Di solito presto poca attenzione all’immagine sulla copertina di un libro. Così è stato anche per l’ultimo romanzo di Francesco Recami, Prenditi cura di me.
Solo dopo averlo terminato di leggere, ora che giace sul tavolino in cristallo, sotto il gazebo della mia villa in campagna, mentre osservo due cerbiatti brucare l’erbetta del parco, mi rendo conto come in questo caso sia già tutto contenuto lì, in quell’elaborazione grafica ritagliata nel blu Sellerio.
L’immagine in copertina è una natura morta di Antonio Donghi, del 1928. Riguardandola, mi sono chiesto perchè sia stato scelto proprio quel particolare, raffigurante l’angolo di un vassoio con una tazzina da caffè, e un coltello in primo piano, fuori dal vassoio.
E’ un’immagine che mi ricorda le opere di Hopper, specie per le linee di fuga tagliate, in diagonale, a dare l’idea di non completo, di indeterminato. Ed è un’indeterminatezza che c’entra molto con la vita dei personaggi che popolano l’ultimo romanzo di Recami. Sballottati tra un’esausta acquiescenza verso i piccoli personali fallimenti e una lotta a tratti tenera ma spesso disperata con i propri mulini a vento. Continua a leggere
Francesco Recami – Prenditi cura di me
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