Archivi categoria: Oltre la letteratura

Se Dio non è morto

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di Enrico De Vivo
(Tratto da “Zibaldoni e altre meraviglie”, II serie, 10 ottobre 2005 : www.zibaldoni.it)
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“Oggi l’economia è diventata una fede,
una religione. Quindi bisogna diventare
degli ateisti dell’economia”
Serge Latouche
  
  

È come se avessimo perduto alcune capacità. La capacità di profanare, ad esempio, che è legata direttamente all’esperienza. Si arriva a profanare quando si ha una chiara percezione, e quindi è possibile una esperienza, di ciò che è sacro, quando si sa come e dove stanno le cose, certe cose.
Allora è come se noi non sapessimo più come e dove stanno certe cose, perché il sacro è come se non esistesse più nella nostra vita. È forte la sensazione che addirittura il funerale del Papa trasmesso in mondovisione o la decisione del medesimo Papa morente di far esporre la propria salma davanti alle telecamere, non siano affatto espressioni di sacralità. Se il sacro ha a che fare con la religione, infatti, e se la religione è ciò che per definizione è separato dal mondo umano, allora funerale ed esposizione non sono più eventi sacri, ma qualcos’altro di molto più prossimo alla nostra vita, e anche di più inquietante. Di questo qualcos’altro è palesemente chiaro che non è possibile parlare in termini di profanazione, perché se non lo riconosciamo come sacro, non abbiamo nemmeno bisogno di profanarlo, ma al limite di capirlo e di pensarci su. Pertanto se qualcuno accusasse me, ad esempio, di stare facendo qui discorsi blasfemi, io potrei mettermi a ridere. Oppure tentare di spiegare così come segue le mie idee, magari partendo da questa frase di Walter Benjamin: “Dio non è morto, ma è semplicemente stato assorbito nel destino dell’uomo”.

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Allora si scherzava poco…!

IL GIURAMENTO DEI SANFEDISTI

Giuro di mantenermi fermo nella Santa Causa che ho abbracciato, di non risparmiare nessuno appartenente alla infame combriccola dei liberali, qualunque sia la sua nascita, parentela o fortuna; di non avere pietà né dei piccoli bambini, né dei vecchi e di versare fino all’ultima goccia di sangue degli infami liberali, senza riguardo né a sesso né a grado.

Uno dei momenti più rilevanti della campagna condotta dal Cardinal Ruffo di Calabria per la riconquista del Regno di Napoli nel 1799 fu indubbiamente la presa di Altamura, grosso centro pugliese sulla strada che da Matera conduce a Bari. Il Ruffo, sbarcato nella sua Calabria con pochi compagni ed una bandiera riportante il motto “In hoc signo vinces!”, era riuscito in brevissimo tempo ad allestire una eterogenea armata di volontari (contadini, cafoni, basso popolo, financo bande intere di briganti) che, nella sua vertiginosa avanzata, aveva avuto facilmente ragione delle forze repubblicane italo-franco-napoleoniche.

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CARI RAGAZZI

Cari ragazzi, ecco: lo smacco è già nella premessa. Tutte le utopie, se sono tali, sono destinate a fallire. Verrà il momento in cui vi perderò per strada, uno ad uno.  Questi anni per voi saranno un episodio della vita, un bel ricordo, una delle tante esperienze che si fanno. Per me, forse, l’ultima offerta ai vivi e una riflessione sui morti: il vostro silenzio, cari morti, salverà il mondo.

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Stoss: contro la crisi del genio e del vero nel contemporaneo

Verità scoperta dal Tempo (1645 circa) – Gian Lorenzo Bernini

L’esperienza estetica, in alcuni pensatori, diventa il luogo privilegiato in cui si manifesta il vero, la dimensione che racchiude la via d’accesso alla verità. In Hegel l’arte è il primo gradino dello Spirito Assoluto, momento attraverso il quale l’Idea o Spirito (il principio della realtà) giunge alla piena coscienza della propria assolutezza, ovvero del fatto che tutto è Spirito e che non vi è nulla al di fuori di esso. Tale autocoscienza dell’assoluto avviene tramite un processo dialettico che si articola nei tre momenti dell’arte, della religione e della filosofia; queste attività esprimono lo stesso contenuto, che è l’Assoluto, ma si differenziano per la forma con cui lo estrinsecano: l’arte attraverso la raffigurazione sensibile, la religione tramite la rappresentazione, la filosofia per mezzo del concetto.

