La chiusura di una rivista è una perdita per tutti, per questo mi colpisce la serenità con cui il direttore Massimo Parizzi comunica che questo è l’ultimo numero di “Qui“. “Quello che la rivista poteva dare, l’ha dato” conclude Parizzi, il che in un certo senso è vero, e di questo gli siamo grati. Poche riviste sono così chiaramente caratterizzate come “Qui” da un’idea forte che sta alla base: la storia di oggi vista attraverso le scritture personali, nella convinzione che le scritture personali più di altre, nella loro immediatezza e vicinanza agli accadimenti, racchiudano una verità capace di esprimere il dato storico e di trascenderlo. Questa idea, in linea con le ricerche storiche del Novecento, l’abbiamo vista realizzata, dal 1999 ad oggi, seguendo attraverso “Qui” i fatti del presente, dalle guerre in Palestina al terremoto in Cina alle recenti rivolte arabe. Inevitabilmente ci mancheranno le “voci” di “Qui“, vivere con esse la storia che si va facendo, ma quel punto di vista accompagnerà anche nel futuro quelli che hanno avuto la fortuna di essere lettori di “Qui” in questi anni. Per gli altri, per quelli che non hanno potuto leggerla a causa della difficoltà con cui circolano i prodotti culturali autonomi e che spesso ne determinano la chiusura, c’è la possibilità di dare uno sguardo retrospettivo consultando on line l’archivio della rivista.
Questo è l’ultimo numero di “Qui”
di Massimo Parizzi
Nell’ottobre del 2009 questa rivista ha smesso di uscire. Non abbastanza soldi (cioè abbonamenti); troppo lavoro (cioè mancanza di collaboratori per i compiti più esecutivi: dalla correzione delle bozze all’impaginazione, dalla stampa degli indirizzi all’imbustamento); e anche, non ultimo, il bisogno sempre più sentito che a pensarla e comporla, dopo dieci anni in cui l’avevo fatto sempre io, partecipassero altri. Queste, allora, le ragioni della fermata. Che pensavo, temevo, sarebbe stata definitiva. Invece, nel gennaio 2011, “Qui” ha ripreso a essere pubblicata. Continua a leggere→