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Mistero

Dio è un mistero. Lo si comprende dal fatto che ci ama. Siamo così amabili? Eppure muore per noi: Lui, l’immortale. Non resta che godere di questo privilegio, condito col dolore. Perché senza sofferenza non c’è amore, sulla terra.

La forza

L’amore si moltiplica. Cerchiamo la forza in palestra, negli integratori, nei trucchi del self help. Ma la forza sta nell’amore che si stratifica giorno dopo giorno, connettendoci con Dio. La sorgente che zampilla per la vita eterna, il seme divino, sono lì, in attesa che noi ce ne accorgiamo.

Cosa fare

Cosa fare, in questo mondo? Abbiamo tante ambizioni e attività. Gli obiettivi ci incalzano, li inseguiamo o li perdiamo di vista, sempre con l’ansia di non avere tempo, di fallire. Chissà se capiremo mai che una cosa sola è necessaria: amare il prossimo per amore di Gesù. Solo lì c’è la gioia, lo Shalom.

Mi ami tu?

C’è una domanda più importante di tutte, quella che, come si dice, taglia la testa al toro. Inutile farsi le altre se questa non ha preso il primo posto, se non è quella che conta. È la domanda rivolta dal Risorto a Simon Pietro, sulla riva del lago: Mi ami tu?

La soluzione

Morire amando, come Gesù, che nell’ultimo istante consegnò lo Spirito, ossia l’amore, il dono eterno che è impossibile perdere, perché è l’unica cosa che rimane. Fare della morte un atto d’amore: è la vera soluzione della vita.

Passione

La passione di Gesù è sempre attuale: la via crucis si ripete ogni momento, finché l’ultimo peccatore della terra non resti ancora in vita. L’amore è sentirsi in sintonia, condividere quest’ansia di salvezza, la certezza che l’amore può strappare alla morte chiunque stia per esserne ghermito.

Com’è

Dio ha bisogno di attenzioni. Questo taglia corto con una religione fatta di abitudini ripetitive e riti vuoti. Obbliga a coinvolgere il cuore e, si sa, il cuore fa cadere le difese, introduce in territori rischiosi, annulla i vantaggi e i privilegi di un’antica furbizia. Ma anche Dio ha diritto a esistere, a essere com’è.

Emmanuel che dice?

Ciò che è buono, viene da Dio, ciò che non lo è, viene da noi: è la convinzione migliore per coltivare l’umiltà. È anche un buon sistema per non svalutarsi: a questo pensano gli altri. Mi viene in mente una scena di Marcellino pane e vino: i frati dicono che sono cattivo, confida il protagonista; ma Gesù gli risponde: Emmanuel che dice? La verità è nelle parole di chi ama.

Ragionevoli

Spesso, nella vita, si inseguono gli amori, ma non l’Amore. È il motivo per cui siamo esortati ad amarlo con tutta la mente, tutto il cuore, tutta l’anima e tutte le forze. Bisogna puntare in alto per arrivare a una modesta sufficienza. Non tutti sono santi; ma che molti, almeno, siano ragionevoli.

Evidenza

Perché non si crede all’amore? Dio ci dà segni innumerevoli della Sua provvidenza, della cura che arriva al sacrificio di sé. La domanda, forse, va formulata in altro modo: non tanto perché, ma come diventare consapevoli di tanta evidenza.

Salute eterna

Se vedessimo Gesù negli altri saremmo più propensi ad amarli. Ma sarebbe ancora meglio diventare consapevoli che tutto è amore, e ciò che non è amore è malattia. Siamo medici che corrono in soccorso di patologie croniche, in se stessi e negli altri. La vita è guarigione, fino al giorno della salute eterna.

Internamente

Gesù è sensibile alle piccole cose: è un effetto del Suo grande amore. Noi, distratti, funzioniamo all’ingrosso, sorvoliamo su molto, abbiamo un sesto senso per non accorgerci di nulla. Il primo frutto della conversione è aprire gli occhi, risvegliarsi: sentire e gustare le cose internamente.