
Il Padre è più padre di mio padre. È semplice, secondo logica, perché nessuno è più grande di Dio. Ma se lo senti davvero, è un’altra cosa.
Archivio mensile:Agosto 2024
Lo stato dell’arte. Nerina Garofalo
Credo che la realtà che viviamo oggi ci abbia costretti a ripensare la relazione della persona con l’esperienza di creazione e fruizione artistica. Siamo in una dimensione di assoluto sovraffollamento, le opportunità di incontro con i prodotti artistici, siano essi visivi, uditivi, verbali e a volte anche cinestesici, sono continue, pur essendo di fatto illusorie e mediate dalla rete, dai prodotti televisivi, dalla stampa.
In estrema sintesi, crediamo di conoscere molte cose, di aver visto, letto, ascoltato, ma in una dimensione che è sempre più separata dalla corporeità dell’incontro fra la persona e l’opera, e dall’incontro integrale con l’opera.
Inoltre, la dimensione “prosumer”, definita da Alvin Toffler nel 1980 come coesistenza nella stessa persona contemporaneamente del produttore e del fruitore di contenuti, unita all’idea che l’arte sia espressa da chi si autocertifica, rendono il mondo della produzione e della creatività artistica una babele di esperienze che, se da un lato nutrono e abilitano la capacità espressiva di ciascun*, allo stesso tempo portano le persone ad “accontentarsi”, a generalizzare l’esperienza di incanto, trasfigurazione, intuizione nuova che ha consentito all’arte, non solo nei secoli recenti, di essere orizzonte trasformativo. Continua a leggere
Contemplare
La parola ai poeti. Gianfranco Isetta

Alcune riflessioni sulla poesia e non solo
Ci pensavo in questi giorni, sono passato dalla politica alla poetica e, giocando un po’ con le parole, potrei dire che in fondo ho sostituito un LI, (che con l’accento diventa un avverbio di luogo, indicante di solito un punto fermo, preciso, spesso d’arrivo) con la congiunzione E che lascia intendere invece il passaggio da un punto all’altro, verso qualcosa che deve ancora accadere, in sostanza un movimento. Ecco, io sento di vivere una nuova fase in movimento della mia esistenza, senza rinnegare nulla e anzi rivendicando l’esperienza passata. Continua a leggere
Se ce ne accorgessimo
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 12
Variare forme e costrutti è certamente opportuno, ma siate prudenti.
Prendiamo il caso dell’espressione cristallizzata fino alla fine, in cui la paronomasia «fino-fine» può risultare fastidiosa. Non pochi autori sostituiscono «sino» a «fino», il che non serve a nulla, se non a creare un effetto di insoffribile ingenuità.
Il Vicino
Lo stato dell’arte. Stefania Di Lino

La poesia è varcare una soglia.
È sospendere il mondo esterno per un tempo e uno spazio indefiniti, ambedue immisurabili; è abbandonare l’ordinario conosciuto per addentrarsi in una terra fatta di ascolto e di auto ascolto dello extra-ordinario con il quale parallelamente e quotidianamente conviviamo. Poesia è la consapevolezza di un incontro, principalmente con se stessi; è rivisitazione, è uno sguardo profondo a volti e parole, a presenze e aspetti normalmente ignorati, a situazioni, e alle tante voci che ci hanno attraversato e che continuano ad attraversarci, voci di e con cui siamo foggiati e formati dalla notte dei tempi, quando la parola, svincolata dal senso, era solo suono. Noi siamo la somma delle tante voci che hanno attraversato il tempo, ne siamo, biologicamente e cromosomicamente, la condensa, la versione possibile e plausibile con la vita, il sunto organico che la selezione naturale ha scelto, senza errore. E in questo c’è qualcosa di terribile e meraviglioso, di magico, di evocativo e di riparativo al contempo. Continua a leggere




