Maria è un mistero: una creatura che genera il Creatore, una finestra sull’eternità, che dirada le nebbie del peccato. Contare su di Lei è la mossa giusta.
Bellezza, bontà e verità sono riflesse nel prossimo in cui ogni giorno ci imbattiamo, ma la fonte è Gesù: è a Lui che possiamo abbeverarci, per volare. Il Cielo sulla terra è la realtà più convincente.
Ci sono sempre due possibilità: una più comoda, avvolta nella nebbia delle nostre piccole viltà, l’altra esposta alla luce, capace di rischiare. Se seguiamo Gesù, non abbiamo più dubbi sulla scelta.
Guardiamo un’alba e ci stupiamo della sua bellezza. Se ricordassimo che c’è un Creatore, che l’arte rimanda all’Artista, impareremmo a vederci nella giusta prospettiva.
Gesù, a volte, vuole farci riposare. Sommersi dalla nebbia vediamo, all’improvviso, sprazzi di luce, messaggi di un cielo vicino, anche se sembra lontanissimo.
A don Mario piaceva tanto un canto: Prendimi per mano. Oggi lo chiedo a lui: prendimi per mano, portami in quel punto dove cielo e terra non sono più distanti, il punto di sutura fra la nostra solitudine e la gioia.
Ci congediamo da Gesù, ma Lui resta con noi. Pensiamo d’essere soli, in certi spazi e tempi della vita, ma Lui non se ne va: è l’Amico discreto che ha sempre un gesto d’incoraggiamento e di soccorso.
Il rapporto di Gesù col Padre e con lo Spirito è un rapporto d’amore. Ciò dovrebbe guidarci nelle nostre relazioni con il prossimo. È l’unica realtà che faccia luce nel buio.
Anche nella gioia c’è sofferenza, diceva Gesù a Gabrielle Bossis: si riferiva ai misteri gaudiosi che ricordavano gli eventi della vita di sua Madre. Teniamocela stretta questa gioia, per quanto precaria e minacciata.
Ci sono giorni di nebbia, dentro il cuore: tutto è coperto da uno strato di apatia. È il tempo in cui Maria ci viene incontro: il suo abbraccio sa disperdere la cenere dell’amore perduto.
Vivere in presenza di Dio: ce l’hanno detto spesso. Ma solo quando senti il sapore, quando leggerti dentro non è più illusione, quando avverti di far parte di un progetto prezioso, allora sì, vivi in presenza.
Che ci chiede Gesù? Più fede, più speranza, più amore. Un’energia che giace ignorata nel profondo e che aspetta di essere scoperta. Per essere noi stessi, attingiamo al tesoro che ci abita.
Abbiamo paura di disturbare Dio, che si annoi con le nostre preghiere; ma Lui è sensibile alla tenerezza, non ha le difese che impediscono al mondo di abbracciare.
Se l’umiltà è raccomandata dalla Bibbia, ci dev’essere un motivo. A Dio piacciono i semplici, quelli che vivono nella verità. Lo stress dell’io, prima di rivelarsi una menzogna, è un’idiozia.
Dio non ci vuole schiavi: l’idea di servizio si basa sull’amore. Prima o poi si spalanca la finestra, e si vede la luce. Fino allora si annaspa nel buio, sospesi tra potere e schiavitù.
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