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“Paulu Piulu” di Giorgio MORALE. Recensione di Marco Scalabrino

Autunno

Dal culmine dell’estate al primo autunno la madre si preparava per l’inverno come per una spedizione. Dall’estate si portava le conserve, i sughi, i pomodori salati; dall’autunno, l’olio, il vino cotto, la marmellata di cotogne, le olive in salamoia. In quei giorni tutta Avola risuonava del paziente rimestare delle donne nei larghi piatti delle conserve sui marciapiedi e sui terrazzi, con gli abiti macchiati di pomodoro e in capo bianchi fazzoletti per proteggersi dal sole. In pieno agosto s’accendevano fuochi negli slarghi delle strade e si protendevano le braccia a mescolare il pomodoro che si faceva bollire in enormi calderoni. Grandi amori e grandi inimicizie, invidie e gelosie, confidenze e maldicenze a non finire nascevano per via di prestiti di piatti e strumenti concessi o negati; si sarebbero rincorsi fino all’anno successivo, quando avrebbero avuto una possibilità di appello. Nei fine settimana anche il grande spazio deserto della fabbrica s’animava di voci e attività. Poi era la volta delle mandorle, a far bella mostra di sé sui marciapiedi, dove eran fatte rotolare con rumore secco e legnoso; e delle carrube, dal suono leggero e vuoto, buone per bestie e bambini. I ragazzi, passando, non resistevano alla tentazione di un assaggio, e i loro appostamenti e andirivieni s’intrecciavano con quelli dei sensali e delle offerte. Poi entravano in azione i frantoi e i palmenti, lavorando giorno e notte, con tanti spettatori a contendersi i posti migliori. Tra questi la mamma Maria, attentissima a che nessuno le passasse avanti, senza pace finché non entrava in possesso del suo poco olio. Poi faceva il racconto delle battaglie che aveva dovuto sostenere. Poi…
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La partenza

di Giorgio Morale

Era la soglia dell’anno 1960 e Paolo aveva ormai dimenticato l’America, quando nel suo universo fece l’ingresso un altro corpo celeste: la Germania. I pionieri ne tornavano già, portati dal caldo estivo, ed erano d’esempio ad altri. Con qualche parola straniera che s’inseriva nei discorsi rendendoli più convincenti, narravano di grandi fabbriche e miniere dove i soldi si scavavano insieme al carbone. Appena tornati, gettavano le fondamenta di case che avrebbero completato nei successivi ritorni. Continua a leggere

Estate

di Giorgio Morale

La vera estate cominciava quando scoppiava il canto delle cicale e vinceva ogni cosa. Per tutta la stagione esse seguivano chi andava per il paese, dalle campagne della periferia ai cortili, dai giardini pubblici alle piazze. Ovunque c’erano alberi, le fronde risuonavano, enormi sonagli agitati dalla campagna al cielo per un invito a una festa. Quel ritmo, uniforme, assordante, conteneva ogni musica. Il cielo rispondeva mescolandovi i suoi raggi, scroscianti, abbaglianti. Continua a leggere