Archivio mensile:Agosto 2024

La parola ai poeti. Antonella Monti

Cos’è per me la poesia

Poesia, tu sei

“Terra liquida di mare
nessuno può trattenerti
nessuno traccia il confine
solo l’eco delle onde ti parla.
Terra liquida di mare
misteriosa e segreta.”

Antonella Monti

Sono sempre stata irrequieta, conscia che qualcosa di potente stava agitando il mio animo, una forza misteriosa che, nel tempo, scavava un varco al suo interno. Come in un vulcano in eruzione, la parola poetica diveniva lava temeraria, piena, libera da paure.  Realizzai allora che la poesia richiedeva un animo variegato, follemente malinconico, un animo in cui mi sono ritrovata e che ho capito essere il mio “piccolo” talento.  Continua a leggere

8
0

Giuliano Mesa

a cura di Giorgio Stella

II. piromanzia. le bambole di Bangkok

fumo, nugoli, sciami di gusci neri.
bruciano le mandorle degli occhi, le falene,
le dita piccole e incallite, le mani stanche, stanche.
bruciano, scarnite, a levigare guance,
i gusci gonfi delle palpebre
che si richiuderanno.
fumo portato via, che trascolora,
che porta via le guance, paffute, delle bambole,
le anche dondolanti, a fare il movimento di ripetere,
in altalena, in bilico di piede, che lenisce,
gioco che non finisce, mai,
che non arriva, mai,
tempo di ricordare, dopo,
di ritornare dove si era stati.
a fare il gioco del silenzio,
nel preparare doni, meraviglie, a milioni,
passate per le mani una ad una,
per farli scintillare, gli occhi stanchi,
tenerli aperti, sempre,
e quando arriva il fuoco, che sfavilla,
ecco, giocare a correr via,
gridando, ad occhi chiusi.

tu, se sai dire, dillo, dillo a qualcuno.

Giovanni Giovi Gulino

Bella è la vita

In questo mondo
c’è chi canta chi scrive
e chi parla d’amore.
Bella è la vita
compagna di mille avventure
che con l’amore
aiuta a superare ostacoli che sembrano
insuperabili e tutte le paure.
Bella è la vita
per chi la ama,
per chi sa affrontare
i problemi e non li allontana.
Bella è la vita
per chi la rispetta
e sa aspettare con bontà
tutto quello che da essa desidera,
senza aver mai fretta.
Bella è la vita
quando si trova il tempo
di ridere e scherzare
e un amico su cui contare.
Bella è la vita quando
si trova il tempo
di essere amici.
Bella è la vita
quando si è amati e rispettati,
per non sentirsi abbandonati. Continua a leggere

Le Figure della Crisi di Vittorio Coletti

di Pasquale Vitagliano

Mio Dio perché ci hai abbandonato? Questa implorazione finale può esprimere lo stato di crisi etica, ma anche materiale, che stiamo vivendo in Occidente. Siamo prostrati. Anche un ateo può sentirsi così. Senza un Dio, lasciati soli, privati di ogni riferimento culturale intellegibile e stabile. Di questa crisi Vittorio Coletti ci propone delle stilizzazioni. Figure della Crisi – Vol. 1 (Il canneto editore, 2024). Questi saggi in forma di racconto sono il precipitato teorico e narrativo della collaborazione pluriennale con la Repubblica e Il Secolo XIX: uno sguardo sulla società italiana con le lenti di studioso della lingua e accademico della Crusca. Il prete e il politico sono al centro e sono le prime di una preannunciata serie di figure dentro un teatro delle idee in costruzione.

Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Mirko Boncaldo

Divagazioni sulla poesia

Premetto di non dilungarmi molto, spiegare qualcosa che meglio si esprime nel suo esperirsi è un esercizio che sento ridondante, come una eco logora, e non credo nell’efficacia dei toni didascalici o nelle appropriazioni, bisognerebbe perdersi prima nei meandri del testo. Quindi un po’ per personale fatica nelle ripetizioni, nei giochi di ruolo e verso le autorità, un po’ perché vi è un senso di unità con la cui sostanza si è sincroni, come con un segreto d’estasi, un po’ per reticenza, non vorrei tediare qualcuno con quello che diverrebbe un parlarsi addosso e un perdersi di spezzettamenti. Lo diceva, in un altro modo, bene Bene. Non so, credo nella partecipazione attiva del lettore, domando un processo di democratizzazione della scrittura, non la sua resa aristocratica. Chiedo venia. Continua a leggere

Lorenzo Calogero

a cura di Giorgio Stella

Abiti, svolazzanti cappelli

Abiti, svolazzanti cappelli
e guanti portano e l’alito
di una canzone che batte in fronte
e il mesto bagliore degli occhi
trattiene; e se i venti
sono senza confine, ecco,
sulle tegole rosse, appaiono leggere le muse; e cime
e città fantastica stanno con gioia,
ora che olio versa
da una vana lucerna una vana fanciulla
e paesi persi del tempo
in una luce che li smorza gemono
in una vana rincorsa.

Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Giustizia. 1

La Giustizia 1.   Per tutti e per ciascuno

Sembra facile. Sembra una differenza quasi scontata, un’opposizione naturale che comporta una presa di posizione altrettanto naturale: il giusto e l’ingiusto. Ma non è proprio così. “Come nel caso di molte parole, di molte idee, di molte nozioni, per adoperare un termine più colto, o – per adoperare un termine ancora più colto, che utilizzano i filosofi – di molti concetti, abbiamo una conoscenza che potremmo chiamare intuitiva, spontanea, della parola ‘giusto’. Sappiamo bene di cosa si tratta, ma dobbiamo ancora esplicitare l’idea, il concetto, e forse esplicitandola ci renderemo conto che questa parola, che credevamo di conoscere, apre la strada verso problemi e domande difficili, che non sospettavamo nemmeno. È proprio quel che cercheremo di vedere insieme”.  Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Il silenzio che evoca Anna Rita Merico è loquace. E’ solido, denso, echeggia, talvolta riverbera. E’ come entrare in un tempio o in una grotta profondissima. Dentro questo spazio non resta che l’ascolto, quasi in preghiera, del fondo sacro che genera la parola come sorgente di ritmo vitale. Bisogna attraversarlo con calma. In Fenomenologia del silenzio (Musicacaos, 2022) vengono raccolte le poesie scritte dall’autrice dal 2004 al 2021. Al centro del livido umore/ il Minotauro ronzante/ modellava/ spargeva le mancanti vocali dell’incompiuto alfabeto. Le lettura di questi testi, centrati prevalentemente, talvolta dislocati dentro lo spazio della pagina, spesso in basso, come a misurare lo spazio, quasi che il bianco o il vuoto sia un prologo o il primo movimento della composizione, alternato a soste di poesia in prosa, è un’esperienza fisica, oltre che intellettuale. Può mancare il fiato, provare vertigine, percepire un’esaltazione dei sensi. Come di fronte ad un spettacolo maestoso della natura. A produrre questo effetto è la parola e la scrittura. Dall’urlo delle viscere una parola muta// come può tanta mancanza d’ordine/ trovare filo e ordino di trama?/ una doppia juta di sillabe si tesse/ mentre/ la parola mostra/ ancora/ solo/ la sua ombra.

Continua a leggere

Soccorso

Dell’amore non si butta niente: è un verso di De Gregori, il quale ogni tanto ha accenti biblici (qualcuno ricorda il “chi vince è perduto” di “Cardiologia”?). Ogni impulso d’amore viene incanalato da Dio per soccorrere qualche disperato.

11

Narratori del Nuovo Millennio – Roberto Carvelli

Nell’appuntamento di oggi incontriamo Roberto Carvelli, un narratore di luoghi  che ci spiega come nessun luogo si esaurisca.

