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Incontri

Toccheremo mai il fondo della nostra miseria? L’Ombra che ci portiamo dentro, tanto più la perlustriamo quanto più si dilata. Ciò non dev’essere motivo di scoraggiamento: il Cristo è sceso agli inferi proprio per raggiungerci, ed è lì che lo incontriamo.

Il Tutto

C’è qualcosa che rischia di fermarci: il dolore estremo, la paura, l’agonia che priva di ogni cosa. È il momento di offrire l’istante sapendo che c’è Lui, anche nell’assoluta povertà; anzi, proprio se vediamo il nostro nulla, il Tutto può prenderne possesso.

Potessimo

Ringraziare per tutto, anche per la sofferenza e per la morte: è questo il paradosso della fede cristiana. Siamo di Dio: torniamo a Lui, l’unico che ha la vita, che è la vita. Potessimo convincere qualcuno, suscitare in qualcuno questa sete. Potessimo. Potessimo.

Benedetto

Invitare Gesù come fosse un ospite d’onore; fare tutto con Lui, come non fosse possibile altrimenti, anzi, come fosse la scelta insuperabile: questo desidera da noi. Il giorno in cui lo capiremo, sarà un giorno benedetto.

Pregare

Pregare è semplice. Basta dire: Signore Gesù Cristo. Il Kyrios è al di sopra di tutto: la vita non è nostra, siamo amministratori a cui si chiede di essere fedeli; Gesù, Joshua, Dio salva: è inutile cercare altre vie quando Egli ha detto “Io sono la via”; Cristo, il Messia che deve venire: qualunque attesa, qualunque desiderio, sono attesa e desiderio di Lui, l’unico che può rispondere a ciò che vogliamo, a ciò che siamo. 

Il grido

La malattia, la sofferenza, sono momenti da condividere con il Cristo Servo sofferente eppure gioioso, che conosce il patire fino alla fine del mondo, quando ogni dolore sarà bandito dall’orizzonte di quelli che lo amano. Il Suo grido liberatorio, nella morte in croce, risuonerà una volta per tutte per chi lo ha custodito come annuncio di salvezza. Già da ora.

Cio che è

Sarebbe bello se in ogni cristiano si vedesse Gesù Cristo: se ognuno trasmettesse l’esperienza che di Dio fa nella sua vita. Niente sarebbe d’ostacolo alla gioia: anche il dolore si trasformerebbe, tutto diventerebbe ciò che è.

Identità

Desiderare Dio come un torrente si precipita nel mare: percepire il bisogno folle di perdersi in Colui che si ama. Non è questo l’amore? Non temere la propria miseria, perché è questa che il Cristo abbraccia con la Sua misericordia. Confidare nell’infinito come nel proprio ambiente naturale, nella rivelazione della propria identità.

In dono

Pregare è rientrare in se stessi. Il Cristianesimo non è una morale, un ritualismo, una delle tante stampelle usate per provare a stare in piedi. Il cristianesimo è essere se stessi, toccare il nucleo incandescente della propria persona. È essere vivi, e donare la vita ricevuta.

In me

Senza Gesù non possiamo far nulla. È così difficile capirlo? Si inizia a vivere comprendendo questo, perché Lui comincia a vivere in noi, a compiere il miracolo della trasformazione radicale. Nel momento della morte ci sarà il massimo sforzo; allora sì potremo dire con san Paolo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.

Perdono

Dio è sempre nuovo. Il perdono, Sua prerogativa, ci rinnova ogni volta, come una fioritura in primavera. Bisogna credere, per sperimentarlo. I Padri dicevano che la fede comincia quando ci sentiamo veramente perdonati. Prima sono premesse.