Autunno
Dal culmine dell’estate al primo autunno la madre si preparava per l’inverno come per una spedizione. Dall’estate si portava le conserve, i sughi, i pomodori salati; dall’autunno, l’olio, il vino cotto, la marmellata di cotogne, le olive in salamoia. In quei giorni tutta Avola risuonava del paziente rimestare delle donne nei larghi piatti delle conserve sui marciapiedi e sui terrazzi, con gli abiti macchiati di pomodoro e in capo bianchi fazzoletti per proteggersi dal sole. In pieno agosto s’accendevano fuochi negli slarghi delle strade e si protendevano le braccia a mescolare il pomodoro che si faceva bollire in enormi calderoni. Grandi amori e grandi inimicizie, invidie e gelosie, confidenze e maldicenze a non finire nascevano per via di prestiti di piatti e strumenti concessi o negati; si sarebbero rincorsi fino all’anno successivo, quando avrebbero avuto una possibilità di appello. Nei fine settimana anche il grande spazio deserto della fabbrica s’animava di voci e attività. Poi era la volta delle mandorle, a far bella mostra di sé sui marciapiedi, dove eran fatte rotolare con rumore secco e legnoso; e delle carrube, dal suono leggero e vuoto, buone per bestie e bambini. I ragazzi, passando, non resistevano alla tentazione di un assaggio, e i loro appostamenti e andirivieni s’intrecciavano con quelli dei sensali e delle offerte. Poi entravano in azione i frantoi e i palmenti, lavorando giorno e notte, con tanti spettatori a contendersi i posti migliori. Tra questi la mamma Maria, attentissima a che nessuno le passasse avanti, senza pace finché non entrava in possesso del suo poco olio. Poi faceva il racconto delle battaglie che aveva dovuto sostenere. Poi…
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