
Dobbiamo attenderci di più, siamo troppo poveri nelle aspettative, l’amore infinito del Cristo sa darci quello che non immaginiamo. È così che aumenta la fede: aspettandoci di più. È un cammino che non sarà interrotto dalla morte: anche in quel momento sarà Lui ad aiutarci; e non ammette che abbiamo paura. Temere sarebbe per Lui un’offesa, una grave mancanza di fiducia.
Archivi categoria: Short stories
Pensarsi
Gusti

Lui è nostro e noi siamo suoi: non dobbiamo temere di esagerare nell’amore. Gesù fa di tutto per fondersi con noi; nei racconti degli evangelisti troviamo certamente ciò che nel Maestro risponde, addirittura, ai nostri gusti, alle nostre inclinazioni: la gloria, l’umiltà, l’abnegazione, la misericordia, lo zelo, la preghiera. Il Cristo raccomanda alla Bossis di prendere, al mattino, un brano di Vangelo e di portarlo con sé nella giornata: diventerà la chiave dell’imitazione, il perfezionamento dell’intimità. Lui è nostro, e noi siamo suoi.
Follie

Gesù è folle d’amore, su questo non ci piove. O forse pioveva quel giorno, sul Calvario, chi lo sa. La pioggia lava il dolore, purifica come l’acqua del battesimo, in cui siamo abilitati alla stessa follia, a compiere ogni atto, a lasciare che ogni battito del cuore si succeda, a disporsi ad accogliere pensieri e sentimenti con l’identica nota, l’unica motivazione: l’amore. È più dolce vivere per l’altro, per il nostro Dio che per sé stessi. Una mattina ti alzi e lo capisci. Allora tutto cambia, la vita diventa un’altra cosa.
L’Uomo-Dio
Per tanto tempo ho pensato che il discepolo che Gesù amava non fosse san Giovanni, ma mi sono ricreduto. Solo chi ha messo il capo sul cuore di Gesù può aver avuto intuizioni profonde come lui. Solo lui può aver capito che l’impossibile, in noi, lo fa il nostro Salvatore: i sacrifici che ci inquietano, le parole che perdiamo, l’attenzione che sfugge, tutto è assunto da Lui, che lo compie, lo completa, lo trasforma. Al discepolo amato da Gesù chiediamo di poter sperimentare la stessa, feconda intimità con l’Uomo-Dio.
Per chi

Non è sufficiente domandarsi perché (ed è già tanto), dobbiamo chiederci per chi. Per chi facciamo le cose, viviamo, ci impegniamo? Se lo facciamo per noi stessi, proveremo l’amara delusione di ritrovarci in mano un pugno di mosche: l’io, infatti, non basta a se stesso, e si consuma nel nulla se non aderisce a qualcun altro. Se facciamo tutto per Gesù, ogni atomo della nostra esistenza s’impregna, fin d’ora, dell’eternità.
Chi servire

Siamo chiamati a raccogliere tutta la potenza del nostro credere, sperare e amare: Gesù la prenderà e ne farà un altare di propiziazione per il mondo. Possiamo essere soli come Noè, ma Cristo sarà l’Arca che unirà cielo e terra. Il rischio è la tiepidezza nel pregare: ci vuole zelo nel mettere gli occhi nei Suoi occhi, consci della propria miseria. Solo allora non serviremo più noi stessi, ma Gesù, e a Lui saremo uniti da un amore sponsale.
Penitenza e gioia

Penitenza è una parola che crea sospetto, di cui si diffida. Eppure, per Gesù, è legata alla gioia, perché ripara, perché è amore. L’amor proprio allontana da Dio, attacca a se stessi; la penitenza è leggerezza, dimenticarsi di sé, e aprirsi finalmente all’infinito. Dio è sempre nuovo, perché è infinito; e per l’infinito anche noi siamo creati.
Scenari
Siamo molto attaccati a questa terra: ci attrae la bellezza del mare, dei monti, il fascino dell’alba o del tramonto. Lo sguardo non si stanca di ammirare, sostando ora su questo ora su quel dettaglio del creato. Ma guai a dimenticare che di là, quando saremo uniti col Creatore, sarà tutto più bello. I colori, gli odori di questo giardino sono nulla rispetto allo scenario che ci aspetta.
Distrazioni
Scarti

