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Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 10. Eugenio De Signoribus

Eugenio De Signoribus, Ceneri germogli ceneri, Mondadori, 2025

Questa volta sarò davvero breve, perché così richiede l’occasione. E dico subito che Ceneri germogli ceneri di Eugenio De Signoribus, uscito in libreria a marzo di quest’anno è una vera e propria novità nel panorama della produzione poetica degli ultimi decenni. Infatti, siamo ormai abituati, negli ultimi anni, a poeti che pubblicano libri con testi più o meno del tutto inediti, oppure a poeti (o a chi per loro) che fanno una scelta dei loro testi editi in libri già pubblicati e in tal caso ne vengono fuori raccolte antologiche, che spesso sono implementate da sparuti testi inediti a conclusione del libro, che fanno da apristrada al nuovo libro inedito in divenire che verrà pubblicato di lì a poco (o a molto tempo dopo). Ecco, Ceneri germogli ceneri è invece un libro originale, sui generis direi, dal momento che il poeta “riscrive” un libro di poesia ex novo, avvalendosi, però, di testi già editi, ripresi pertanto da raccolte precedenti, ma che spesso sono rimaneggiati, rivisti e soprattutto spesso ri-scritti e modulati in una architettonica del libro a far sì che con l’innesto di alcuni testi del tutto inediti si ottenga un libro nuovo.  Continua a leggere

[EX]PRESSIONI

 

 

> la gru poesia e realtà piceno festival <

 

 

“… non cederemo alla tentazione di parlare di letteratura

nelle forme di una fuga consolatoria da un mondo che chiede invece

concretezza e vitalità, urgenza di pensiero e analisi

da mettere a confronto attraverso una lingua comune.”

 

 

 

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.80: “De profundis”, all’emergere della luce. Eugenio De Signoribus, “Trinità dell’esodo”

De profundis, all’emergere della luce. Eugenio De Signoribus, Trinità dell’esodo, Milano, Garzanti, 2011

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di Giuseppe Panella*


“Ci piaccia o no, noi siamo qui per imparare non tanto ciò che il tempo fa all’uomo ma ciò che il linguaggio fa al tempo”

(Josif Brodskij, Fuga da Bisanzio)

«Ombre nel bosco. ombre nel bosco / restate lì, nel vostro folto / onniparvente. // ch’io segua il tenue verde / l’appena luce di mezzo / che fa il sentiero // il sottopresente» (p. 57)

Che cos’è il “sottopresente”? Il termine, parola-chiave per la comprensione del complesso e spesso oscuro e criptico percorso, lessicale e formale, di De Signoribus, individua la dimensione della poesia come aurora della Storia e strumento potenziale del suo attraversamento quotidiano.

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