Lo Spirito è creativo: come la terra produce frutti e fiori, così la persona che imita il Creatore non può essere sterile. Il Cristo lo dice alla Bossis; ricordiamolo anche noi, per far fiorire ogni giorno che viene dall’eterno.
La scelta dell’immagine, per il mio sacerdozio, è caduta sul brano evengelico della vite e dei tralci. Oggi, più che mai, mi sembra necessaria. Senza Cristo, non solo non c’è un senso: non c’è vita.
Un sorriso cambia tutto. Chissà perché lo sottovalutiamo. Il Cristo raccomanda alla Bossis di sorridere al prossimo come fosse Lui. Anzi: sono Io il prossimo, precisa.
Quando siamo altezzosi, ciò proviene dalla nostra bassezza; se siamo servi degli altri, questo ci fa grandi. Gli insegnamenti del Cristo alla Bossis sono come un tesoro in qualche angolo del cuore.
Da cosa è attratto Gesù? Da un bel paesaggio? Quello l’ha fatto Lui. Da cosa, allora? Dall’anima umile, che si lascia plasmare da Lui liberamente e per amore.
Non sottovalutiamo le attenzioni indirizzate a Gesù: anche un nostro sorriso può renderlo felice. È l’amore: cos’altro potrebbe essere, trattandosi di Dio?
Gesù muore gridando. Gridando d’amore. Alla fermata di un treno, dice alla Bossis: “Quando la tua vita si fermerà, che sia per un grido d’amore! “. Così fosse anche per noi: sarebbe bello andarsene.
Nella Lettera ai Filippesi, si esorta a considerare gli altri superiori a sé stessi. Si può restare perplessi, ma il Cristo dice la stessa cosa alla Bossis: “Esercitati nel rivolgerti al prossimo nell’atteggiamento di un inferiore”. La verità sarà anche scomoda, ma sintonizza con Dio.
Non dobbiamo temere di guardare i nostri pregi o ciò che riusciamo a ottenere, nella vita. L’umiltà non è misconoscere il bene, anche proprio; ma riconoscere che è un dono di Dio.
Gesù si dona totalmente e chiede di fare altrettanto. Altrimenti, dice alla Bossis, l’unione non è completa. È un criterio che non lascia spazio ai compromessi, alle mezze misure. Tutto dev’essere incluso: corpo, psiche, spirito; niente di più, niente di meno.
Una conversazione di poche e brevi parole: minore è lo sforzo, più amore c’è. Così il Cristo alla Bossis, nel darle consigli per il dialogo con Lui. Non smetti mai di sorprenderci, Gesù.
Puntare a dire esattamente le parole delle preghiere, come a volte facciamo? No, meglio amare Gesù, sorridergli, con lo sguardo interiore, la tenerezza dell’amico. Non è una mia idea: lo consiglia il Cristo alla Bossis. E io imparo la lezione.
Dio non può non amare. Ama certamente l’umile, chi si apre alla sua misericordia. È libero, ma è amore. Anzi, è l’Amore. C’è da fondarci una vita, su questo dettaglio decisivo.
L’amore condivide: ciò che è di Gesù è anche mio. Certi pensieri spalancano un abisso: di amore, di luce. Un infinito in cui naufrago e sono salvato, al tempo stesso.
Diciamo: Gesù non mi parla, non mi ascolta. Ma dovremmo chiederci: lo vogliamo veramente? L’effetto della parola e dell’ascolto è sempre lo stesso: ci cambia. E se temessimo questo?
Ci lamentiamo, anche solo tra noi, anche senza parole. Gesù ci dà due chances: primo, offrirgli le nostre sofferenze; secondo, considerare le Sue. Quest’ultimo atto dovrebbe essere quello decisivo.
Nutrirsi di Gesù, considerarlo il nostro cibo. È un simbolo, ma anche la realtà. Chi non mangia la mia Carne e non beve il mio Sangue non ha la Vita, dice nel Vangelo. Va preso alla lettera, in un certo senso: dalla carestia all’Eucaristia, questo è il cammino.
Mettere il cuore sul cuore di Gesù, accoglierne la sofferenza, purificarsi: è il consiglio di Cristo alla Bossis, controcorrente. S’impara ogni giorno di più a essere se stessi.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.