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Su “Correggere le diottrie” di Giusi Drago (di Viola Amarelli)

In “Correggere le diottrie” (Oèdipus 2019, vincitore del Premio Bologna in Lettere 2020, per le opere edite)  Giusi Drago indaga sulla triade perfezione-errore-senso di colpa,  con un clinamen dialettico che approfondisce il contesto di paura e incertezza che ne deriva. Non a caso il titolo del libro si riferisce alla pressoché impossibile visione del terzo occhio (è noto che esso non può ferirsi e non/ patisce miopia, non ha bisogno /di correggere le diottrie) laddove  nell’ “appendice terapeutica  DI VERTEBRE E PAROLE” l’allegorema corpo-testo -vita, esemplarmente coniugato, pone in rilievo la responsabilità di chi agisce (la schiena abbraccia le forme delle tue colpe /di scelte e posture errate, inutile scorrerle tutte).  

Si tratta di un agire scandito da imperativi quasi kantiani sin dal testo di apertura della prima parte (intitolata, appunto, “dell’agire”) , imperativi che però si scontrano con la rete di interdipendenze  che sostanzia lo svolgersi del mondo (che il mondo agisca in aderenza/al dato, invece tutto sporge avanza),  e che ogni volta sommerge lo sforzo di “Sentire, vedere”, “Nominare” cui pure l’autrice fa, o sembra fare, affidamento. Continua a leggere

Portami rispetto

di Errico Buonanno

A parte il governo nazionale, pochi potrebbero nutrire dei dubbi sul fatto che le grandi inchieste letterarie sul tema della malavita organizzata abbiano fatto un certo bene alla società civile. Quello che emerge lentamente è che ne ha persino guadagnato la fiction, che non soltanto ritorna sul tema, ma si è liberata in quattro e quattr’otto della zavorra più insipida, ritrita e rischiosa del romanzo di mafia: l’afflato romantico. Prendiamo un esordio ben riuscito, un romanzo noir della Rizzoli: “Portami rispetto”. Un titolo senza alcuna epica. Continua a leggere