Archivio mensile:Marzo 2016

Vedi alla voce vigliaccheria

di Stefanie Golisch

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L’antagonista del bene non è il male, ma la vigliaccheria.
Il male è solo la versione light, quella dei bambini e dei
chierichetti e di tutti quelli che sorridono sempre e pensano
che i cattivi siano scuri, pelosi e maleodoranti, diversamente da noi,
buoni e giusti, sempre.
Ma il cattivo, il lupo, in fondo, è un avversario degno
che vale la pena di conoscere, di affrontare e di combattere.
Il vigliacco no.
E’ insipido, non si fa conoscere,
sfugge prima di poter essere riconosciuto.
Non ha alcuna personalità.
Chi si ricorda i tratti flosci del suo viso?
Il vigliacco non appare quasi mai da solo.
Gli piace stare nel branco,
confondersi con gli altri, suoi simili,
povero girotondo di vigliacchi e vigliacche
di tutte le età.
Urlare quello che tutti urlano, picchiare quello
che tutti picchiano. Stare dalla parte della
maggioranza che ha sempre ragione:
così non c’è mai il rischio di perdere una sola partita. Continua a leggere→

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Sodoma e Gomorra

In Italia ogni questione di principio è solo un’occasione per scontrarsi su interessi che di ideale possiedono davvero poco. E’ il caso della battaglia campale sulle “unioni civili”. La legge che le disciplina è passata, ma a spese della “stepchild adoption” e della rimozione dell’obbligo di fedeltà. In realtà, questa legge dice troppo per i cattolici e troppo poco per i laici. E’ il caso appunto dell’ “adozione del figliastro” che interessa le coppie omosessuali ma anche quelle etero. E non c’entra nulla con l’ “utero in affitto”.

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Pauli e Jung si scrivono

di Riccardo Ferrazzi

Jung e Pauli copertina

Non è inconsueto che uno scienziato coltivi e approfondisca interessi culturali al di fuori della sua disciplina, ma è singolare che un genio della fisica incontri un capostipite della psicanalisi e per anni e anni si dedichi a ricercare un terreno comune fra due discipline apparentemente agli antipodi. Questo è il caso che si verificò con Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung.

Le lettere che i due studiosi si scambiarono per quasi venticinque anni sono oggi disponibili in volume: “Jung e Pauli – Il carteggio originale: l’incontro tra Psiche e Materia”, edito da Moretti & Vitali. L’epistolario è stato curato da Antonio Sparzani con Anna Panepucci, analista junghiana, docente e autrice di pubblicazioni specialistiche.

Sparzani, a lungo docente di fisica all’Università di Milano, cultore di letteratura e da sempre fautore di un sapere integrato, al di là delle distinzioni fra discipline umanistiche e scientifiche, è autore, tra l’altro, di “Relatività, quante storie” (Bollati Boringhieri, 2003 e 2010), un’opera che mette in luce le molteplici interconnessioni fra scienza e letteratura in materia di relatività.   Continua a leggere→

“Il canale bracco” e “Tre montagne”. Scarti semantici

Tre montagne di Matteo Meschiarimagliani_braccoIl canale bracco e Tre montagne. Scarti semantici

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di Stefano Costa

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Ho aperto più volte su una pagina a caso “Tre montagne”, prova narrativa in tre tempi di Matteo Meschiari (pubblicato a fine 2015 da Fusta, editore indipendente di casa a Saluzzo, in provincia di Cuneo). L’esperienza è quella di una solida semantica, di una cerchia di termini e combinazioni che indagano – attraverso un’analisi che non esiterei a dire “scientifica” – la trasformazione del gesto in parola. Il gesto di cui si narra in tutti e tre i capitoli di quella che sembra essere, anche se non lo è appieno, un’unica storia, chiama lo stigma preistorico, il graffio fissato per sempre in una roccia – il segno che un essere umano può ritrovare a distanza di millenni, mutato nel tempo ma sempre uguale a se stesso. Tale il destino del fossile: quello di impoverirsi di tessuto muscolare, quello di veder asciugarsi il nervo che ne percorreva il dorso al fine di lasciar affiorare le informazioni criptate nella sabbia delle ossa, e in esse soltanto.

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Meduse, di Rosa Salvia

Meduse
Immobile bianca eternità attende, là ove, anno per anno, entro di sé, mutò volto
e sostanza,
mille mani protese in un abbraccio di acqua,
immense meduse dai filamenti urticanti aspettano che la mancanza d’immenso
lavi i loro occhi come lillà che si schiudono: mancanza sofferta, sofferenza
accettata, sguardo d’incendio, là ove la trasparenza spacca il cuore in un grido
che apre all’amore. Continua a leggere→