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Intervista a Giulio Mazzali

di Luca Pizzolitto

1) La pratica del buio è la tua terza raccolta poetica, che vede la luce a distanza di 7 anni dal tuo primo libro, Tempora. Come è cambiato (se è cambiato), in questi anni, il tuo essere vicino alla poesia, sia per quel che riguarda la lettura, che la scrittura?

      Giocando con le parole del Premio Nobel W. Szymborska, mi piace definire Tempora “la prima prova della mia insoddisfazione”. Fin dai primi testi essa ha corrisposto all’urgente bisogno di esprimere in versi, non sempre riusciti, una personale condizione di patimento e malessere. Una raccolta a me molto cara, accompagnata nel corso della sua travagliata composizione da avide letture. Un momento preliminare, volto alla ricerca di voci poetiche che rappresentassero un “corrimano” esistenziale. Ricerca che negli anni successivi è divenuta dialogo sempre più fitto, scambio lucido e inesauribile, necessario, senza il quale nemmeno quest’ultimo libro, La pratica del buio, sarebbe mai nato. Continua a leggere

La parola ai poeti. Giulio Mazzali

“Cos’è la poesia, e come nasce un tuo testo?”. Mi è capitato spesso, durante incontri e presentazioni, di ascoltare domande simili. Risposta? Ammessa l’impossibilità di proporre una definizione univoca di cosa sia poesia, l’autore di turno chiarisce di poter parlare solo di “sé”, della sua esperienza compositiva, di cosa la poesia abbia rappresentato e continui a rappresentare per la sua storia personale. Dramma della “lirica” direbbero i più esperti, e certamente non nuovo. 

      “La poesia è poesia quando porta con sé un segreto”, confessa in un’intervista del 1961 Giuseppe Ungaretti, che messo alle strette sui meccanismi soliti di composizione, ammette sospirando che “si fa poesia non pensandoci, perché occorre farla”; un’idea giunta inaspettata ci tormenta, spinge a un lavoro di scrittura e riscrittura che varia da caso a caso in base a logiche ora di suono ora di significato. Ma anche Ungaretti sull’origine dell’atto poetico è chiaro: se la poesia (intesa come lirica) è sforzo compiuto dal soggetto per esprimere i propri sentimenti, essa dipende dalla “fantasia” e dal “momento storico” di composizione. Scrivere poesia è fare esperienza di sé, relazionarsi al mondo consapevoli che il rapporto con la realtà (fortemente connotata da eventi di diversa natura) non consente solo una conoscenza “oggettiva”, ma permette di scoprire qualcosa di più profondo e altrimenti sconosciuto.  Continua a leggere