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Jung Alchimista

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A causa di una forte incomprensione interna al sito stesso, ero stato costretto a cancellare la pagina elettronica concernente le mie osservazioni sullo psicologo svizzero Carl Gustav Jung. D’altronde non di me si parlava, ma di opera alchemica e di dottrina junghiana.

Cercavo, nei limiti del possibile, di proporre un quadro sistematico dei principali problemi che le due materie, assai complesse, implicano per uno studioso. Da una parte il notevole apporto dato da Jung nelle psicopatologie avanzate, dall’altro l’impegno dell’alchimia tradizionale nel persistere nell’alvo del proprio humus didattico: e cioè, di rimanere fedele a se stessa.

E’ risaputo che Jung si occupò d’alchimia, lasciando – però – profondamente perplessi gli alchimisti stessi. Da qui, in questa sede, ne era nato un piccolo dibattito, credo – anzi sono certo – fondato sull’esclusivo spirito di ricerca che animava gli interlocutori. Tale armonia, mi pare, ad un dato momento è venuta a mancare.

Ricordo solamente che la materia è complessa, e richiede molta attenzione nella lettura dei testi, sforzo forse inadatto per una pagina elettronica.

Seguendo l’antico principio forense che l’obbligo di dare prova spetta a colui che afferma, non a colui che nega, ma senza la medesima pretesa, tento di riproporre la conversazione che si cercava di condurre. Continua a leggere→

Il Post – Moderno

images2.jpgimages2.jpgCaro Bernardo,

«nos sumus sicut nanos positus super humeros gigantis» e fin qui, siamo d’accordo. Da qui in poi? A noi nani sta capitando di tutto! Prima ci hanno tagliato Bianca Neve fino a ridurla miserabile polvere mortale, quindi si sono associati per rapirci e abbandonarci in una selva oscura e là –abbiamo trovato un tale che scempiava le doppie: aveva smarrito la diritta via… E quando ci siamo sentiti persi, abbiamo scoperto che possedeva piantine in abbondanza!
Ti rendi conto? Ci siamo rivolti al Cugino Pons e «tutte le cose vere somigliano a favole, tanto più che al nostro tempo le favole fanno l’impossibile per somigliare alla verità» – è stato il suo responso. O almeno così l’abbiamo tradotto, essendo lui straniero (tra parenti di sangue e parenti acquisiti – siamo una grande famiglia, ma ci riconosci: siamo i più bassi!). Continua a leggere→

Ancora all’àncora di una dittatura, una delle tante

di Marina Pizzi

Nulla è più possibile, nessuna forma d’arte, dopo la pubblicità del reddito e per il reddito che ha usurpato qualsiasi, e tutte , le forme d’arte. Il “bianco e nero” della pellicola, per es., un tempo, il “poetico” del vedente, oggi è della lusinga guardona e ladrona della pubblicità. I messaggi subliminali, i messaggi d’inganno, le lusinghe capitalistiche e mercantili stanno e fanno e daziano il ladrocinio della legalità. Quale legalità? Quella del territorio di appartenenza.

La voce e l’immagine, un tempo antefatto e fatto, garantiscono l’assoluto del vuoto che promette ricchezza – di beni – per TUTTI!

Contrita e triste (io sono) per le “illuminazioni” già trite di Oliviero Toscano.

E potrei continuare all’infinito, ma non vorrei essere tacciata per…

L’Internet, almeno per adesso, è lo pseudo- di tutto e tutti, anche se solo in promessa, come sempre: i poveri di/in ogni accezione, esclusi.

IL dolore è un’illusione

I 3 Es del dolore: 1) L’inattività è spesso il risultato della discordia tra i sentimenti, la razionalità e la natura. 2) Lasciate i dubbi e le insicurezze alle vostre spalle e trovate la strada verso l’unico cerchio. 3) Dovete trovare la pace in voi stessi fermando le onde.

Nell’immediato dopoguerra, quando le case editrici europee e statunitensi decisero di pubblicare o ripubblicare le prime traduzioni di “Siddharta” di Hermann Hesse, non potevano immaginare l’enorme impatto che il romanzo avrebbe avuto sulla cultura occidentale. La storia apparentemente semplice del libro – un giovane e bene educato bramino, Siddharta, che sfida la tradizione paterna per vagabondare in India alla ricerca dell’Illuminazione – piacque allo stesso tempo ai vagabondi inquieti, ai giovani alienati, ai figli dei borghesi come agli anarchici.

