Archivi categoria: Oltre la letteratura

Abbasso i froci!

di Pasquale Giannino

“Mi sono innamorato di un uomo. Ha quarant’anni ma ne dimostra dieci di meno, fa palestra e gioca a basket. Ha una cultura vastissima, quando spiega non si perde mai nei particolari. Le date gli interessano poco, preferisce la visione di insieme, e fa un sacco di collegamenti con le altre discipline che conosce a menadito. Ha un eloquio ampio e fluido, la sua voce calda e profonda mi manda in estasi.”

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80anni fa in Romania… com’è ancora presente un certo passato, non trovate?

La Legione Arcangelo Michele – verso la Guardia di Ferro

… di fronte a tale situazione decisi di non stare né con l’uno né con l’altro gruppo, di non rassegnarmi, ma di iniziare l’organizzazione della gioventù sotto la mia responsabilità, secondo il mio sentimento e il mio criterio, e di continuare la lotta, non di capitolare.

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Walter Angelici

Gli Emigranti hanno una fissità che incede. Tutto è immobile eppure tutto si muove. Il figlio incastonato al ventre della madre, appendice bluastra e compimento. Il gallo, portato in braccio come un povero vessillo, che grida dalla cresta fiammeggiante tra i volti prosciugati di silenzio.
Il colore di Angelici ferisce. Nell’aureola solare in cui la Martire annega e dissolve una corporeità già quasi trasfigurata, nelle nervature melanconiche e spente di un Gelsomoro che ha l’eminenza fiera e stanca del sopravvissuto. Continua a leggere→

Lettera a mio padre

di Pasquale Giannino

Cassina de’ Pecchi, 9 giugno 2007

Padre, oggi è il tuo ultimo giorno di scuola e io vorrei dirti tante cose. Da piccolo mi vergognavo di te, mi chiedevo perché non fossi come i genitori degli altri bambini che se ne andavano a passeggiare in piazza coi loro amici, e parlavano di politica e si infervoravano da rischiare un infarto e poi tutto si accomodava con una briscola e una birra gelata.

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Elogio del dialogo

La democrazia è discussione, ragionare insieme. E’, per ricorrere a un’espressione socratica, filologia non misologia. Chi, come coloro che si ritengono superiori agli altri, odia i discorsi e il confronto delle idee alla persuasione preferisce la sopraffazione…

… maestro insuperabile dell’arte del dialogo, cioè della filologia, è certamente Socrate, a cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono – dice – “persone affatto incolte”, che “amano spuntarla a ogni costo”, anche a costo di persistere nell’errore e di trascinare altri con sé. Continua a leggere→

Come misurarsi con una società sempre più violenta ?

 

Shanni Naylor, una ragazzina di dodici anni, è stata ripetutamente accoltellata all’interno della sua scuola a Sheffield, nell’Inghilterra Centrale, a una cinquantina di chilometri da Manchester, dopo aver cercato di difendere un altro ragazzino che da giorni veniva continuamente preso in giro.

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All’ombra del dubbio – di Elio Copetti

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Vorrei proporre alla vostra attenzione questo mio testo, scritto in preparazione ad un evento la cui realizzazione concreta è ancora incerta e, ad essere del tutto sinceri, non così essenziale. Pur emergendo da un contesto locale, esso va a rapidamente toccare dei temi molto generali, che forse stimoleranno qualche vostra risposta che andrei volentieri a considerare, tenendone conto nelle future revisioni. Vi lascio dunque i miei riferimenti:

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Sogno come vita o come fuga da essa?

Matisse, Il sogno, 1940

Sogno, fenomeno affascinante, carico di mistero, fonte di grande suggestione con l’evocazione del sovrannaturale nella tradizione mitologica e religiosa e di alta e profusa ispirazione in quella artistica e letteraria; accreditato, inoltre, di un potere magico, divinatorio, passibile di essere svelato, e quindi di grande presa nella cultura popolare delle varie civiltà, dalle più antiche alle più recenti, fino ai nostri giorni. Poi, in seguito all’opera di Freud, strumento della psicoanalisi per penetrare nel profondo dei segreti della psiche, e infine oggetto di grande interesse nella ricerca neurofisiologica che ha aperto nuovi orizzonti per documentare, nella veglia e nel sonno, lo svolgimento dell’attività cerebrale e per meglio comprendere le manifestazioni della mente che da questa derivano. A voi la parola: “Sogno come vita o come fuga da essa?”.

