Archivi tag: Felice Muolo

BARBIE E LA BAMBOLA DI CARTAPESTA, di Stefania Nardini

QUATTRO STRACCI, UNA RUPIA E UNA BAMBOLA DI CARTAPESTA di Felice Muolo (ed. Fermenti)

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di Stefania Nardini

Non ci vuole solo sensibilità ma anche coraggio per scrivere un libro mettendosi nella pelle di un bambino. Di bambini si può scrivere raccontando delle storie, si può scrivere per loro, ma costruire come protagonista una bambina di nove anni, indiana, adottata da una coppia di italiani, è un’impresa che richiede talento.

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Felice Muolo,”Quattro stracci una rupia e una bambola di cartapesta”

di Francesco Sasso

Quattro stracci una rupia e una bambola di cartapesta (Fermenti editrice, 2009) è l’ultimo libro di Felice Muolo, scrittore di Monopoli (Bari).

In questo lungo racconto, Muolo ci propone con rigore una ricerca: scrivere una storia che sia adatta ai bambini che agli adulti. La forte concretezza del tema trattato (l’adozione di bambini non italiani) si unisce alla ricerca delle forme più semplici della fiaba. Questo intento è ben visibile nelle scelte tematiche e formali de Quattro stracci una rupia e una bambola di cartapesta. La voce narrante è quella della protagonista Pragasi, bambina indiana di sei anni adottata da genitori italiani:

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Il poeta

libri

di Felice Muolo

Stringeva la canna da pesca in pugno e fissava i raggi del sole danzare sulla superficie del mare. L’acqua era limpida e poteva scorgere piccoli pesci muoversi pigramente attorno all’amo sommerso. Qualcuno di tanto in tanto abboccava e lo tirava su ma non gli importava di prenderli. Anzi, spesso si dispiaceva per la loro sorte e li riconsegnava al mare. Da ore sedeva solitario al margine della scogliera, disinteressandosi totalmente del tempo che passava. Probabilmente, com’era già successo, all’ora di pranzo, sua madre avrebbe mandato suo fratello a cercarlo, per riportarlo a casa. Nessuno avrebbe mai immaginato che tutto il suo interesse consisteva nella speranza di poter vedere emergere dalle acque una sirena e diventarne l’amante. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.5: Turismo e spettacolo di morte. “Il ruolo dei gatti” di Felice Muolo

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P.)

di Giuseppe Panella

5. Turismo e spettacolo di morte. Felice Muolo, Il ruolo dei gatti, Roma, Azimut, 2008

Il ruolo dei gatti è un thriller e, prima di parlarne, sarà opportuno spendere qualche parola sul ruolo dei romanzi polizieschi (o, comunque, con un contenuto di carattere hard-boiled – per usare la celebre definizione che viene dalle pulp magazines degli Anni Trenta americani) nella recente narrativa italiana. Il successo avuto da scrittori come Andrea Camilleri o Gianrico Carofiglio o di Giancarlo De Cataldo non deve stupire (a prescindere dall’abile attività di marketing politico-culturale che lo ha determinato). Per dirla con una boutade (che potrebbe suonare beffarda ma forse neppure tanto), il romanzo poliziesco (chiamato qui in questo modo per pura comodità di definizione) ha preso il posto nel cuore dei lettori “forti” del romanzo di impegno (sia pure non sperimentale o marcatamente politico) degli anni Cinquanta o Sessanta. Al posto di romanzi che prendevano posizione, denunciavano, marcavano con decisione la differenza tra intellettuali engagés o disposti allo scontro con il Potere (l’esempio più significativo a questo riguardo è stato Leonardo Sciascia anche se la prospettiva poetica dell’ultimo Pasolini sembrava orientarsi di nuovo verso il romanzo – come l’incompiuta redazione di Petrolio testimonierebbe) vengono oggi prodotti manufatti narrativi che hanno la stessa ambizione ma con un taglio più decisamente di “genere”.

E’ questo ritorno del genere (mai eccessivamente frequentato negli anni precedenti del secondo Novecento e non soltanto per colpa dei divieti del Minculpop fascista) che accomuna tutti i più fortunati successi editoriali di fine secolo scorso.

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IL RUOLO DEI GATTI: la storia di un uomo disilluso. Lettura di Martina Calluso

 

 di Martina Calluso

 “Il ruolo dei gatti” (di Felice Muolo; Azimut; pp110; Euro 10,00) è un romanzo piacevole. E’ una storia bizzarra, che coinvolge al suo interno personaggi altrettanto stravaganti. Il protagonista, Franco Narracci, un uomo di quarant’anni, racconta la sua vita, scava all’interno delle sue disillusioni ideologiche, dei suoi amori perduti, delle sue amicizie e del suo lavoro di (quasi) direttore d’albergo.

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ROBERT REDFORD di Felice Muolo

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di  Felice Muolo   

       

     Assomigliava a Robert Redford, l’attore americano. Biondo, capelli scarmigliati, aria simpatica, accattivante. Quando gli diedi dieci copie del mio primo romanzo per venderli a scopo di beneficenza, non trovò nessuna scusa per tirarsi indietro, contrariamente a tanti a cui rivolgevo la richiesta. Avevo pubblicato il libro a mie spese e versavo il ricavato delle cessioni a una associazione umanitaria, senza trattenere neanche il costo di stampa. A quell’epoca, me lo potevo permettere, avevo ancora un lavoro e guadagnavo profumatamente. Robert non si comportò come altri che mi offrivano la collaborazione entusiasti per poi restituirmi invenduti i libri. Un mesetto dopo l’andai a trovare in banca, dove lavorava, e mi consegnò senza tante cerimonie la somma di denaro che aveva riscosso. Quando, qualche tempo dopo, seppi che aveva sottratto una decina di miliardi di vecchie lire alla sua banca, rimasi di stucco.    Continua a leggere

LA POESIA E LO SPIRITO. Racconto di Felice Muolo

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di Felice Muolo


     Da piccolo abitavo sulla muraglia. Non quella cinese. Mi riferisco al muro di cinta che nell’antichità circondava interamente il mio paese, la parte sopravvissuta a strapiombo sul mare. Ogni mattina, quando mi svegliavo, vedevo il sole che sorgeva dal mare ed entrava in casa, nei miei occhi. Sul mare c’erano quasi sempre le barche che i pescatori conducevano a braccia. Lo spettacolo era stupendo, lo contemplavo a lungo. Il ripetuto incontro con la natura certamente ha influito col mio carattere: mi ha reso solitario. Non ombroso, malinconico ma uno che sta bene con se stesso, ama il silenzio, rifugge le chiacchiere della gente. Continua a leggere