Scrivo di luoghi. Ne ho sempre scritto. Con un preciso ingaggio o senza averne nessuno sin dal principio ho sempre deciso di cercare di esaurire i luoghi per dira con Perec, sentito di doverlo fare, come un’ossessione, un richiamo irresistibile che andava anche oltre le attese mie e di altri, le approvazioni, le riprovazioni. Osservarli e raccontarli usando modelli e istinti diversi, approcci unici che hanno tenuto insieme un libro e solo quello. Usando colori e mezzi diversi a seconda della pagina su cui poi li avrei impressi. Talvolta un luogo l’ho fatto implodere e poi ho rimontato diversamente i tasselli di quella deflagrazione per avere un disegno nuovo, consegnando forse un luogo non più reale pur avendo lo stesso nome riconoscibile di quello vero. Non mi sono mai sentito in imbarazzo nell’usare materiali anche poco narrativi come interviste, liste, citazioni, impressioni. Lo scopo era il libro. Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Alessandro Assiri

Non ho mai creduto a una poesia salvifica, questo non toglie che la poesia abbia ancora da dire, ma prima di tutto credo sia necessario chiedersi se chi la fa ha ancora qualcosa da dire. Siamo davanti a una profusione di scrittura, un’esondazione di versi, questo determina anche un confuso stato dell’arte. Forse la poesia ha una strada, ma non è la strada, viviamo in una profonda catastrofe emotiva che diventa una disfatta dell’espressione e del linguaggio, si parla la lingua del dolore, perché si auspica una condivisione che è sempre più improbabile. Bisognerebbe ricordarsi che l’interlocutore alla fine, non è nel dialogo con la morte, ma nella ricerca dei vivi. Credo si debba pensare a contenitori di immaginario, prima che di linguaggio, solo questo può far sì che ci si possa fare interpreti di una speranza di futuro e non solo testimoni di una decadenza.

Lo stato dell’arte. Silvio Aman

Caro Fabrizio, secondo un estetologo (Uni Cattolica) l’arte non c’è più, contrariamente a quel che pensava Th. W. Adorno. Inoltre, il significante “bellezza” alcuni studiosi preferirebbero non nominarlo. Lo stato dell’arte contemporanea è ben indicato da Jean-Philippe Dumecq, il quale scrisse un saggio intitolato, se ricordo bene, <L’artista senza opera d’arte>. Se una cornice vuota passa dal corniciaio al Beauburg, diventa concettualmente opera d’arte, ad esempio nell’annunciarne  l’assenza. Poi c’è il profluvio di immagini, spesso poco distinguibili dalla “trovata” con cui non si dice nulla. Si salva l’architettura, laddove non si piega alle esigenze di mercato e a ogni sconfortante fungibilità. Il campo della poesia è ormai vastissimo: c’è qualcuno che non scriva poesie? La poesia, come altre scritture, può dar luogo a un lavoro importante di formazione e conoscenza, ma se si evitano i soliti e doloristici compitini (dolore compiaciuto e di moda: quasi tutti scendono sulla stessa slavina) dove, tra l’altro, si va a capo solo in termini convenzionali. Non credo che la poesia possa incidere sull’andamento attuale delle cose. Cacciari la ritiene giustamente importante per la salvezza del linguaggio (c’è stato un suo intervento in proposito). In quanto al mondo dei poeti, mi vengono in mente (cito a memoria, sperando non sia del tutto fallace) le parole di Th. Mann: Ho conosciuto solo letterati, coboldi e mostri degli abissi. Appunto! In questo campo dove quasi tutti corrono sperando in qualche foglietta di alloro, è bene lavorare in solitudine per dare una voce alla propria anima, e far sì che possa accogliere le cose amate. Così, in questo movimento anche lei si forma. Per il resto, non sarei certo che, come fu scritto, la poesia salvi la vita… magari in carrozzina. Per ora, caro Fabrizio, non saprei cosa aggiungere.

Tuo Silvio