Nella casa in campagna di Elle, sulla porta a vetri che dà sul giardino, da qualche giorno si è installato un ragno enorme, di quelli “cattivi”.
Sta immobile al centro della sua tela, tela visibile a stento, soltanto guardando di lato e in certe condizioni di luce.
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Provocazione in forma d’apologo 65
“Dalla scienza delle corrispondenze traggono origine i simboli, formando le trame di quelle sole storie vere che sono le parabole.”
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Provocazione in forma d’apologo 64
PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 63
Quando Erre va dal suo medico, strano ibrido fra un mago rinascimentale e uno 007 postmoderno, costui gli dice sempre: “Caro Erre, lei soffre perché s’identifica. Questo è male, è “il” male. Se soltanto riuscisse a disidentificarsi le cose cambierebbero, e di molto”. In genere a quel punto Erre ribatte che quello suggerito non è che un maldestro tentativo di eludere la responsabilità penale; al che ridono entrambi, e ad Erre pare che per un attimo si allenti la morsa che da quando è al mondo lo tortura . Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 62
Ci siamo amati, credo, in ogni caso se non era amore quello non so davvero che cosa mai possa essere amore. Quando venivi era una festa, anche se eri sempre corrucciato per qualcosa e facevi scenate galattiche per ogni nonnulla. Eri geloso, volevi fedeltà, benché andassi e venissi senza regole: le regole le dettavi solo tu, mentre le promesse oltre a pretenderle le facevi pure, ma ahi quanto ambigue, e quanto incomprensibili, solo tuoi, i tuoi tempi. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 61
Poche ore prima di morire Roroté chiamò i discepoli intorno al suo giaciglio, e guardandoli amorevolmente uno ad uno cominciò a dire loro: “Fra poco non sarò più tra voi, e voi dovrete tornare nel mondo cercando di mettere in pratica ciò che avete appreso in questi anni.” Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 60
Pochi in giro lo sapevano, perché non mi andava di parlarne, ma non sono figlio unico. Avevo un gemello del tutto diverso da me: un bel ragazzo sportivo che piaceva alle donne, voleva diventare scrittore, suonava la chitarra e andava in moto come un pazzo. Andava in moto come un pazzo anche la notte in cui raddrizzò una curva e si schiantò contro un palo. Giunsi in ospedale che lui era già morto, così che non potei raccogliere le ultime parole che, come mi dissero, voleva rivolgermi. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 59
Correre a braccia aperte incontro a chiunque, anche a chi non pensa che a fare sgambetti e a dare cazzotti sui nasi, è certamente un eccesso. Ma ancora più pernicioso è l’eccesso opposto, il non voler capire che dolori e terrori alle volte sono soltanto messaggeri, addirittura portatori di doni. È a causa di quest’ultimo eccesso che si fugge, si fugge fin quando le occasioni migliori non sono sfumate. Peccato, peccato. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 58
Trent’anni fa, quando ne aveva venti, l’ultimogenito abbandonò la famiglia. Volarono parole grosse, furono sbattute porte. Mentre i vecchi e i fratelli più grandi stavano arcignamente intorno al tavolo a levare anatemi, il giovane andò per il mondo lungo quelle che via via credeva le sue strade, senza voltarsi mai se non col pensiero. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 57
Da bambino gli piaceva l’ottovolante: quella lenta salita fino alla sommità, quel precario indugiare su di essa, quel precipitare che comunque giungeva sempre improvviso e come non più atteso.
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Provocazione in forma d’apologo 56
Nel primo giorno di sole della stagione un uomo stanco decide di andare al parco per passare una mezz’ora di quiete. Con un sospiro soddisfatto si siede e si guarda intorno: mamme che chiacchierano, bimbi che giocano, cani che saltano. Uno di questi attira la sua attenzione. È un cane di taglia media, color crema; si trascina un guinzaglio fatto con un pezzo di corda e porta, come i cani per ciechi, un pettorale cui è collegata una specie di maniglia che gli passa sopra le spalle; il tutto realizzato alla meglio, con materiali di recupero. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 55
Son momenti difficili ed Erre sogna il sogno seguente.
