Da “Notte di nebbia in pianura”

Ecco l’incipit del romanzo Notte di nebbia in pianura, di Angelo Ricci (Manni Editore).

«E così, anche per questa sera, abbiamo finito, signori. Come sempre, stare in vostra compagnia, è stata un’occasione unica. Arrivederci e grazie a tutti.»
Il capannone era giallo. Le porte erano di un verde smorto.
«Eppure è in mezzo alla città. Però sembra in campagna.»
I pensieri te li trascini dentro. Tanto per avere qualche cosa da fare. Tanto per avere qualche cosa che ti distragga. Tanto per avere qualche cosa da dire.
Dopo.
Semmai.
Arrivarci con la nebbia non è un problema. La nebbia la respiri. La modelli con il fiato che fai uscire dalla bocca.
Come da piccoli.
La nebbia ti piace perché ci sei nato dentro.
«Osservate con calma questa caratteristica, signori.»
La nebbia ti piace. La nebbia fa la differenza. Perché questa terra esiste? Perché c’è la nebbia! Anche d’estate, quando non si riesce a dormire per l’afa appiccicosa, a cosa pensi? Che tra qualche mese tutto questo umido sarà nebbia. Solo e soltanto nebbia.
Nebbia, nebbia e nebbia.
È come a Milano. Ma qua è diverso. Là si fa per finta. Qua si fa per davvero. E quello che là c’è per davvero, qua c’è per finta.
Il capannone adesso è più giallo. Il verde delle porte è meno smorto.
«Sono solo trecentonovantanove euro.»
Io mi porto sempre tutto addosso. Tutte le sere. Anche quando non devo lavorare.
«Ad un certo punto, se fa troppo caldo, fammi un segno, che io faccio accendere i ventilatori.»
Adesso fa freddo. Il freddo umido e pesante che ti ricorda che tra qualche giorno è Natale.
Io mi porto sempre tutto addosso. Tutte le sere. Anche quando non devo lavorare.
«Non è possibile che una laurea in legge non ti dia da mangiare! È solo che tu di voglia di lavorare non ne hai mai avuta!»
Io mi porto sempre tutto addosso. Tutte le sere. Anche quando non devo lavorare.
«Questa sera non ti dico di fare in fretta. È saltato un cavo esterno per il troppo gelo. Stai pure tranquillo. Ci vorrà almeno un quarto d’ora prima di cominciare.»
«Con calma signori. C’è tutto il tempo che volete a disposizione. Sono sempre e solo trecentonovantanove euro.»
Adesso il capannone è proprio giallo. Le porte però sono ancora di un verde troppo smorto.
«Ricordate che il liceo di questa cittadina, anche se piccolo, ha sempre preparato benissimo tutte le generazioni di studenti che ci sono passate.»
«Con calma signori. C’è tutto il tempo.»
«Io faccio il preside di questa scuola da quasi trent’anni e non ricordo un solo nostro studente, uno solo, che poi all’università non si sia laureato con meno della lode e che poi non abbia trovato almeno un posto da dirigente.»
«Sono solo trecentonovantanove euro.»
C’è così tanta nebbia stasera che non si vede nemmeno il campanile del Duomo. Eppure sarà a duecento metri.
«Osservate signori, questa nuova proposta che vi facciamo.»
A sinistra c’è solo un buco. Grigio e giallo dove c’è il lampione. Più chiaro dove la via finisce e sbuca in piazza ducale.
Sembra uno sbadiglio.
Adesso anche il verde troppo smorto delle porte si vede meglio. Basta avvicinarsi. Basta andare più vicino per riuscire ad aprirsi un varco. Un varco tra tutta questa nebbia. Tutta questa nebbia che ti si apre davanti, giusto quel poco di tempo necessario per richiudersi subito alle tue spalle e farti capire che ne sei prigioniero.
Senza scampo.
Io mi porto sempre tutto addosso. Tutte le sere. Anche quando non devo lavorare.
Lo faccio perché è più comodo. Lo faccio perché così non rischio di perdere niente. Niente di quello che sono stato. Niente di quello che forse sarò.
Con tutta questa nebbia.
«Coraggio, signori. Sono solo trecentonovantanove euro.»
Il portone dal verde troppo smorto si apre con facilità. Dentro è quasi tutto vuoto. Anche qui c’è posto per la nebbia.
«Eppure è in mezzo alla città. Però sembra in campagna.»
I pensieri. I pensieri bisogna che vadano da soli. Così tengono compagnia. Così non ne vengono di peggiori.
«Coraggio, signori. Non potete non approfittare di questa offerta natalizia. Osservate la mano sicura dell’artista. Osservate il fine cesello dell’artigiano.»
Io mi porto sempre tutto addosso. Tutte le sere. Anche quando non devo lavorare.
È più comodo.
«Sono sempre e soltanto trecentonovantanove euro. Approfittatene, signori. Dopodomani è Natale.»

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