
Vivo di ossessioni. La mia poesia si nutre di ossessioni.
Forse la mia principale, la più radicata e strutturale, la più tragica e profonda, lampante e bruciante, è quella tra natura e cultura, tra inconsapevolezza dell’esistere (il cuore è un muscolo automatico e inconsapevole) e consapevolezza dello scrivere (il cervello è un muscolo anch’esso, ma autodeterminato e conscio), tra pre-grammatica e grammatica. Dato ancora più marcato (marchiato a fuoco) se, come me, si lavora con le parole a più livelli – scrittura, traduzione, critica, insegnamento. Continua a leggere

