudine, ci allontaniamo dal presente, per rivivere i tempi della nostra vita, ci vengono incontro numerosi visi infantili. Noi fummo molti nella nostra vita già vissuta, nei nostri primi anni di vita e solo attraverso il racconto degli altri abbiamo incominciato a conoscere la nostra unità. Sul filo della nostra storia raccontata dagli altri, finiamo anno per anno, a somigliarci. Raccogliamo tutti i nostri esseri intorno all’unità del nostro nome. Ma la réverie non racconta. O, quantomeno esistono réveries così profonde, réveries che ci aiutano a scendere così profondamente in noi stessi che veniamo liberati dalla nostra storia. Ci liberano dal nostro nome. Continua a leggere→

MUNDUS IMAGINALIS – Stazione prima

Cyrano o del vivere per procura
Suggestioni psicologiche intorno all’opera di Edmond Rostand

Cyrano - Il film di Jose Ferrer
Cyrano è un valente spadaccino, animo nobile e versato nelle arti, temuto per i suoi motti mordaci più ancora che per l’ottima lama. Non c’è poetica tenzone o sanguinoso duello da cui non esca arguto o furibondo vincitore, ma non è ugualmente un uomo felice.
Cyrano a sua volta è ferito, da gran tempo, di una piaga che non risana.
Un naso impossibile gli deturpa il volto, arcigno ostacolo a mutare la stima altrui in amore. Una bruttezza rara, suggestiva a vedersi, e severamente innominabile da chiunque non voglia esser passato a fil di spada. Continua a leggere→

Il mio antiglobalismo non è da intendersi quale esaltazione della “Sagra della porchetta”…

 

Negli anni ’80 del secolo scorso, venutosi ad affermare il postmoderno di Lyotard, del quale la correlazione-contaminazione fra più esperienze espressive era (e ancora è) uno dei pilastri portanti, possiamo affermare che la conseguenza più recente e più complessa della società dell’informazione è, oggi, quella sorta di meta-argomento che risponde al nome di “globalizzazione”.

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Cemak, Alice e il Gatto del Cheshire

Alice l’ho conosciuta bambina – bambina lei bambina io, ma poi una delle due è dovuta crescere – tra le pagine spesse e spugnose di un’edizione Garzanti anni Settanta, con le stupefacenti ipnotiche illustrazioni di tale Sir John Tenniel, in un bianco e nero originario oggi trascolorato in un commosso stinto avorio (potere del tempo che passa, e dei miei trent’anni): disegni velati di un’inquietudine diffusa e malcelata tra le trame pretese della fiaba, attraversati di un’attitudine cupa e meditabonda, profondi come abissi scavati dalla porosità economica della carta paperback.

  

 

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Innocenza e inganno

E’ di questi giorni la notizia della colpa di un massacro che sappiamo tutti. Compiuto freddamente ai danni di persone e di un bambino – lo metto a parte perché Gesù dice: beati i puri di cuore perché di essi è il regno dei cieli. I bambini, quindi, già posseggono il cielo. La colpa contro un bambino è cosa a parte, perché chi commette il male lo fa al di là di ogni causa. Vorrei commentare questo avvenimento, per il quale non ho trovato all’altezza alcuna parola, nemmeno del più alto dei luminari, con un pezzo scritto qualche anno fa a proposito di un film famoso. Scusandomi per la lunghezza, forse eccessiva.
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Elogio dell’ombra

di Sebastiano Aglieco

Mi sussurrava un poeta di una certa età nel corso della presentazione di un libro:-… ho rinunciato persino alle recensioni…tutto questo lottare non lo sopporto … ci azzuffiamo solo perché la nostra ombra sia più lunga. – Così egli parlava dell’ombra come di una zona scura, un avanzare della sera. Un presagio della morte della parola, quindi; ricevere in cambio il narciso piuttosto che l’alloro. Continua a leggere→