di Enrico De Vivo
(Tratto da “Zibaldoni e altre meraviglie”, II serie, 10 ottobre 2005 : www.zibaldoni.it)
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“Oggi l’economia è diventata una fede,
una religione. Quindi bisogna diventare
degli ateisti dell’economia”
Serge Latouche
È come se avessimo perduto alcune capacità. La capacità di profanare, ad esempio, che è legata direttamente all’esperienza. Si arriva a profanare quando si ha una chiara percezione, e quindi è possibile una esperienza, di ciò che è sacro, quando si sa come e dove stanno le cose, certe cose.
Allora è come se noi non sapessimo più come e dove stanno certe cose, perché il sacro è come se non esistesse più nella nostra vita. È forte la sensazione che addirittura il funerale del Papa trasmesso in mondovisione o la decisione del medesimo Papa morente di far esporre la propria salma davanti alle telecamere, non siano affatto espressioni di sacralità. Se il sacro ha a che fare con la religione, infatti, e se la religione è ciò che per definizione è separato dal mondo umano, allora funerale ed esposizione non sono più eventi sacri, ma qualcos’altro di molto più prossimo alla nostra vita, e anche di più inquietante. Di questo qualcos’altro è palesemente chiaro che non è possibile parlare in termini di profanazione, perché se non lo riconosciamo come sacro, non abbiamo nemmeno bisogno di profanarlo, ma al limite di capirlo e di pensarci su. Pertanto se qualcuno accusasse me, ad esempio, di stare facendo qui discorsi blasfemi, io potrei mettermi a ridere. Oppure tentare di spiegare così come segue le mie idee, magari partendo da questa frase di Walter Benjamin: “Dio non è morto, ma è semplicemente stato assorbito nel destino dell’uomo”.














