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Marino Magliani, “Materiali onirici di un somarello marino”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani, Materiali onirici di un somarello marino, Hopefulmonster Editore, 2024

Il nuovo romanzo di Marino Magliani – che chiamo consapevolmente così, e non romanzo breve o racconto lungo, come potrebbe sembrare – è stata una grande sorpresa. Materiali onirici di un somarello marino, appena uscito per Hopefulmonster nella collana “Pennisole”, diretta da Dario Voltolini, è un’opera che ribalta lo schema a cui ero abituato pensando alle opere di Magliani, ovvero l’osservazione del mare da parte di un uomo che vive a terra e si sposta lungo le coste, o al limite lo attraversa navigando. Tutta la produzione dello scrittore ligure residente in Olanda è infatti sospesa tra questi poli, oscillando tra il Ponente della sua regione, le dune delle spiagge nei pressi di IJmuiden, nei Paesi Bassi, e a volte l’Argentina o la Spagna, con l’orizzonte convesso del mare o dell’oceano a fare da costante interlocutore – tanto che a volte chiama confidenzialmente l’Atlantico “la pozzanghera”.

Qui no. Qui ci immergiamo direttamente nelle profondità del mare, fin nel cuore dei suoi fondali, per andare ad appuntarci nel punto di vista di una delle sue creature, una sorta di cavalluccio marino (in curiosa assonanza col nome dell’autore) che, stufo della solita vita e soprattutto desideroso di vedere “la pelle del mare”, ossia la superficie, con le prospettive di mondo che se ne spalancano, dopo essersi consultato con un altro membro della sua specie che racconta di aver fatto quel viaggio, parte anche lui per un’avventura che lo porterà dove non pensava. Continua a leggere

La favola bella


Ci sono cose dell’altro mondo. Anche in senso stretto. Cose che fatichiamo a comprendere, di cui è problematico afferrare la portata, al punto da sembrare favole, illusioni. Pensiamo all’incarnazione di Cristo: a chi pare possibile che un Dio si faccia uomo? Che sia concepito per opera dello Spirito Santo? Che un Dio, dunque, si possa guardare, toccare, che si possa parlargli faccia a faccia? Eppure è vero. Ci sono due atteggiamenti possibili al riguardo: un’alzata di spalle, come fanno in tanti – salvo, primo o poi, trovarsi a fare i conti con una insospettata verità -; o un grazie iniziato la mattina e finito la sera, prima di dormire. Grazie, Gesù, perché ci hai regalato la favola più bella; e perché, come scriveva Calvino, le fiabe sono vere.