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Antonella Anedda

 

a cura di Giorgio Stella

Per trovare la ragione di un verbo
perché ancora davvero non è tempo
e non sappiamo se accorrere o fuggire.

Fai sera come fosse dicembre
sulle casse innalzate sul cuneo del trasloco
dai forma al buio
mentre il cibo s’infiamma alla parete.

Queste sono le notti di pace occidentale
nei loro raggi vola l’angustia delle biografie
gli acini scuri dei ritratti, i cartigli dei nomi.

Ci difende di lato un’altra quiete
come un peso marino nella iuta
piegato a lungo, con disperazione.

Antonella Anedda

da Dal balcone del corpo

Cori

Solo nel coro può esserci verità
(Franz Kafka)

Coro I

C’era la stanza dove paura e tempo ruotavano.
Dove lui le accarezzò la schiena lavando con l’acqua ogni
traccia di respiro.
Le loro ossa brillarono in segreto.
Quando pensarono di amarsi
la luna sollevò l’acqua in due diverse maree.
Quando lei rispose lui era già lontano.
Lui parlò, lei stava cercando di raggiungerlo
il cane abbaiava nel vento. Cane e vento confusero entrambi
e più di tutto confuse la torcia di chi li andava a cercare.
L’amore s’incise a quel punto.
Lei restò tra gli scogli e la sabbia.
Il mondo si fece rosso e il cane le coprì le ginocchia.
Notte e maestrale li gelarono insieme.

Ecco per te che ti fermi e ascolti – questo dettaglio
mentre il freddo mi sale;

“Essi vivono dietro una veranda di vetro. Essi scaldano i
rispettivi corpi”. Continua a leggere