“Arabeschi di Luce”, di Maria Grazia Maramotti

Recensione di Giovanni Agnoloni

Maria Grazia Maramotti, Arabeschi di luce (Campanotto Editore, 2009)

L’opera di un poeta racchiude in sé significati spesso criptici, che risuonano con le profondità dello spirito, dov’è difficile arrivare per tramiti razionali. Serve un approccio intuitivo, emotivo e spirituale.
Questo è profondamente vero per una poesia d’impostazione ermetico-archetipica, qual è quella di Maria Grazia Maramotti. Nata presso Mantova e autrice di numerosi testi poetici, (tra i quali Sul filo dell’inquietudine, del 2001, prefatto da Mario Luzi, Geno Pampaloni e Pier Francesco Listri, ed edito da Campanotto Editore), con Arabeschi di luce (sempre di Campanotto Editore) l’autrice ci offre un campionario di pensieri affioranti dalle profondità dell’animo.
Sono quasi suoni emergenti dagli abissi, scricchiolii fossili che raggiungono la nostra sfera percettiva come elementi di eccezione e dis-trazione rispetto ai rumori di fondo della “caverna platonica” nella quale viviamo.
Questa raccolta di versi, con testo a fronte anche in inglese e in spagnolo (tra l’altro acquisita da varie università americane), presenta simili alternanze di vari stati d’animo, che sembrano ruotare intorno a vibrazioni di poli energetici opposti, come in uno scenario eracliteo che fa da sfondo a dinamiche intime, fondamentalmente imperniate sul tema dell’amore (in senso personale, cosmico e divino). Vi si avverte l’impronta di una sofferenza sublimata ma non svuotata della sua intensità, che continua a palpare in forme vive.
Delle liriche di Maria Grazia Maramotti, personalmente preferisco le più brevi e dense. Come Io…, che recita:

IO…

festuca
squassata da marosi,

all’incaglio di arenili
d’orgoglio e d’illusione

oppure Rapsodia:

RAPSODIA

di note colorate
il ricordarti!

Flautar di sogni
sotterrati

ai piedi
d’una croce

È evidente l’impronta cristiana, che però non viene fatta “pesare”, ma emerge spontaneamente, insieme agli altri tratti stilistici di questa poetessa, come segno rivelatore dell’approdo di una ricerca di unità nel Sé, al di sopra (o meglio, al fondo) della polimorficità dell’ego.

E L’AURORA

accarezza
rosati pallori
d’orme

in processione
lenta…
al Tempio di Luce

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

3 pensieri su ““Arabeschi di Luce”, di Maria Grazia Maramotti

  1. giovanniag

    Grazie, Anna. Sì, credo che quelli di Maria Grazia Maramotti siano versi che toccano delle corde intime molto importanti.

    A presto,
    Giovanni

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  2. Umberto Begnozzi

    Cara Cicci,sono molto contento di averti rintracciata.Qto prima cercheró di leggere tutte queste informazioni che sono disponibili,perché ora é giá molto tardi.Un grande abbraccio affettuoso dal tuo amico d’infanzia,Umberto

    Rispondi

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