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VIVERE CON GLI ALTRI

PROPOSITI PER IL NUOVO ANNO
Gennaio 2007

Ogni sera, prima di dormire, mi piace fare un censimento del cuore e pregare per le persone che conosco. Passo in rassegna gli ammalati, poi le donne incinte, i sacerdoti, i parenti, gli amici e questo rito mi accompagna al riposo notturno.
È un momento bello, mi sembra di essere vicina ad ogni persona che nomino nel mio cuore: è un legame a distanza che rinnova in me la gioia della comunione, della fraternità, della solidarietà, dell’intercessione o della gratitudine. Continua a leggere→

Quindicizeroottozeroquattro. Fotografie di Luca Vannulli

Le ferie d’agosto. A tutti è capitato. Code interminabili in macchina, il sudore tra le cosce e sul volante, il segno rosso degli occhiali da sole sul naso, Onda Verde alla radio, la bottiglia d’acqua minerale a portata di mano.
Un viaggio agostano in autostrada, la distanza d’asfalto a tratti liquefatto che divide e insieme unisce due luoghi, due traguardi agognati di casello. A tutti è capitato. La sosta è obbligata, c’è poco da fare. Autogrill finto rifugio di montagna, o anonima stazione di servizio, la fermata è inevitabile. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 5

Per molte settimane hai cercato ogni pretesto con te stesso e con gli altri per passare proprio davanti a quel negozio, a quella vetrina, e contemplare quell’oggetto. Hai trepidato ogni volta temendo che nel frattempo fosse stato venduto; ma ogni volta era là, come ad aspettarti,e svelava al tuo sguardo nuove attrattive e nuove promesse.

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Una sforbiciata di Caruso

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Causa i noti fatti di Catania, siamo senza calcio, questa settimana.
Ma niente paura, c’è Francesco Caruso a sopperire.
Nell’intervista di stamattina al Corrierone il deputato di RC (e gran capo dei no-global meridionali, come lo definisce l’intervistatore), si è esibito in una sforbiciata volante che nemmeno Boninsegna contro il Foggia.
Tutti si chiedono come arginare una violenza sorda che esplode soprattutto tra le giovani generazioni, sfacciatamente ingiustificabile, nel calcio e non solo, con il cadavere di un poliziotto massacrato ancora all’obitorio. E lui propone di identificare le forze dell’ordine: mettergli un numero sul casco. “E’ più democratico sapere chi ti sta spaccando la testa, o no?” Mentre la gente intorno comincia a preoccuparsi delle tossine in circolo nel corpo sociale, lui propone di guardarsi dai globuli bianchi.
Mi verrebbe da dire a Caruso. Perchè non ti trovi un lavoro vero, come tutti?
Il rivoluzionario di professione, non è un bel mestiere.
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Dante: the poet, the political thinker, the man

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Barbara Reynolds (93 anni), ha recentemente pubblicato “Dante: the poet, the political thinker, the man” uno studio di oltre 500 pagine che, indagando a fondo la vita e le opere di Dante, giunge a questa conclusione clamorosa: le visioni dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso erano ispirate a Dante grazie a delle droghe di cui il poeta faceva uso. La sua traduzione della Divina Commedia (in parte realizzata con Dorothy Sayers) è quella più usata nei Paesi di lingua inglese. Continua a leggere→

Giardini

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di Linnio Accorroni

“Gran giardiniere, oltretutto: il giardinetto segreto della Vergine, nell’Annunciazione di Recanati (altro che borgo selvaggio), pare un modellino dell’arte topiaria di potare e sagomare gli alberelli estensi e gonzagheschi”. Così un Alberto Arbasino in stato di grazia, annata 1998, a proposito del giardino che fa da sfondo immoto e perfetto alla convulsa scena narrata da Lorenzo Lotto (1480-1557) nell’Annunciazione conservata oggi nella Pinacoteca di Recanati.

