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Il romanzo sul fútbol povero della vecchia Argentina (che ci riporta alla magia autentica del calcio)

da Rassegna Stampa Il Punto | La newsletter del Corriere della Sera

Venerdì 27 settembre 2024

Rassegna antropologica (Minimi Tropici)

Il romanzo sul fútbol povero della vecchia Argentina (che ci riporta alla magia autentica del calcio)

di Mauro Francesco Minervino editorialista 

«Forse l’Occidente sta anticipando una religione e ancora non lo sa».

Lo scriveva alcuni decenni or sono Marc Augé in un breve, folgorante e ironico saggio — Football. Il calcio come fenomeno religioso — scritto in prima battuta per la rivista francese Le Débat nel 1982, e poi a lungo rivisto e aggiornato sin quasi ai giorni nostri. Nel calcio attuale, spiegava poi lo studioso francese, di fronte alle enormi trasformazioni recenti registratesi nello sport, si sono venuti via confermando i condizionamenti esterni ai fattori di specialità e all’etica del gioco. Fenomeni di grande scala sui quali, col suo acuminato sguardo da antropologo della contemporaneità applicato al football, Augé ci invitava infine a riflettere da par suo. Aspetti come la dimensione pervasiva dei giganteschi rapporti di forza economici e i crescenti interessi politici che sempre più sovrastano e deformano lo sport più popolare al mondo. Gli stadi, trasformati da campi sportivi in templi catodici ove si mette in scena e si celebra il più grande spettacolo di consumo delle società globali uniformate dalla contemporaneità. Continua a leggere

SUL TAMBURO n.46: Marc Augé, “Football” & Alain Corbin, “Breve storia della pioggia”

Marc Augé, Football. Il calcio come fenomeno religioso, trad. it. di Eleonora Montagner, Bologna, EDB, 2016

Alain Corbin, Breve storia della pioggia. Dalle invocazioni religiose alle previsioni meteo, trad. it. di Valeria Riguzzi, Bologna, EDB, 2016

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di Giuseppe Panella

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Che cosa collega questi due brevi saggi, densi e succosi come limoni maturi e altrettanto capaci di dare sapore e colore a ricerche che altrimenti si rivelerebbero pure espressioni del tempo e della moda sociologici? Il calcio analizzato nel breve saggio di Marc Augé, antropologo culturale e studioso della contemporaneità più diretta, non è certamente lo sport che inflaziona gli schermi televisivi di tutto il mondo mentre la pioggia ricostruita nei suoi effetti soggettivi e letterari da Alain Corbin non è soltanto un fenomeno meteorologico ma una “categoria dello spirito”.

Lo “sguardo a distanza” evocato dall’antropologo francese e considerato caratteristico degli eventuali osservatori “uroni o irochesi o persiani” che avessero dovuto concentrarsi su fenomeni da essi considerati strani e inauditi (come avviene a più riprese nelle Lettere persiane di Montesquieu o in L’Ingenu di Voltaire) permette di riconoscere nel rito della partita di calcio settimanale (spesso praticato anche nei giorni intermedi della settimana in occasione di competizioni internazionali) un evento che va al di là del puro e semplice fatto sportivo. L’idea della partita di calcio come rito che ad Augé deriva da una rilettura critica di Durkheim è semplicemente il portato di un’osservazione empirica (l’afflusso di spettatori davanti alla TV per le partite di pallone o gli spostamenti in massa verso i campi da gioco nel periodo dei diversi campionati) che però si rovescia in un’affermazione teorica di respiro generale:

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Vivalascuola. Scuola giovani lavoro

Scrivo queste poche righe in una condizione di incredulità e con un gran dolore nel cuore. La scuola è il luogo della tutela. Il luogo a cui affidiamo tutti i giorni i nostri figli, in cui entrano i nostri studenti, il nostro luogo di lavoro. Ciò che è accaduto a Brindisi è inconcepibile. Lunedì entriamo nelle nostre scuole proponendoci di raccontare, di commentare, di analizzare l’orrore di questo avvenimento. Dovremmo entrare listati a lutto. Dovremmo trasmettere – noi che li vediamo tutti i giorni, timorosi, indolenti, silenziosi, sorridenti – il grido di orrore con cui la scuola reagisce alla propria profanazione. Più di qualsiasi minuto di silenzio, la forza delle nostre parole deve essere il modo per dire che, qualunque sia stata la matrice di un atto tanto insensato e bestiale, noi – insegnanti e studenti – non ci stiamo, né ora né mai. Lunedì tutte le scuole d’Italia devono chiamarsi Morvillo Falcone, per Melissa che non c’è più, per Veronica e tutti gli studenti feriti, per i nostri ragazzi e per questo sventurato Paese che merita altro. (Marina Boscaino)

Tra scuola e lavoro mettiamo il futuro
di Marilena Salvarezza

Tra scuola e lavoro c’è sempre stato un legame forte quanto contraddittorio, con un’oscillazione costante tra due poli estremi. A uno l’appiattimento sui bisogni del mondo del lavoro e la spinta a “canalizzazioni precoci”, all’altro il distacco della scuola dal territorio e dalla realtà Continua a leggere