Ha acquistato un appartamento in un quartiere periferico, dove spera che la sua donna lo seguirà. Si trova in visita all’edificio quasi finito (un edificio monumentale e antiquato, in contrasto coi luoghi) quando si scatena un rumoroso parapiglia: un terrorista armato fino ai denti minaccia una folla che terrorizzata fugge. Solo Erre e un sacerdote dall’aria smarrita non fuggono. Il terrorista fa segno al sacerdote di avvicinarsi e ad Erre di andarsene. Il sacerdote (con scarso entusiasmo) obbedisce, Erre no.
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Provocazione in forma d’apologo 54
Un vedovo con quattro figli accolse nella sua casa un orfano. Non lo accolse da padre, ma da padrone; e tuttavia da padrone giusto. Una domenica pomeriggio che i figli erano fuori al ballo, servo e padrone stavano soli nel cortile della grande casa e riposavano al sole. L’uomo guardò il ragazzo, non fece un sorriso né disse una parola ma quello sguardo entrò nel cuore dell’orfano e vi rimase.
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Provocazione in forma d’apologo 53
Al suono della sveglia l’uomo inciampando va in bagno e si guarda allo specchio, da cui lo guarda un tale che gli sembra di riconoscere, ma non ricorda chi è.
Giunto in ufficio non trova il voluminoso dossier che il giorno prima gli ingombrava la scrivania. Chiama la segretaria:
“Pronto, Cristina… Cristina? No, scusa, hai una voce… Già, il raffreddore… prenditi un latte col miele. Senti, ho chiamato per quel dossier di ieri… L’ha voluto il direttore? Ah be’ allora… Fammi sapere… Ciao, riguardati”.
E l’uomo s’immerge nel lavoro, tanto per fare, nel mare di cose indispensabili e inutili.
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Provocazione in forma d’apologo 52
Alla fine c’erano arrivati. In un Paese dove i santi non pagano l’ICI ed i navigatori battono bandiera panamense s’erano concentrati sui poeti, facendola pagare a loro per tutti.
“Istituita l’imposta sull’inedito” strillavano i titoli dei giornali e dei notiziari radiofonici e televisivi; mentre già torme di finanzieri, come i pompieri di “Fahrenheit 451” ma con ben altro intento, battevano palmo a palmo il territorio, entravano nelle case, violavano cassetti di scrivanie e memorie di computer, stilando distinte sulla base delle quali emettevano seduta stante ingiunzioni di pagamento da onorare in tre giorni.
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Provocazione in forma d’apologo 51
Dopo aver messo la parola “Fine” in fondo al libro di cui non avrebbe mai voluto essere l’autore, Erre scrive all’editore la seguente lettera, che potrà pure fungere da pre-
o postfazione:
“Egregio Dottor ***,
da anni la possibilità che lei mi offriva di pubblicare un romanzo nella sua collana erotica mi sembrava, se non proprio un’offesa, almeno un violento e beffardo contrappasso a tutto ciò in cui credevo e che andavo gridando: mi sembrava il sale gettato sulla coda all’uccello che vuole troppo cantare e saltare, al fine di appesantirlo, di farlo voltare a leccarsi, di confonderlo nella schiera anonima di tutti gli altri pennuti. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 50
Da una telefonata con XY, editore e imprenditore geniale: “Alcuni di noi stanno sbancando il casinò, ma il casinò si trova sul Titanic in mezzo all’Oceano”.
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Provocazione in forma d’apologo 49
Quando Giobbe era giovane andava a fare provviste in una bottega piccola ma piena d’ogni ben di Dio. Il padrone era burbero e bizzoso; a volte sembrava facesse strani scherzi col peso o con i conti, e i due si accapigliavano; però alla fine s’intendevano sempre, e Giobbe usciva dalla bottega carico di buone cose, in particolare d’un vino che faceva scordare le tristezze e invitava a far festa con gli amici, ballando e battendo le mani.
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Provocazione in forma d’apologo 48
Aspettando l’elettricista, nella casa buia non posso fare nulla; allora, per ammazzare il tempo, a tastoni vado al portatile per leggere le ultime notizie su internet.
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Provocazione in forma d’apologo 47
Un giovane re, desiderando trovare la sposa giusta, mandò in giro gli araldi per chiamare le aspiranti regine al castello, dove avrebbero dovuto sostenere una duplice prova.
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