Archivi tag: Bianca Madeccia

“Variazioni sul buio” di Bianca MADECCIA

Canto con i tuoi petali in gola
signora del sentiero, antitesi del giglio,
vetro che vibri di tutti i suoni del mondo,
nuvola che appare sulle città maledette,
legno che presiedi i patiboli,
ferro forgiato dai lampi,
o rosa mistica,
preserva la nostra voce,
non restituirci
alla bianca sequenza delle ore morte
rendi fertile questa miseria
insegnaci una lingua
che questo secolo comprenda
oppure che termini ora il cantico
perché non ha più senso
questo monotono lamento
torni dunque il silenzio
a bruciare come il sale.

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“L’anaconda” – Bianca Madeccia

La mamma lo tiene prigioniero da quarantacinque anni. Non si può allontanare da lei. Questi sono gli ordini. Allora lui, allora lui, dicevo, allora lui, per sopravvivere si è trasformato in anaconda. Non viaggia molto, anzi per niente. Sta perlopiù fermo, striscia attorno alla casa. Oppure guarda le foto delle bambine discinte attraverso l’oblò sul mondo, la scatola elettronica dei giochi, insomma, lì, dove ci sono le bamboline vive, quelle che puoi circondare e stritolare con un click. Continua a leggere

Le pioniere del cinema muto – Bianca Madeccia

«Era una giornata afosissima. Stavamo morendo di caldo men­tre aspettavamo l’apparizione della diva. Qualcuno comincia­va a insinuare che Theda si fos­se liquefatta con il bistrò che le impastava le ciglia. Si aprì una porta e ap­parve ai nostri occhi la regina delle sirene bardata di pellicce fino ai denti. “Miss Bara — disse l’agente con una voce da im­bonitore da circo — è nata all’ombra della Sfinge. Laggiù fa molto, molto caldo e lei qui ha freddo». Continua a leggere

“Entierro” di Daniela RAIMONDI

entierro
Tra mito e tragedia moderna, Entierro è la storia in forma poematica di un infanticidio. A raccontarla, in prima persona, è la rea del delitto, una giovane donna vittima di uno stupro – uno dei tanti consumati in ogni tempo e luogo. Il poema procede per scene, digressioni e flashback in un alternarsi di ricordi e stati d’animo che rompono la linearità diacronica della vicenda: dall’innocenza al delirio, dalla follia al pentimento, dal dolore all’accusa, in un flusso ininterrotto di coscienza. Vi è il ripudio della carne, della vita cresciutale dentro, suo malgrado; e, per contro, l’istinto di madre tradito, nella forma di un lacerante pentimento. L’interiorità monologante s’alterna con immagini vivide e metafore efficaci, dentro una scrittura capace di fondere bellezza e forza introspettiva. (gn)

*

Un giorno ho visto una bambina
in riva la mare.
Aveva gambe nude.
il vento muoveva i suoi capelli
e fra le mani
portava gabbie vuote.
Era felice.
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“Silenzi in forma di Poesia”: performance, versi, gesti e musica. a cura di Bianca Madeccia

“Silenzi in forma di Poesia”: performance, versi, gesti e musica.

a cura di Bianca Madeccia

All’interno della 13° edizione del Festival del “Maggio Sermonetano” http://www.maggiosermonetano.it/, un mini-festival di tre giorni che nasce con l’intento di testimoniare la ricchezza di linguaggi, stili e messaggi che si muovono nei cantieri della poesia italiana contemporanea. Continua a leggere