PER PIACERE A D’ORRICO di Valter Binaghi

consigli

Era un professore di filosofia, e voleva salvare il mondo.
Ma la cattedra del liceo gli stava stretta, e nelle riviste di filosofia gli intellettuali si parlano addosso mentre la gente comune impara la vita dai Reality Show: intanto il mondo finisce a puttane. Così lui cominciò a scrivere dei romanzi.
Roba che toccasse il cuore, che facesse pensare. Uno parlava della terra sconvolta dall’industria, l’altro di come i ragazzi impazziscono nel Paese dei Balocchi.
Reazioni incoraggianti di pochi eletti, ma le grandi tirature erano per Moccia e Melissa P – a chi interessa il mondo in rovina?
Decise di continuare.
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SHANTI, di (Marina Pizzi)

Shanti

oggi è morto il portiere extracomunitario del caseggiato in cui abito da più di 20 anni.
aveva meno di 50 anni. è spirato con la scopa in mano nel cortile. aveva due figli e un cucciolo di cane raccattato per strada, Leon, abbandonato.
Shanti sorrideva se lo sorridevi. negli ultimi giorni era un po’ più triste del solito. di sicuro era stufo di lavorare in modo più o meno scempio, da schiavo fortunato, salariato (quasi) protetto da un contratto sindacale regolare, di categoria!
era riuscito, dopo tanti anni di nostalgia, a tornare in visita breve nello Sri Lanka l’anno scorso, dopo molti anni di assenza. fumava per darsi pace.
abitava nella gattabuia del grande condominio popolare che puliva, comportava e sopportava con dignità, distacco e silenzio: non poteva godere di un attimo di buona intimità, mai. le finestre del tugurio dispensato spirano sulla strada: tutti i passanti possono, dentro, sbirciarci: un basso da inferno in terra promessa.
la figlia è una promessa dello studio di ricerca.

Lettera dal Ritiro, di Ezio Tarantino

“E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori.” (2Pt 1,19)

Carissimo,
sono venuto qui, come ogni anno, recalcitrante, come se volessi trattenermi ancora un po’ con la mia dose quotidiana di debolezza. Qui mi basta stare in silenzio per sentirmi garantito nella mia vera forza nascosta. Riassaporo la docilità con cui ho fatto, ormai molti anni fa, la scelta. Qui sento soltanto una voce che mi parla senza fare domande, senza mettermi in crisi. Questo è il motivo per cui non potrei fare a meno di venirci ogni anno. Quello che mi chiede è semplicemente: “dimmi di sì”. In premio una pietra con su inciso il mio nome nuovo.
La stima e l’amore di Dio per noi prescinde dai fatti, non può prescinderne invece il nostro amore per lui. Perché noi siamo i fatti del suo amore. E se noi non corrispondiamo nei fatti, mutiliamo l’affetto paterno, lo releghiamo dentro un libro i cui sigilli resteranno chiusi per sempre.
Siamo liberati solo nella misura in cui rispondiamo: “sì”. Continua a leggere→

ADOLESCERE, SCRITTURE IN ATTESA

ADOLESCERE, SCRITTURE IN ATTESA

Questo spazio non vuole esplorare scritture giovani, di per sé compiute. Piuttosto possibilità, sguardi verso il prima, quando ancora non sappiamo chi siamo, né che cosa faremo nella vita. Quel momento in cui cominciamo a intuire qualcosa e ben presto sentiamo il bisogno di un maestro che ci insegni, che ci faccia specchiare, mettendoci in contatto con la nostra natura più profonda.
  E’ uno stato in cui il narcisismo dell’artista, quel bimbo che chiede a voce alta una ricompensa, ancora tace, farfuglia. Ed è questo che mi interessa.

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Folli o ciechi?

Possiamo dire che le “immagini della morte”, da quando l’uomo ha acquistato una consapevolezza sulla sua fine, hanno subito trasformazioni evidenti nel corso di alcuni, fondamentali, periodi storici. Nell’antichità, in cui l’uomo era al centro dell’universo e delle sue vicende naturali, si aveva una visione antropocentrica e fatalistica della morte, caratterizzata dalla sua accettazione, anche se tragica.
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Da figlio a padre…

di Pasquale Giannino

San Donato di Ninea Chiesa Dell’Assunta

La casa dove ho trascorso l’infanzia e parte dell’adolescenza era di mio nonno Pasquale. L’aveva acquistata negli anni Sessanta, coi risparmi svizzeri. Non fraintendetemi! Non era un uomo d’affari. E neanche benestante. Era da sempre un contadino. Aveva fatto la guerra d’Etiopia. Poi, richiamato per il secondo conflitto mondiale, dovette lasciare il figlioletto di pochi mesi (mio padre) e la giovane moglie, confidando nella solidarietà del vicinato. “Ero nel reparto munizioni e viveri,” mi diceva, “non ho mai sparato un colpo”. “Quando ritornò dopo lo sbandamento,” mi racconta mio padre, “vidi un uomo che barcollava in lontananza. Si fermò sotto un albero e ne strappò il frutto. Poi si avvicinò, mi prese in braccio… baciò mia madre. Subito dopo si lasciò andare stremato.”
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