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Già potreste pensare di essere dei nostri in quei giorni

Antica farmacia del Monastero di Camaldoli

Ora vediamo come in uno specchio … (1cor 13, 12)
IDENTITA’ E MEMORIA: “RIFLESSI CONDIZIONATI” TRA CORPO E CULTURA
Tema del convegno che terremo al Monastero di Camaldoli (Arezzo) nei giorni 18-19-20 maggio 2007

è come se vi fosse più paura di perdere
la dottrina che l’esperienza di Cristo

R. Tagliaferri, La “magia” del rito. Saggi sulla questione rituale e liturgica

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Uno con Altri

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di Giovanni Martini

Ascoltate questo: la scrittura è fatta di strutture, non di contenuti. Quindi è fatta di stile.
Lo stile non sono le parole, certamente. Nemmeno le parole come le fai girare quando scrivi.
Lo stile è un’aria percettibile – direi uno spirito – che aleggia al di là di tutto.
Tutto è legato all’intento dell’autore, di lui che scrive.
E’quest’atto nobile, chino – solo – nell’atto stesso di esistere.
Non esiste elaborazione quando scrivi, sembra – ma non c’è.
La meraviglia è data – ex abrupto – dai corpi lessicali che prendono spontaneamente forma.
Se uno pensa di aver azzeccato l’idea, sbaglia.
L’idea infatti – che c’entra con la scrittura?
Puoi avere mille idee, ma se non hai lo stile allora manipoli. Cos’è quindi lo stile?
Potrei dire questo: è Uno con Altri.

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Giovanni Boine – dal carteggio, volume IV

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a cura di Margherita Marchione e S.Eugene Scalia

A Dino Campana

      Porto Maurizio, agosto 1915

Fratello,

E’ una parola che mi piace, sebbene io la usi casto. Avevo un fratello, era boxeur, picchió mezzo mondo e morí di tifo l’anno passato.
Altri fratelli non ho. Ma facciamo una prova con le: puó darsi che riesca. Certo parecchie pagine del suo libro mi diedero una febbre
d’esaltazione che non perderó [ canti orfici ]
        Suo
          G. Boine
ps. Cerco un impiego in India. Il mio indirizzo é Porto Maurizio.

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Commiato

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Mercoledì, 17 gennaio 2007 

Ieri sera ho portato la mia gattina dal veterinario per l’ultima volta. L’amico che era insieme a me, e al quale ho affidato il compito mentre io sono rimasto in macchina,  mi invitava a salutarla per l’ultima volta ma  io ho girato la testa dall’altra parte. Vedo il suo corpicino bianco, mentre se ne va per la strada, davanti a me e io capisco subito di non aver assolto a un rito, di non aver fatto ciò che si doveva: guardarla ancora, dirle ciao, prima di uscire dalla porta di casa. Capisco immediatamente, ma è tardi, che i riti vanno compiuti, che esistono le formule giuste per farlo. Sento una comunione fra le cose, fra gli esseri tutti. Non è un animaletto, un mucchietto di peli; è una parte di me che se ne va. Continua a leggere→

Il canto della follia di un mondo

Nerone – Il parto del mostro – scultura in bronzo 1967

Alla luce di ciò che sta succedendo in molti blog, più o meno collettivi, e, soprattutto, tra la fauna spesso psicolabile che ne fa vivere i commenti (moltissimi dei quali sconcertanti… se non vere e proprie testimonianze di deliranti, privati di una salutare camicia di forza – commenti, spesso anonimi, perciò ‘codardi’, che, di solito, ridacchiando sardonicamente, volutamente fomento, buttando ulteriore benzina sulla pira della vanagloria e dell’ ‘imbecillità’ dilaganti, così, tanto per far intendere dove l’altrui follia, nonché, ovviamente, la mia, può arrivare – ma non la follia ‘bella’, cioè quella follia infine letterariamente costruttiva-ispiratrice, ma quella più ‘becera’, quella più alienata, quella più ottusa, quella avariata, quella ammorbata, quella velenosa, quella crudele), voglio rituffarmi in ciò che fu la prima analisi ‘lucida’ della modernità (e anche del ‘post’, della stessa) che la scrittura italiana ci ha offerto e quindi consegnato tramite uno dei pochi giganti che possiamo annoverare tra le fila delle nostre patrie lettere. Ovviamente, la sua, fu ed è anche grande metafora dello smarrimento che l’Occidente stava e ancora sta vivendo. Lezione esemplare, atemporale… fino a quando non ritroveremo il Centro in un Assoluto (sacrale) comune (oggettivo), oppure fino al giorno in cui non ci autocancelleremo, alla buonora, da questo universo (a cui ben poco rendiamo gloria e che, reputo, neppure si accorgerà di tale nostra totale e miserabile dipartita).

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