Cerchiamo la gloria, ma siamo oscurità che riceve luce da Qualcuno. Finché non distinguiamo la fonte, siamo ciechi che vanno a tentoni, in attesa di un burrone in cui cadere.
Tutto dipende da quello che ascoltiamo. Oggi c’è un rumore insopportabile, a cui rischiamo di abituarci sempre più: la chiacchiera, il non senso, l’urlo per partito preso. Se ascoltassimo il canto del cuore di Gesù, troveremmo compagnia.
Se il Signore ci desse in base a quanto diamo a Lui, saremmo perduti. Solo la libera iniziativa di una generosità senza pari permette lo scatto di reni di ciò che chiamiamo salvezza. L’eternità è una sorpresa esagerata, uno stupore senza fine.
Dimentichiamo spesso ciò che conta: l’intenzione. È il rimedio a ogni distrazione del cuore e del pensiero. Dio vede il profondo, è lì che ci incontriamo.
Se siamo amici di Gesù, dobbiamo essere in sintonia con Lui, che salvava coloro che incontrava. Salvare, aiutare, consolare: la nostra missione è questa, nelle sabbie mobili dell’egoismo.
Dio ci fa sperimentare le difficoltà per mettere alla prova la fiducia. A questo tiene più di tutto. Se vogliamo piacergli, fidiamoci di Lui: sempre, comunque, anche quando, come Giona, vorremmo andare dalla parte opposta.
Gesù ha una particolare predilezione per i suoi cristiani. Il politicamente corretto si straccerebbe le vesti, di fronte a un pensiero come questo. Eppure lo sguardo del Cristo si posa con particolare tenerezza sul suo piccolo gregge. Non si parla, nel Vangelo, del discepolo che amava?
Il Vangelo ha a che fare con la gioia. È una bella notizia, in questi tempi tristi. Al punto che è facile non crederci. Ma se lasciassimo fare al Dio delle sorprese, scopriremmo che a Lui nulla è impossibile, neanche regalarci una gioia da far circolare in mezzo agli altri.
Sentire la presenza di Gesù non è difficile, – guardando un’alba, per esempio -, ma resta in ogni caso un dono. È Lui che bussa alla porta, mentre a noi è dato di udire e poi di aprire. È una storia d’amore, la vita, o non è nulla.
Nell’uomo e nel cosmo ci sono riflessi della luce di Dio. Lo avvertiamo chiaramente quando c’imbattiamo in tracce di bellezza, bontà, verità. Ma la sorgente non è sostituibile, guai a perderla di vista.
Vorremmo liberarci all’istante di fragilità e mancanze, ma il tempo non è questo: la favola di Dio non cancella la realtà, anzi la investe della vera bellezza, che è quella della Croce.
Quando Gesù dice d’identificarsi con il prossimo, bisognerebbe prenderlo sul serio. Se feriamo qualcuno, è Lui che colpiamo. Vengono i brividi a pensarci.
Si prega per dovere? Bisogna raggiungere una quota di tempo, di parole? Immaginate due innamorati che riempiono un registro in cui si calcola il numero delle dichiarazioni d’amore giornaliere. Non ci riuscite? Bene, allora capite cosa intendo.
Le piaghe di Cristo sono antenne che ci sintonizzano con una frequenza poco amata. Oggi, più della salvezza, conta la salute. Ogni tempo ha una sua lunghezza d’onda, la scala di valori che lo porta in alto oppure lo trascina verso il basso.
Dio ci regala bellezza. Esercitiamoci a cogliere quella che tocca le corde più profonde: lì c’è un legame, un trait d’union, che ci trasforma in esseri speciali.
Vivere alla presenza del Signore: questo è il segreto. La solitudine scava un abisso, nelle nostre giornate, le relazioni sono spesso impossibili: chi conosce il cuore dell’uomo? Ma se Gesù è qui, lo scenario della verità appare per miracolo.
Gesù vuole farci sentire uniti a Lui. Prima o poi lo capiremo, sentendoci luce nella luce, cielo nel cielo. La bellezza è qualcosa che hai davanti, ma che solo da dentro prende vita.
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