Con Gesù, anche il peccato serve. A Gabrielle Bossis, Egli consiglia di mettersi davanti al suo Volto e stendere l’anima come un tessuto, ricordando i fallimenti passati e presenti. Ne nasce una preghiera senza parole, fatta di umiltà. Così anche gli scarti ci avvicinano a Dio, sotto forma di amore di contrizione e di riparazione. Tutto può condurre all’amore, e il Cristo ci è già venuto incontro per più di metà del cammino necessario.
La prova

Certe volte sembra che tutto sia perduto, che un errore comprometta una delicata costruzione. È il momento della prova, inevitabile, perché non siamo ancora in cielo. È solo l’inizio dell’amore, dice il Cristo alla Bossis, e l’amore cresce appunto nella prova. Del resto, Gesù solo è in grado di afferrare l’anima, ne conosce le pieghe più nascoste, sa fin dove può spingersi e quando invece c’è da sciogliere i nodi. Per questo l’ultima parola è sempre un grazie, detto col cuore.
Tras-missione

Siamo fatti per trasmettere Gesù. Non possiamo prevedere i risultati: cosa sappiamo delle anime? Ma Lui sa, e prima o poi toccheremo con mano gli effetti operati dallo Spirito. Dobbiamo conversare spesso con il Cristo, infiammare il rapporto che è la fonte di ogni trasmissione. È il nostro compito, in questa breve vita.
Geni della gioia

Vi ho detto tutte queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Così dice Gesù al termine di uno dei suoi lunghi discorsi riportati nel Vangelo di Giovanni. Significa che il centro del messaggio è questo, e che senza gioia si perde di vista pure Dio. Allora il nostro compito, come insegna Cristo alla Bossis, è essere “geni della gioia”, portatori sani di un virus benedetto.
Magnificat

Dio ha gioia di noi. Molta di più di quanto noi ne abbiamo per Lui. La fede è mettersi in cammino per unire questi due sentimenti, per rialzarsi da ogni forma di accidia, in cui ci induce la natura. Il male fa sì che la gioia sia rimossa dalla nostra coscienza; la chiamata di Cristo la rimette in gioco, a ogni nostro risveglio: il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore.
Testamento

Gabrielle Bossis è malinconica, perché deve ripartire da Lourdes. Gesù le dice: non sono sempre con te? Non metto il mio passo davanti al tuo, per non farti inciampare? Te ne sei mai lamentata? E le raccomanda di fissare lo sguardo in Lui, lo sguardo di un Dio. Mi commuove questo, perché mi ricorda il versetto della lettera agli Ebrei che ho posto a fondamento della vita: tenendo lo sguardo fisso su Gesù. Per finire, Lui lascia a Gabrielle una sorta di testamento in tre parole: umiltà, dolcezza e misericordia. E le raccomanda di pesarle bene. Saranno queste, ogni giorno, la sua Lourdes.
Il pescatore di perle

Di quante delicatezze è capace Gesù. Non meraviglia del resto, perché è Dio. Stare nelle sue braccia è un anticipo di paradiso: è il pescatore di perle, e nessuno ne possiede di un tale valore. Per attingere a questo privilegio bisogna percepire la terra come un mezzo per raggiungere la dimora eterna, dove più nulla ci separerà dal Bene: né morte né dolore né lontananza alcuna.
Infallibile

Facciamo mille progetti, assecondando una creatività benedetta che deve collegarsi, tuttavia, al Creatore. Più maturiamo, più siamo consapevoli del fatto che c’è un unico Progetto, il Suo. È bello sapere, da personaggi un po’ groggy del festival dei fallimenti, che esiste, in qualche angolo del cuore, qualcosa che non può fallire.
Qui comincia

Portare anime a Gesù, desiderare di salvare con Lui, è la missione che ci viene consegnata e la fonte della nostra gioia. Per fare questo bisogna offrire la nostra miseria al Dio infinito e onnipotente, che in cambio ci darà molto di più. L’importante è non avere paura. Perché temere un Dio che è amore senza limiti? Fidiamoci: qui comincia la vita.





