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Voce

Gli uccelli cantano, al mattino. Lo facessimo anche noi! La natura ci ricorda di Dio, il suo Creatore. E, piena di gioia, si rivolge a Lui, per pura gratitudine di essere. Quante cose ci insegna questa Voce!

Abitudini

Gesù raccomanda alla Bossis di mettersi alla sua presenza. Deve diventare un’abitudine. Non sono le parole a contare, ma il cuore: Lui prende ogni suo moto come un dono prezioso. Cosa c’è, le dice, di più bello che mettersi nelle sue braccia, le braccia di Uno tanto grande che si china con amore infinito sulla sua piccola creatura? Lasciamoci convincere, prendiamo anche noi quest’abitudine.

Prove

Andiamo da Dio solo se siamo bisognosi o tristi.
Per questo permette le difficoltà: per poterci avvicinare. Se gli offrissimo anche le gioie, i momenti di benessere, le prove sarebbero poche. Aveva ragione quel mio amico: il Vangelo è matematica, due più due fa quattro, una logica stringente. 

Respiro

Tutto ciò che è fatto da Dio, ci ricorda di Lui e porta a Lui. Se vi mettessimo più cura, troveremmo un metodo infallibile di unione. Occorre essere uno, ogni momento. Respirare insieme, Lui e io, non separarci mai.

Guardami

Quante volte abbiamo parlato dello sguardo, di un “occhi negli occhi” con il Cristo, come criterio chiave della fede. È quello che Gesù ricorda alla Bossis, nell’Ottava del Corpus Domini, dall’ostensorio: “Guardami, guardati”, le dice. Solo se fissiamo in Lui la nostra vita, possiamo conoscere chi siamo.

Immagini

Uno dei grandi equivoci, riguardo al Cristianesimo, è pensare che reprima i desideri. Dio, al contrario, vuole che desideriamo ardentemente. Lui stesso lo fa, e noi siamo a sua immagine. Agostino d’Ippona lo aveva compreso, quando affermava che la fede è desiderio. Quindi, basta con l’algido cipiglio di certi ceffi tristi: desideriamo la pace e la gioia del nostro Dio.

Onori

Gesù vuole che leggiamo ogni giorno qualcuna delle sue parole. Alla Bossis dice di fargli questo onore: glielo neghiamo? Viene voglia di centellinarle, quelle sue parole, gustando il piacere di far piacere a Lui. Leggere il Vangelo diventa un modo per essere felici.

Come Te

Gesù chiama Giuda “amico”, “amico mio”. È il segno del passaggio integrale alla dimensione dell’amore. Il Cristianesimo è questo: passare di là, immergersi totalmente nel mondo a venire, consapevoli che ciò che passa è breve. Il nostro motto potrebbe essere, allora, “come Te”. Lasciandosi portare, da Lui, nella Realtà.

Resta con Me

C’è un’espressione dei discepoli di Emmaus che rappresenta la premura che l’uomo può avere con Gesù: resta con noi, perché si fa sera. Ma dimentichiamo che il Cristo dice a ognuno di noi la stessa cosa: resta con Me, mio piccolo figlio, mia piccola figlia. Quasi ci supplica di lasciarci salvare, in questo modo.

Seduzioni

Gesù ama chi dona in allegria, per questo ci offre grazie speciali che aprono il cuore. Allora ci può chiedere di vederlo nel prossimo, in ogni avvenimento della vita. Se facciamo così, acquistiamo in delicatezza e attenzione, affascinando gli altri: il male seduce, ma il bene non dev’essere da meno.

Tracce

Gesù è uno straniero per la maggior parte della gente, così come lo era per i discepoli di Emmaus. Ci vorrebbe qualcuno che intessesse, come allora, un racconto, mostrando che il Libro dei libri, ma anche la natura, il senso delle cose, l’armonia nascosta del cosmo, parlano di Lui. Chi si prende questo incarico? Nel mio piccolo ci provo. Avanti un altro.

