Certe persone si considerano perse, come se nulla al mondo potesse introdurre un cambiamento. Inutile pensarci. E chi l’ha detto? Abbiamo pregato? Senza speranza rimane solo il gelo.
Gesù ci chiede di condividere ogni cosa. Per noi occidentali egocentrici è pretendere la luna. E perché non dargliela? L’amore è un’utopia solo fino a che non si realizza.
Ama il prossimo tuo come te stesso: non è facile, anche perché Gesù ci ricorda che nel prossimo c’è Lui. Il passaggio decisivo è in questa fede nell’Altro, che si fa altro per amore. L’arte che insegna è una vista più profonda, che vede la bellezza oltre i guasti del tempo e dell’incuria.
Ci sono cose che a Gesù fanno piacere. La vita si arricchisce di piccoli atti di assoluta gratuità, fatti solo per questo. L’amore cresce con gesti che sembrano superflui, eppure riempiono il cuore.
Gesù ci raccomanda il momento presente: quest’attimo che vivo, non tornerà mai più. Fare il meglio di sé significa permettere allo Spirito di portare a compimento la Sua opera.
Ringraziare Gesù dovrebbe essere l’occupazione quotidiana. Lui ci fa il bene, sempre, anche quando le cose vanno storte. È il grazie ad aprire spiragli, a scoprire brecce, a spalancare porte.
Dimenticarsi di sé: strano che nessuno ricordi il principio più essenziale della vita. Forse perché la macchina infernale del commercio subirebbe un colpo mortale. Forse perché l’amore va in direzione ostinata e contraria rispetto agli interessi della massa.
Tutto ha dignità, se fatto con amore. Le cose più umili e insignificanti valgono oro se offerte con gratitudine e generosità. La ricchezza, per Gesù, è una cosa seria.
Pregando e amando, possiamo salvare molte anime. Nella vita, nel mondo, nella storia, tutto è connesso. Sapremo essere tra coloro che consentono l’unione, piuttosto che avversarla? Ogni destino è appeso a questo filo.
A volte Gesù sembra rassegnato: ha fatto tanto, e noi arranchiamo dietro fantasmi inconsistenti. Ma non ha mai pensato “chi me lo fa fare”. È questa la sua forza: credere, amare, sperare, non vengono mai meno.
Se vedessimo Gesù, non avremmo alcun merito ad amarlo. Possiamo credere, invece, fidarci di un messaggio, una parola, compiere quell’atto che è premessa dell’amore: Tu sei. E questo può bastare.
Siamo distratti, anche parlando con qualcuno: una nebbia fitta avvolge il nostro cuore. Ma quando appare il sole, concentriamoci solo sulla luce: parlare con Gesù è un’altra storia.
I più intimi di Gesù sulla terra lo saranno anche in cielo. Mi sembra un buon motivo per entrare in confidenza. Ci sono tesori che attendono solo di essere scoperti.
Passare all’altra riva, guardare le cose con gli occhi di Gesù, stare con Lui: segreti semplici che pochi sembrano conoscere. Chissà perché, ci sfugge l’essenziale.
Vedere con gli occhi di Gesù, pensare ai suoi interessi e non ai nostri: la Legge è questa, ed è un giogo soave, un carico leggero. Chi è troppo pesante non passa all’altra riva.
Basandoci sui nostri meriti, finiremmo male. Bisogna scommettere sulla misericordia del Signore: quando è Gesù a donare, persino il male si trasforma in bene.
Dovremmo credere come respiriamo, senza sforzo, comunicando la presenza di Dio come un fatto di vita quotidiana. È l’offerta che rende straordinario il gesto più consueto. La nostra morte può essere un viatico per l’altrui conversione, come quella del Cristo.
Pregare gli uni per gli altri: è questo il nostro compito. Invece di farci la guerra, di vedere il male inevitabile, i difetti onnipresenti; invece di pensarsi in una giungla piena di agguati, in un mare che nasconde mostri, pregare gli uni per gli altri: ecco un segreto da custodire attentamente.
Cerchiamo la gloria, ma siamo oscurità che riceve luce da Qualcuno. Finché non distinguiamo la fonte, siamo ciechi che vanno a tentoni, in attesa di un burrone in cui cadere.
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