Il panno

Qui è l’amore: nel pensare alla felicità dell’altro. Le parole di Gesù alla Bossis sono semplici e profonde. La verità emerge come da un abisso e splende nella sua compiutezza. C’è l’invito a non contare sulle soddisfazioni personali, a centuplicare i desideri nascondendo la povertà sotto “il panno miserevole e sanguinante” che misero addosso al Cristo per schernirlo da Pilato. Non contiamo su di noi, ma su ogni mezzo che ci avvicina a Gesù: così, un passo dopo l’altro, arriveremo alla meta.

Le mani

Gesù è inchiodato alla croce, non può servirsi delle sue mani, sulla terra. Così dice alla Bossis. Dobbiamo prestargli noi le nostre mani, le nostre idee, la nostra forza. Essere tanto uniti a Lui da renderlo presente, fino al giorno sospirato dell’incontro.

Chiaro

Quando le cose vanno male, o un velo di tristezza cala sul cuore, o siamo invasi da qualunque stato d’animo spiacevole, doloroso, deprimente, pensiamo che il Cristo – lo dice alla Bossis – ha preso tutte le nostre vie: condividere con Lui è una gioia paradossale, come sempre il Vangelo. Lo stesso vale per il sacrificio: il segreto per attraversarlo è pensare al piacere di Gesù, nel riceverlo in dono. Il regno dei cieli non è il mondo: più chiaro di così…

Senza fine

Bisogna ricordare alle persone che Gesù le ama, farglielo capire in tutti i modi. Poi sarà Lui a scavare in loro, a conquistarle, come ha fatto con Saulo: è duro per te – gli disse – recalcitrare al pungolo. Dio sa conquistare i timidi, i ribelli, gli orgogliosi.
Si deve comprendere, come rammenta il Cristo alla Bossis, che lo scopo non risiede in questa vita: non gli bastano questi anni per amarci, ci vuole per l’eternità. L’esistenza terrena è solo un mezzo per accedere all’amore senza fine.

Gloria

Tutto quello che facciamo per Gesù, a sua gloria, torna a nostro vantaggio. Ci vuole poco per sperimentarlo. I veri esercizi spirituali sono quelli che dimostrano questa verità fondamentale. L’uomo e la donna sono creati per la gloria di Dio: tutto ciò che procede in questa direzione è bene, pace, felicità del loro essere.

Il fine

Desideriamo essere felici, ci arrampichiamo sugli specchi per venirne a capo, per capire come, quando e perché. La risposta giusta la scartiamo per principio, quasi fosse una trappola per topi, una bugia dei preti, una falsa prospettiva. Pensiamola come vogliamo, ma la soluzione è quella: più amiamo Gesù, più siamo felici. Per questo nasciamo, e questo soltanto ci realizza. È il fine per antonomasia, e fuori di esso c’è solo tristezza, prima o poi.

Nulla ti turbi

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Diceva bene Teresa la grande, con la sua intuizione tutta femminile. Mi sono accorto che due degli articoli che avevo programmato sono stati cancellati. Chi sarà stato? Il nuovo editor, con cui devo prendere ancora confidenza? Un hacker, che non ha niente di meglio da fare che perdere tempo nella bacheca di WordPress? Poi ti ricordi di Gesù, dell’annuncio evangelico di pensare soltanto a quello che rimane, al convincersi una volta per tutte che il mondo, coi suoi mille desideri, è una trappola destinata a diventare ruggine e a sparire. E allora anch’io dico con Teresa: nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Pensa solamente a ciò che è eterno.

Il mantello

Gesù può darci Tutto, ma la gioia ha senso se riconosciamo che è un regalo, se lo amiamo di più, se capiamo che Lui “non è mai alla fine dei suoi doni”, come dice alla Bossis. Non potremo immaginare, sulla terra, quale sia la grandezza del suo amore; lo vedremo di là. Qui possiamo nasconderci nel mantello delle sue virtù, finché il Padre, in noi, non vedrà che Lui.

Il bel paradosso

Gesù tappa le nostre falle, reintegra quello che abbiamo perso per negligenza o per inettitudine. Solo Lui può soddisfarci, saziare la nostra fame; per questo dovremmo orientare verso di Lui l’energia dei desideri e la domanda di vita che urge nell’intimo come una libera necessità: è il paradosso dell’avventura umana, diventare ciò che già si è.